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La nuova onda del Giappone

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Dalla terra dei Samurai, che grazie al suo senso dell’organizzazione ed al suo coraggio sta gradatamente uscendo dall’emergenza Covid-19, giungono sensazionali notizie in campo calcistico. Con Minamino e Kubo, Doan e Abe, il Giappone sta esportando talento come non succedeva dai tempi di Nakata, Nakamura e Kagawa. A questi punti pare lecito chiedersi: “Riuscirà, entro Qatar 2022, a essere finalmente competitivo?”.

Se dobbiamo cercare un momento simbolico, potrebbe essere il 2 ottobre 2019, al 56° minuto di un incontro di Champions League ad Anfield, quando Takumi Minamino (95) segna con un superbo tiro al volo la rete che rimette in gara il Salisburgo. È tutta la partita che questo semisconosciuto 24enne giapponese fa letteralmente impazzire la retroguardia rossa, inserendosi negli spazi in rapidità. Pochi minuti dopo, agendo proprio così servirà ad Haaland l’assist del 3-3. Un paio di mesi ancora, e il Liverpool comunicherà il suo acquisto. Minamino è il primo giapponese dei Reds ma non è certo il primo in Europa.

Qualunque Millennial è cresciuto, calcisticamente, guardando Hidetoshi Nakata da Perugia a Firenze: il suo estro, i capelli a spazzola colorati, lo storico gol alla Juventus che ipoteca lo scudetto per la Roma. Oppure guardando Shunsuke Nakamura, il maestro delle punizioni che brilla alla Reggina e poi incanta (a tratti) la Scozia e l’Europa con la maglia del Celtic. Per gli esterofili, c’erano anche Junichi Inamoto del Fulham e Shinji Ono del Feyenoord, vincitore di una Coppa Uefa in Olanda. Sono i giocatori della generazione d’oro del Giappone, quella dei primi anni Duemila e della Nazionale che ospitò i Mondiali asiatici, fermandosi però in maniera piuttosto deludente agli ottavi di finale.

Da allora, il calcio giapponese ha cercato sempre più di proiettarsi verso l’Europa, per completare quel percorso che, da paese d’importazione di calciatori, lo ha trasformato in un produttore, con ambizioni da esportatore. Qualche anno fa, Shinji Kagawa (89) sembrava poter essere il nuovo profeta del calcio locale: emerso al Borussia Dortmund – anche lui, come oggi Minamino, sotto la guida di Jürgen Klopp – è poi passato al Manchester United, ma in due stagioni non è riuscito a replicare le prestazioni tedesche, e oggi gioca in Segunda División a Zaragoza.

Kagawa, tuttavia, ha fatto da apripista a un nuovo corso del calcio giapponese, caratterizzato da un gran numero di giocatori impegnati nei campionati europei, alcuni anche in club di prestigio: Nagatomo all’Inter, Honda al Milan, Okazaki (96) al Leicester nel magico anno dello scudetto. Hiroki Abe (1999), è due anni più grande di Kubo. È arrivato a Barcellona nell’estate 2019 dai Kashima Antlers, e finora ha giocato soltanto nella squadra B, come ala sinistra. Nello stesso anno ha disputato tre partite con la Nazionale (via Fc Barcelona).

Minamino, però, è altro. Non solo perché adesso gioca nei campioni d’Europa in carica, ma perché è l’avanguardia di una terza ondata nipponica di calciatori che vengono scovati e portati in Europa molto giovani, finendo presto sul taccuino dei principali talent scout del continente. Non più esotiche scommesse utili a ottenere sponsor nell’Estremo Oriente, ma vere promesse. Che ovviamente sperano di sfatare il mito del calciatore giapponese di qualità ma senza un rendimento continuo. Uno dei più interessanti è Ritsu Doan (98), il centrocampista mancino che, nelle sue due stagioni al Groningen, ha fatto scomodare paragoni con Arjen Robben, e oggi gioca al Psv Eindhoven. Doan è approdato in Olanda a soli 19 anni dal Gamba Osaka, il vivaio che ha prodotto Takashi Usami (92, passato anche dalle giovanili del Bayern Monaco) e Inamoto (79), e in molti pensano che potrebbe diventare in breve uno dei nomi più ricercati in Europa.

La scorsa estate, prima che si trasferisse a Eindhoven, era stato accostato alla Juventus, ma in Italia è arrivato invece il coetaneo Takehiro Tomiyasu (98), difensore che sta facendo bene al Bologna, che lo ha rilevato dai belgi del Sint-Truiden, dov’era approdato appena ventenne. Se ci spostiamo in Spagna, scopriamo che il 21enne Hiroki Abe (99) è una delle promesse del Barcellona, e attualmente milita nella seconda squadra, mentre un connazionale ancora più giovane, Takefusa Kubo – classe 2001: più giovane di Erling Haaland, per capirci – è ormai una realtà al Mallorca, dove in gioca in prestito dal Real Madrid. Kubo ha già disputato 24 partite in Liga, segnando tre reti e servendo altrettanti assist. Non era mai successo che tre dei club più noti e vincenti al mondo avessero sotto contratto dei giocatori nipponici.

Il Giappone in pratica deve anche cercare di ricucire le distanze con la vera potenza del calcio asiatico, quella Corea del Sud i cui talenti hanno sempre brillato di più di quelli di Tokyo e dintorni: se oggi Son Heung-min del Tottenham è indiscutibilmente il miglior calciatore asiatico in circolazione, ieri si poteva dire lo stesso di Park Ji-sung del Manchester United. È una cosa che ci riesce difficile credere, per noi che stiamo scoprendo la Corea solo ora con i film di Bong Joon-ho e le canzoni dei BTS, che siamo venuti su guardando Holly & Benji e che la Corea del Sud, calcisticamente, la associamo al volto impassibile di Byron Moreno.

Il primo gol di Takefusa Kubo (2001) con la maglia del Maiorca è di novembre, contro il Villarreal, in una grande prestazione: prima si conquista un rigore, calciato poi da Lago Júnior, successivamente, nel secondo tempo, e infine segna con un grande sinistro da fuori area. Ma la storia è chiara: il Giappone esordisce ai Mondiali nel 1998 e non è mai andato oltre gli ottavi, mentre la Corea ha disputato il torneo per la prima volta nel 1954 e il suo miglior piazzamento è il quarto posto del 2002. Yasuhiko Okudera (52), primo giapponese in Europa, vinse un campionato e una Coppa di Germania a fine anni Settanta con il Colonia, ma il suo corrispettivo coreano Cha Bum-kun ha conquistato due Coppe Uefa, con l’Eintracht Francoforte e con il Bayer Leverkusen. Addirittura, se torniamo al match con cui è cominciato questo articolo, dobbiamo segnalare che il gol che risveglia il Salisburgo ad Anfield lo segna un coreano, Hwang Hee-chan.

Minamino, Doan, Abe e Kubo: le quattro punte di diamante del Giappone del prossimo futuro. Ma non ci sono solo loro. In Olanda stanno facendo parlare anche due difensori, il 23enne centrale del PEC Zwolle Yuta Nakayama e il terzino dell’AZ Alkmaar Yukinari Sugakawa (2000). La partenza di Minamino ha lasciato maggiore spazio a Salisburgo a Masaya Okugawa (23 anni, con già 8 reti e 6 assist in stagione), mentre a Francoforte si sta mettendo in mostra il regista Daichi Kamada, attualmente capocannoniere dell’Europa League con 6 gol; Ko Itakura, di ruolo difensore, sta disputando un’ottima stagione al Groningen, ma il suo cartellino è di proprietà del Manchester City.

E, alle loro spalle, crescono dei giovani ancora impegnati in patria ma da tempo sotto l’occhio dei club europei: Shunta Nakamura, Rei Hirakawa, Jun Nishikawa, tutti e tre under 20. Su di loro pesano le ambizioni di un Paese che sogna di entrare tra i grandi del calcio fin dagli anni Trenta (il Giappone avrebbe dovuto prendere parte già ai Mondiali del 1938, ma rinunciò a causa della guerra con la Cina), e che oggi, dopo il secondo posto all’ultima Coppa d’Asia, guarda a Qatar 2022 con occhi mai così speranzosi.

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