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Valle Arroscia savonese, Ciangherotti: “Quanta arte, storia, gusto”

Prima tappa dell'assessore provinciale in un viaggio dedicato al turismo di prossimità

Albenga. “Da questa settimana, e per le prossime, ho deciso di visitare e aiutare a valorizzare il nostro entroterra provinciale. Il mio viaggio a puntate tra le bellezze del nostro territorio avrà un hashtag che segna il trionfo ossimorico del nostro ponente ligure: #savonaboscodimare”. Lo dichiara Eraldo Ciangherotti, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale e assessore provinciale.

“Comincio, per comodità – racconta Ciangherotti -, dalla Valle Arroscia savonese, un piccolo tratto di territorio ricco di gusto, arte, storia. Tralascio Bastia d’Albenga, con le sue prestigiose cantine, perché rientra nel Comune di Albenga e arrivo direttamente ad Ortovero, la cittadina dove è nato il Pigato. Fu nel 1830, infatti, che l’arciprete Francesco Gagliolo impiantò ad Ortovero il primo vitigno assimilabile al Pigato (ancora non si chiamava così), e sempre ad Ortovero, alla metà degli Anni ’50, il vignaiolo Rodolfo Gaggino mise in vendita la prima bottiglia di Pigato. Oggi ad Ortovero c’è la cantina dei Viticoltori Ingauni, cooperativa che raccoglie oltre 200 viticoltori, che produce vini di altissima qualità, come di altissima qualità sono i vini di Durin, sempre a Ortovero”.

“A Pogli, poi, frazione di Ortovero, mi sono commosso nel leggere la storia del Venerabile Frate Ave Maria, un percorso di fede – prosegue -. E la fede, antica, in questa vallata è palpabile alzando lo sguardo verso Castellermo, montagna sacra già ai primi abitanti della Piana, con la piccola chiesetta dedicata a San Calocero, il martire ucciso dai romani alla Foce del Centa, ad Albenga. Torno ad Albenga salendo da Onzo, Vendone e Arnasco, e mi imbatto nella belle chiesa di San Martino a Onzo, negli ottimi formaggi e all’olio di Massimo Revello a Vendone, nello spettacolare Parco delle Sculture che custodisce le splendide opere d’arte realizzate dallo scultore tedesco Rainer Kriester in pietra del Finale”.

“Arrivo ad Arnasco, sulla piazzetta si affaccia il punto vendita della Cooperativa Olivicola, uno scrigno di bontà. Olio di taggiasca e di arnasca, vini favolosi (consiglio la granaccia dell’Azienda Agricola Gallizia che risale, l’azienda, non il vino, al 1200), marmellate e verdure in vetro. Riparto non senza aver visitato il museo dell’olivo e della civiltà contadina, raccolto, ma completo e con tante curiosità. Torno ad Albenga sicuramente arricchito – conclude – dall’aver scoperto tanta bellezza che, pur abitando a pochi chilometri, non avevo mai visto. La settimana prossima un’altra tappa”.

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