Oggi ore 18

Camera di Commercio, parte la corsa al nuovo presidente. E se fosse una donna savonese?

Gli scenari dopo le dimissioni di Pasquale con l’imperiese Lupi vicario reggente. Le ragioni di Savona e la necessità di innovare. Tempi incerti per i nuovi vertici

Luciano Pasquale

Le dimissioni di Luciano Pasquale da presidente della Camera di Commercio Riviere di Liguria, che comprende le province di Savona, Imperia e La Spezia, impongono qualche interrogativo sul futuro dell’ente. Cioè, per dirla senza tanti giri di parole, su chi sarà il prossimo presidente e se potrà essere ancora un savonese (almeno di adozione, com’è Pasquale da tempo immemorabile).

Attualmente alla guida dell’ente camerale, come reggente, c’è il vice presidente vicario, l’imperiese Enrico Lupi, ma ora si aprono due scenari: finire i 10 mesi che mancano al termine del mandato con Lupi o procedere in tempi più rapidi al rinnovo del vertice.

I giochi veri si faranno quindi con la nomina del nuovo presidente, prima o dopo che sia.

Quando si parla di un ente che, pur non avendo le risorse economiche di un tempo, incide sulla realtà economica dei territori, bisogna fare attenzione a non essere troppo provinciali e augurarsi che la persona prescelta abbia, al di là della provenienza, caratteristiche e capacità indiscusse.

Però… Un però c’è. Vediamo intanto la suddivisione delle imprese fra le tre province. La fonte è l’Ufficio studi della Camera di Commercio Riviere di Liguria su dati Infocamere.

Le imprese (si prendono in considerazione solo quelle attive) in tutto sono 83660, così suddivise: Savona 33697, Imperia 27078, La Spezia 22885. Quindi esiste già nei numeri una prevalenza della provincia di Savona, che certamente potrebbe esprimere candidati all’altezza e che sappiano affrontare anche e soprattutto il tema dell’innovazione tecnologica già impostata dalla gestione Pasquale. Un altro passaggio importante sarà la nomina del nuovo segretario generale, che dovrà comunque entrare in servizio il 1* agosto.

La crisi innescata dal Covid si fa sentire in Liguria come e più che altrove, visto che circa il 15 per cento delle imprese savonesi, anche se non ci sono ancora dati certi, non ha riaperto per la Fase 2. Da rilevare poi che mettere insieme le esigenze di tre territori così diversi come quelli di Savona, Imperia e La Spezia non è cosa facile: soprattutto la zona di La Spezia appare avulsa rispetto alle altre due.

Per concludere, ci sembra legittimino auspicare che lo splendido palazzo Lamba Doria non resti un monumento fine a se stesso e che il nuovo presidente possa ancora essere un savonese.

Anzi, una savonese perché sarebbe davvero un bel segnale se fosse donna.

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