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Scontro aperto tra i sindaci e Toti, l’affondo di Arboscello: “Scenda dal piedistallo e venga tra la gente”

Il sindaco di Bergeggi non le manda a dire, parole dure nei confronti del governatore ligure

Liguria. Una lettera aperta dai toni duri quella inviata dal sindaco di Bergeggi Roberto Arboscello al governatore Giovanni Toti.

Nel mirino del primo cittadino quello che ormai è uno scontro aperto tra i sindaci e la Regione Liguria, in particolare dopo le parole del presidente Toti indirizzate agli amministratori locali e alla presenza sul territorio a far rispettare le regole di sicurezza sanitaria.

Ecco la lettera:

Caro Presidente Toti,
a seguito delle sue dichiarazioni di ieri, seppur rispettoso dei ruoli da uomo delle istituzioni quale sono, non posso che risponderle anche e soprattutto per difendere la dignità di tanti sindaci e amministratori di piccoli comuni. Sono allibito nel leggere il passaggio in cui dice: “un sindaco deve stare in mezzo ai suoi cittadini, aiutarli e ascoltarli. E allora lo facciano tutti, controllando e spiegando le regole, in particolare nei weekend, anche se questo dovesse significare togliere tempo alla propria vita personale”.
Questa dichiarazione mi lascia esterrefatto e amareggiato.

Io non so dove lei viva, anzi lo so, nella bellissima sede di Piazza De Ferrari.
Vede presidente, noi sindaci soprattutto di piccoli comuni abbiamo uffici modesti, noi viviamo per strada, nelle case delle persone, negli esercizi commerciali, nelle sedi delle associazioni di volontariato, sulle spiagge e nei centri anziani.
Venga a Bergeggi o vada nei vari territori e chieda dove sta solitamente il sindaco. Le risponderanno che sta sotto l’acqua con la giacca della protezione civile quando ci sono le alluvioni, passa le notti insonni per la paura in caso di allerta rossa, sta ad aiutare a mettere in salvo le attrezzature degli stabilimenti balneari quando c’è l’alluvione, va a distribuire le mascherine alla popolazione al tempo del Covid, porta le medicine agli anziani che non possono uscire, va alle scuole a parlare di educazione civica e resistenza e tanto altro ancora.

Non percepiamo come lei caro presidente certi tipi di indennità, non disponiamo di auto blu, non partecipiamo a gala prestigiosi ne a continue inaugurazioni sfarzose o a conferenze stampa con decine di giornalisti. I sindaci come noi fanno attività di volontariato, percepiscono una misera indennità di carica di poche centinaia di euro, si muovono con mezzi propri, spesso mettendo mano al proprio portafoglio per trasferte o spese legate al proprio ruolo ma come lei ben sa o dovrebbe sapere hanno in capo responsabilità enormi, civili e penali. Un sindaco lavora di giorno, di notte, di sabato e domenica, a Natale, Pasqua e Ferragosto. Perché ogni qualvolta esce di casa incontra un cittadino che gli chiede qualcosa, che ha bisogno di aiuto o che desidera semplicemente parlare perché lo vede come un riferimento. E se non esce c’è sempre la telefonata, il messaggio, il WhatsApp o i social. Perché noi sindaci non abbiamo il suo staff, l’ufficio stampa, la segretaria, l’assistente. Facciamo tutto noi, da soli, lavorando giorno e notte.

Ah dimenticavo: molti di noi, come il sottoscritto devono lavorare oltre che fare il sindaco, per scelta o perché l’indennità di carica non garantirebbe a noi e alle nostre famiglie neanche il tenore di vita da lavoratore dipendente. Ed eccoci allora a cenare velocemente appena terminato il lavoro per correre a fare riunioni di maggioranza in notturna oppure lunghi consigli comunali il sabato, quando non si lavora.

A proposito presidente: la pregherei a nome di tutti i miei colleghi di non emettere più le sue ordinanze la domenica alle ore 18, con i nostri modesti uffici comunali chiusi e noi sindaci a studiare tutta la notte le carte per poter dare risposte concrete già dalle prime luci dell’alba ai nostri cittadini, alle imprese, alle attività economiche. Quanta considerazione dei sindaci o quanta conoscenza delle condizioni in cui lavoriamo.

Il passaggio sulla necessità di togliere tempo alla vita personale da parte dei sindaci lo lascio da parte perché lo ritengo offensiva. Parlo solo a titolo personale. Lo chieda a mia moglie o ai miei 3 figli o alle famiglie degli altri sindaci il tempo che togliamo a loro, agli affetti dei nostri cari. Le risponderanno a dovere.

Non ci piangiamo addosso signor presidente. Non ce l’ha ordinato il medico di fare il sindaco con tutto ciò che ne consegue. E’ una nostra scelta di cui andiamo molto fieri così come siamo fieri di rappresentare e metterci al servizio delle nostre comunità. Ma per cortesia non insegni Lei a noi come si fa il sindaco, come si sta tra la gente.

Noi ci viviamo tra la nostra gente, siamo abituati ad ascoltarla e ad aiutarla. Cosa che dovrebbe fare anche lei con i liguri. Venga con noi alla prossima alluvione, mareggiata o incendio, ne saremo lieti. Tralasciando per una volta le affollate conferenze stampa e venendo tra le persone. Solo allora potrà capire davvero cosa vuol dire fare il sindaco.

Ora chiudo perché devo tornare a occuparmi delle questioni dei miei cittadini che peraltro hanno bisogno di risposte concrete non di sterili polemiche.
Lavoriamo tutti insieme presidente, da buoni amministratori, per il bene dei liguri.

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