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Finale Ligure, Gualberti: “Al sindaco non interessa la cultura. Dimenticati lo stemma sabaudo e l’opera Aria Marina”

"Più di un anno fa avevo chiesto di trovare un luogo adatto"

Finale Ligure. “Dopo un lungo lockdown nel quale il sindaco si è notato soprattutto per la sua assenza, finalmente ritorna agli onori della cronaca, come sempre sgusciando dagli argomenti, per sconfinare nella retorica. Intanto sulla questione ‘stemma sabaudo’, se solo gli interessasse qualcosa, dovrebbe ricordare come sul punto fossi già intervenuto l’11 marzo 2019, cioè 15 mesi fa! Da allora lo stesso stemma è sempre nello stesso luogo e la sua insofferenza verso la cultura sempre allo stesso livello”.

Ad affermarlo è Massimo Gualberti, che si rivolge al sindaco di Finale Ligure Ugo Frascherelli: “La memoria è tanto più corta se inspiegabilmente il sindaco dimentica come siano trascorsi ormai 6 anni, cioè circa 2200 giorni, dalla sua elezione e che la tiritera #LaColpaNonèMia sia ormai piuttosto usurata”.

“Assume contorni grotteschi il buffo riferimento alla sparizione della fontana di Pia e se non fosse per i pantaloni corti che entrambi indossavamo all’epoca, potrei offendermi di fronte all’incauto accostamento, anche se forse la gratitudine postuma verso il precedente responsabile delle maestranze comunali appare ancor più ridicola, visto il ruolo di capro espiatorio che l’amministrazione ingiustamente gli attribuì nella nota vicenda dei residui di frantoio riversati nel torrente Pora” riprende Gualberti.

“Tuttavia l’occasione è propizia non solo per rinnovare l’invito ad individuare un sito più consono per un importante pezzo della nostra storia, ma anche per trovarne uno alla cosiddetta ‘Aria Marina’, opera scultorea restaurata ben prima dell’affronto rivoltogli” propone Gualberti.

“Di tutta la scomposta reazione, ciò che assume però maggiore gravità è il tono minaccioso con il quale vengono sostanzialmente redarguiti i responsabili del magazzino, perché avrebbero permesso fosse scattata una foto all’interno del medesimo”.

Conclude Gualberti: “Se il sindaco pensa che la polvere vada nascosta sotto il tappeto, è giunta l’ora si rassegni: non è più il tempo del podestà e in democrazia vige la trasparenza, sempre e in ogni caso”.

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