Le conseguenze

Ceriale Calcio, l’impatto del Covid e del lockdown sui più piccini: quattro chiacchiere con Maurizio Biggi

L'istruttore da anni si occupa dei calciatori più giovani della scuola biancoblù

Maurizio Biggi,

Ceriale. Tra le figure più importanti del Ceriale Calcio c’è Maurizio Biggi, da anni si occupa dei bimbi più piccini della Scuola Calcio biancoblù, ma è anche uno stimato insegnante, un professionista che fa del rapporto con i giovani il suo pane quotidiano.

Non è da tutti vantare nel proprio organico una figura professionale così stimata da genitori e ragazzi, estremamente preparata nell’approccio ai più piccini, coloro che si avvicinano al calcio e allo sport per la prima volta e che vivono questo ambiente con tutto il divertimento ed innocenza possibile.

Per questo motivo l’ufficio stampa del Ceriale ha fatto quattro chiacchiere con Maurizio a proposito del Covid e del lockdown analizzando quali strascichi questo assurdo periodo storico può avere sui più giovani.

Pensi che il Covid-19 ed il lungo periodo di distanziamento sociale avranno dei risvolti psicologici sui più piccini?
“I bambini hanno perso importanti punti di riferimento sociale, quali la scuola, gli amici, i nonni, gli allenatori. Le persone con cui possono relazionarsi sono quasi esclusivamente i genitori, che sono a loro volta gravati da nuove sfide, paure e incertezze non solo sanitarie ma anche socio-economiche e relazionali. Io penso che ora sia molto importante riallacciare almeno i legami familiari e delle amicizie, visto che andiamo verso l’estate, poi sarà decisivo quando ci sarà la ripresa della scuola e dell’attività sportiva, per superare l’abitudine al distanziamento sociale, così distante dalla ‘mentalità’ del bambino”.

Come pensi che i genitori possano aiutare i propri figli?
“I genitori devono spiegare cosa succede ai figli, proteggendoli al tempo stesso da eccessivi allarmismi, e dare un senso nuovo alla loro quotidianità. È importante fornire informazioni chiare, adeguate all’età e al livello di sviluppo di ciascun figlio. Più i genitori sono chiari più il bambino si abitua ad un rapporto basato su un confronto utile a una sana crescita”.

Credi che ci sia la necessità di offrire un aiuto psicologico? Mettere a disposizione delle famiglie un professionista del settore in grado di supportare e capire l’insorgere di eventuali problematiche psicologiche?
“Sicuramente potrebbe essere una buona idea ed un valido aiuto per le famiglie che dovessero avere delle difficoltà di qualsiasi genere, non solo in conseguenza al Covid. Sarebbe una figura che potrebbe trovare una sua giusta collocazione all’interno della società; tra l’altro è già presente un professionista in questo campo tra i genitori dei nostri ragazzi, al quale mi sono già rivolto alcune volte, e che mi aveva, a suo tempo, dato la disponibilità per una collaborazione”.

Un auspicabile ritorno alla normalità e, nello specifico al calcio, potrà aiutare i più piccini nella socializzazione?
“Il calcio è socializzazione, soprattutto per i più piccoli: a volte mi è capitato di avere dei bambini con caratteri chiusi o semplicemente molto timidi e il calcio, come tutti i giochi di squadra, aiuta molto ad imparare la collaborazione e anche a non sentirsi soli, quindi a sviluppare in modo corretto la personalità e il carattere“.

Ormai è indubbia la tua grande esperienza e capacità con i più piccoli che muovono i primi passi nel mondo dello sport. Che approccio utilizzi dal momento che non si può assolutamente parlare di calcio vero e proprio?
“L’approccio che uso è sicuramente quello ludico, e non potrebbe essere altrimenti: se il bambino di 5 anni viene al campo e non si diverte se ne va, non gli interessa quello che gli puoi raccontare o far vedere. L’approccio è quello del ‘fare’, magari per imitazione, con l’istruttore che ti incuriosisce facendoti vedere qualche modo di controllare la palla o di portarla, poi dovrà essere il bambino a trovare la soluzione giusta per l’esercizio che sta facendo. Non pensiamo che un bambino a 5 o 6 anni non sia in grado di capire quello che gli conviene fare, non si comportano forse così quando vogliono ottenere qualcosa?”.

A questa età pensi sia più importante la parte motoria o la parte emozionale ed educativa dello sport quale l’insegnamento dei valori?
“Siccome mente e corpo non sono due sfere a sé stanti ma insieme compongono quella macchina perfetta che è l’essere umano, non si può parlare di quale parte sia più importante, io penso che bisogna solo dare il giusto risalto ad ambedue mettendo quindi sotto forma di gioco dei percorsi, dei giochi, delle staffette con regole precise e gratificazione finale per tutti”.

Tu sei anche uno stimato insegnante di scuole superiori, credi che a settembre i nostri ragazzi potranno ritornare sui banchi?
“Io penso di si, sarà da vedere come, ma penso che si troverà un modo per non perdere la socializzazione, lo stare insieme. È poi il confronto ciò che a volte ti da quello stimolo per migliorarti, anche in campo scolastico, per emulazione o semplicemente per far vedere agli altri, compagni o insegnanti, qual è il tuo valore”.

Cosa pensi del protocollo della Figc con le linee guida da seguire per il settore giovanile? Lo reputi attuabile?
“Ovviamente il protocollo che è appena uscito è molto restrittivo, potrebbe andare bene per il calcio a 5. A parte gli scherzi, io spero che andando avanti la situazione migliori e si torni verso una ‘quasi’ normalità, cioè mantenere certe regole e comportamenti per evitare un’eccessiva promiscuità, ma riprendere le sedute di allenamento con il gruppo completo, importante per la crescita di tutti, soprattutto per i bimbi della fascia 5-8 anni che seguo principalmente”.

Vuoi aggiungere altro?
“Per concludere mi auguro che si possa tornare il più presto possibile ad un certo livello di socializzazione, sia nello sport che nella nostra vita di tutti i giorni perché l’uomo è un ‘essere sociale‘, non fatto per vivere isolato. Un saluto particolare va ai tesserati del Ceriale e alle loro famiglie: speriamo di rivederci presto!”

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