Ipotesi balli all’aperto e senza abbracci, il popolo della notte savonese torna a sperare: “Primo passo importante” - IVG.it
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Ipotesi balli all’aperto e senza abbracci, il popolo della notte savonese torna a sperare: “Primo passo importante”

L’accordo raggiunto durante la Conferenza Stato-Regioni. Ora si attende il nuovo DPCM per scendere in pista il 15 giugno

Rocce di Pinamare

Provincia. Una luce di speranza in fondo ad un tunnel che per troppo tempo è stato buio. Così, gli operatori savonesi del mondo della musica, dei locali, delle discoteche e delle sale da ballo, accolgono la notizia che rilancia l’ipotesi di un “cauto” ritorno in pista.

La news arriva dalla recente Conferenza Stato-Regioni, che proprio nella giornata di ieri – martedì 9 giugno – ha approvato le (nuove) linee guida per i locali notturni: obbligo di indossare la mascherina quando non è possibile mantenere le distanze, vietato consumare i drink al bancone e… niente balli di coppia.

L’idea strappa più di un sorriso a chi è abituato a fare dell’aggregazione la ragione della propria esistenza. Ma si sa, dura lex, sed lex. Eppure, come conferma anche il presidente regionale e membro della giunta nazionale del Silb, il sindacato dei locali da ballo, Fabrizio Fasciolo, il bicchiere del popolo della notte è comunque mezzo pieno: “Attualmente non c’è niente di preciso e sicuro – spiega -, ma si tratta comunque di un importante passo in avanti rispetto ad un recente passato in cui non venivamo minimamente considerati”.

Uno spiraglio, quindi, ma ancora tutto da scoprire (e da chiarire): “Dobbiamo aspettare che l’accordo venga convertito in un Decreto del Presidente del Consiglio, posto che molti punti vanno chiariti – commenta Fasciolo -. Inoltre, dovranno essere trovate delle soluzioni anche per i locali al chiuso. Perché, per esempio, dobbiamo proibire di ballare alle coppie, come quelle composte da marito e moglie?”

Contraddizioni e difficoltà applicative. Le nuove disposizioni stanno inevitabilmente strette al popolo della notte, ma nonostante ciò è l’ottimismo a scalare le classifiche dei sentimenti degli operatori savonesi della musica. La vede così anche Angelo Pisella, patron della Suerte e delle Rocce di Pinamare: “L’accordo emerso dalla Conferenza Stato-Regioni è un primo importante passo verso la riapertura del mondo della notte – commenta -. Sono certo che cautamente faremo ripartire tutto. Inizieremo con un regime basso, effettuando le liste di ingresso e controllando i flussi. Navighiamo a vista e speriamo di superare al più presto tutte le paure e questo difficile momento”.

Le perplessità non mancano, ma anche Niccolò Fiori, titolare de “Le Vele”, guarda al futuro con ottimismo: “Noi ci abbiamo sempre creduto e abbiamo continuato con i lavori di manutenzione per ripristinare il locale – racconta -. Certo, ballare senza potersi abbracciare sarebbe molto difficile, direi quasi impraticabile, ma sicuramente questo accordo apre uno spiraglio di luce in fondo ad un tunnel buio. L’unica soluzione pratica resta quella di misurare la temperatura all’ingresso e di fare indossare la mascherina ai nostri clienti. Nel nostro caso, inoltre, il pubblico è molto giovane e quindi meno soggetto al Coronavirus”.

“Un grazie va al presidente del Sib Fabrizio Fasciolo, che in questo periodo ha fatto un gran lavoro per far sentire la nostra voce – conclude Fiori -. Noi comunque riapriremo il locale solo se non ci sarà la regola del distanziamento”.

Anche l’Essaouira si prepara ad accogliere le nuove linee guida, ma nel frattempo il locale ha già avviato un cambio di rotta per adeguarsi alla nuova realtà: “Siamo davvero contenti di questa apertura e speriamo di tornare al più presto alla normalità – raccontano i titolari -. Il nostro locale, in seguito al lockdown, ha cambiato format. Abbiamo puntato sulla ristorazione e sulla spiaggia, con cene musicali e cocktail bar. Se le disposizioni normative lo consentiranno, si potrà ballare. Noi, comunque, punturemo più sulla qualità rispetto alla quantità” concludono.

A quanto pare il flash-mob del 26 maggio scorso a Savona, durante il quale gli operatori savonesi della musica erano scesi in piazza per far sentire la loro voce, è stato di buon auspicio. Le nuove linee guida emerse dalla Conferenza Stato-Regioni sono musica non solo per gli operatori del settore, ma anche per l’occupazione e il turismo savonese.

Fasciolo Manifestazione Roma

Di seguito la nota diramata a margine della manifestazione.

La tempesta c’è stata. E pare anche parzialmente passata.
La pioggia invece continua a cadere su una categoria: quella che per mestiere, la gente la fa divertire.
E la fa divertire in sicurezza.

Dopo 106 giorni di chiusura (e di silenzio) ininterrotta, gli imprenditori dell’intrattenimento riprendono la parola.
Perché di imprese, come tutte le altre, si tratta.
Si tratta di Pil, di gettito fiscale (800.000 euro), di affitti, di lavoratori (50.000), di famiglie, di persone.
Che potrebbero riprendere a lavorare con responsabilità, che hanno bisogno di aiuti economici (ma non arrivano).
Qui, con la corona dei reietti (senza forse più virus, come dice Zangrillo), siamo rimasti solo noi!

Mentre la società prende le distanze dalla paura con il metro di una maggiore responsabilità, mentre le strade si popolano e i sorrisi riprendono a sbocciare, seppur coperti da una mascherina, mentre le luci si accendono e dissolvono la nebbia della pandemia rivelando uno scenario di ben più modeste proporzioni ormai conclamato a livello europeo, nelle discoteche e nei locali notturni, nelle sale da ballo rimane il buio.

Non possiamo accettarlo.

Noi non siamo la “movida”. Parola usata per esprimere il lato deteriore di un “movimento” finalizzato a divertirsi pare, chissà perché, con una velata inclinazione alla scelleratezza.
Noi siamo IMPRENDITORI.
“Imprenditori che hanno stilato protocolli seri, rispettosi delle ordinanze, del vivere civile, della salute pubblica, al fine di riprendere le loro attività -dice Maurizio Pasca, presidente di Silb, l’associazione che raggruppa i locali di intrattenimento- Imprenditori che onorano regole di capienza dagli anni Settanta, che hanno locali strutturati al fine di garantire distanze di un metro, imprenditori che hanno proposto protocolli di sanificazione, tracciamento, sicurezza.
Imprenditori che hanno creato protocolli per la sicurezza di pubblico e lavoratori! E che hanno bisogno di aiuti economici perché sono stati i più colpiti.
Chiediamo una data di riapertura in condizioni economicamente sostenibili”.

Se è possibile ballare “sotto la pioggia” a un ristorante, al tavolo di un bar, su una metropolitana, in un mercato pubblico, per le strade di una Bergamo alta invasa di persone, in tutte le piazze e le vie d’Italia che in questi giorni hanno ripreso il vigore dei volti uno a fianco all’altro, non vediamo perché sia vietato “ballare” nel luogo deputato al ballo.
Quello dove la vita, nonostante il discredito gettato dal luogo comune, è sempre stata bella.

Perché alla musica non servono parole.
Alla politica invece si. Per questo adesso la tiriamo in ballo.
Preferiamo usare “balla” come esortazione verbale anziché come sostantivo che si riferisce ad un’emergenza ormai derubricata a pseudo normalità da titoli come “12 regioni senza morti” oppure “epidemia finita il lockdown non serviva”. Sono titoli di giornali.

Senza nulla togliere al senso di responsabilità che da sempre distingue noi di Silb, con i 4 miliardi di fatturato che rappresentiamo, vorremmo fare il rumore che serve per orientare l’udito all’ascolto di un fiume inarrestabile: quello della vita che riprende il suo ritmo, con le dovute precauzioni.
Precauzioni che i nostri locali sono perfettamente in grado di far osservare, molto più dell’anarchia di una spianata fronte mare o di una festa improvvisata in spiaggia o in casa.
A proposito, riaprono gli stabilimenti balneari. I teatri. I cinema. I musei.
Perché non i locali da ballo?

Forse da troppo tempo imperversa una consonante di troppo.
Ballo non è Sballo.
Ballo è vita, gioia, positività, energia, bellezza, socialità, amore.

Vi trattiamo con i guanti (in nitrile) ma vi tiriamo in ballo (a distanza di un metro).
Perché la stasi in natura non esiste. Nessun atomo sta mai fermo.
O si va avanti o si torna indietro.
E noi vogliamo andare avanti.

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