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Savona: Caprioglio, una donna sola al comando di una squadra che non esiste più

Malumori in Comune, il dialogo in giunta per condividere le decisioni sarebbe ormai ai minimi termini

Savona.Li incontri dove la gente viaggia e va a telefonare“, cantavano i Pooh in “Uomini soli”. A Savona, invece, li incontri in municipio: precisamente in sala giunta, dove assessori e sindaco decidono ogni giorno le sorti della città. Da qualche tempo, infatti, le frizioni nella giunta (che ci sono sempre state, fin dal 2016) sembrano essere cresciute ulteriormente. Tanto da aver portato ormai a un vero e proprio “ognuno per sé”. Spesso per definire una giunta si usa il termine “squadra”: di quel concetto, a Savona, sembra non essere rimasto più nulla.

IL PECCATO ORIGINALE. La scarsa solidità del team risale ancora alla campagna elettorale. Il centrodestra ha corso unito perchè ingolosito dalla rara opportunità di avere chance in una città storicamente tanto ostile, ma la sensazione è che nessuno si aspettasse davvero di vincere: la prova fu, nei giorni immediatamente successivi, la difficoltà nel comporre una squadra di governo che, evidentemente, non era stata ragionata in anticipo. Il risiko durò più settimane, con assessori già designati lasciati fuori all’ultimo secondo (Alessandro Parino, ovviamente per i soliti “motivi di lavoro”) e altri chiamati “da fuori” per ragioni puramente politiche (il riferimento non è tanto al “tecnico” Silvano Montaldo quanto al ponentino Paolo Ripamonti).

LA STORIA: QUATTRO ANNI DI LITI. Una volta in sella, passata l’euforia, sono iniziati i problemi. Alcune frizioni ci sono da sempre (come quella tra il sindaco Ilaria Caprioglio e il vice Massimo Arecco). Altre si sono avvicendate nel tempo: il siluramento di Cristina Bellingeri, la lunga querelle con Barbara Marozzi (primo forte punto di scontro con Giovanni Toti), le liti continue con la parte leghista dell’amministrazione. In questi anni la rottura è sembrata vicina più volte. A inizio 2017, quando Toti e Rixi dovettero venire a Savona per calmare gli animi. Due mesi dopo, quando il presidente del consiglio comunale Renato Giusto portò in procura una mozione del M5S su Ata concordando la mossa con i leghisti ma non con il sindaco. Nel 2018, con il rimpasto che vide l’uscita appunto di Marozzi e l’ingresso di due “fedelissimi” di Caprioglio, Doriana Rodino e Andrea Sotgiu (una mossa contro cui, di nuovo, si scagliò la Regione). Nel 2019, quando le fratture in seno al consiglio comunale raggiunsero un livello tale da mettere a repentaglio addirittura l’approvazione del bilancio. E per ragioni di brevità “tagliamo” dal riassunto le vicende legate ai singoli consiglieri (da Elda Olin Verney a Simona Saccone passando per Emiliano Martino).

UNA DONNA SOLA AL COMANDO. Da una parte c’è il sindaco Ilaria Caprioglio, ormai sempre più sola nella sua azione quotidiana. Già da tempo è “isolata” dai vertici liguri: la decisione di non candidarsi alle Regionali sembra aver spento anche l’ultimo barlume di collaborazione con Giovanni Toti. E non è un caso se anche nella battaglia delle riaperture il primo cittadino ha deciso di schierarsi dalla parte dei “prudenti” (come l’imperiese Claudio Scajola) in contrasto con la posizione di Toti. Ma ora, a quanto pare, anche a Savona sembra essere arrivata alla resa dei conti pure con quei componenti della giunta che invece, storicamente, le erano amici.

I soliti “maligni” sostengono che il dialogo tra assessori e sindaco sulla condivisione delle decisioni sia ormai al minimo indispensabile. Sul tema degli impianti sportivi sarebbero in corso frizioni con Maurizio Scaramuzza (lui vorrebbe riaprire, lei punta i piedi). Un’altra fedelissima, Doriana Rodino, sarebbe stata di fatto quasi estromessa dall’azione di governo. Due sviluppi inaspettati (entrambi sono da sempre “vicini” a Caprioglio) e che si sommano ai contrasti storici: con i leghisti (che ormai da tempo fanno gara a sé, pure con un proprio blog), ma anche Pietro Santi e Ileana Romagnoli (due che Caprioglio sognava di sostituire già nel 2018).

I SUSSURRI. Uno scenario su cui ha influito il lockdown, ovviamente, con l’emergenza da affrontare e la necessità di prendere decisioni in tempi brevi e da remoto. Ma la sensazione è che il problema nel gruppo, più che “professionale”, stia diventando umano, tanto che c’è chi non esita a dire (a microfoni spenti) che ormai la giunta stia “andando a rotoli” e che “in città c’è un clima tremendo”. Secondo alcuni assessori l’inizio della fine sarebbe stata la diatriba tra i sindaco e i proprietari di cani (la famosa polemica dei sacchetti e della bottiglietta per lavare gli escrementi): “Dopo quella gaffe – sussurrano – non si è più rialzata“.

L’ULTIMO CONSIGLIERE: MONTALDO. L’assessore al Bilancio Silvano Montaldo sembra essere, al momento, l’unico e ultimo collega di giunta ad avere un ascendente sul sindaco. Che di lui, da sempre, si fida ciecamente. Tanto che gli avversari più volte lo hanno indicato come vero “sindaco ombra” della città, nonché regista delle mosse prettamente politiche di Caprioglio. La vicinanza tra i due è però motivo di scontento con altri assessori (Santi, ad esempio, politicamente parlando è un suo acerrimo “nemico” fin da quando aveva la delega all’Ambiente).

COSA FA CAPRIOGLIO NEL 2021? Prima bisogna capire “con chi sta”. Col centrodestra pare ormai improbabile: la Regione è distantissima, la Lega un avversario. E più in generale sarà difficile avere appoggi istituzionali: negli ultimi mesi il sindaco di Savona ha scelto una linea di rottura a 360 gradi (emblematico il caso Luminosa, che ha creato un solco pure con Costa Crociere e Autorità Portuale). Se Caprioglio vorrà ricandidarsi, insomma, dovrà farlo “da sola”, con una squadra civica costruita quasi da zero. Ammesso che voglia ricandidarsi: di fronte a domande sul tema il sindaco appare imperscrutabile, ma dopo il no alle regionali potrebbe anche arrivare la decisione di chiudere la parentesi politica per tornare alla vita civile.

IPOTESI PIETRO SANTI? Alla finestra restano un po’ tutti, ma soprattutto il già citato Santi. Il campione di preferenze ha da sempre una popolarità in città che nulla sembra scalfire (mentre gode di molta meno stima nella propria compagine politica: nel 2016 qualcuno, si dice Montaldo, tentò di impedirne l’ingresso in giunta ancor prima del ballottaggio). Interpellato, lui garantisce la propria fedeltà a Caprioglio: “Se si ricandida, io la sosterrò”. Se così non fosse, però, appare probabile la scelta di provare il salto in prima persona. Ma anche qui, con chi? Non è un mistero che il centrodestra non lo sosterrà mai: si troverà davanti lo stesso dilemma di Caprioglio, tentare “da solo” o creare un asse di moderati che escluda la Lega e vada dai forzisti al Pd. In attesa di annunci da parte di qualche forza politica, il futuro appare ben più che nebuloso.

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