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Ritratto del calciatore Mourinho nel decennale del Triplete

Lo speciale del ct Vaniglia

Un omaggio allo Special One, all’Uomo della Domenica, a Daisy come lo hanno soprannominato nello staff dei Red Devils. Ma al di là del nome, al mister che è e sarà sempre uno degli allenatori più vincenti del calcio moderno. La sua spocchia nel tempo lo ha portato a scalare le gerarchie delle antipatie dei colleghi, ma si sa: se vinci sei antipatico.Tecnico freddo e caparbio in panchina, uomo sentimentale fuori dal campo. Mourinho ha sempre dimostrato di creare un legame molto personale con i propri giocatori, tanto da lasciare in molti di loro un ottimo ricordo.

Mourinho è diverso da tutti, antipatico all’eccesso, e soprattutto individualista e aristocratico, esponente di una élite nemica di qualsiasi gruppo di persone che ha di fronte, che sia quello dei tifosi o dei giornalisti, perché lui è l’unico padrone della comunicazione sportiva globale. Anche nel Tottenham, sua attuale squadra, il nuovo gesto dell’orecchio che ha immancabilmente acceso la tifoseria. Una variante termics che ci restituisce un uomo sempre imprevedibile, incontenibile, abrasivo, un formidabile comunicatore. Di lui coach di conosce tutto, mentre magari in pochi sono informati in merito alla sua carriera calcistica. Ed è animato da questo spirito che mi appresto a dedicarvela, convinto che vi aiuterà a capire ulteriormente i lineamenti psicologici e sportivi di questo enorne, irripetibile, personaggio.

José Mário dos Santos Félix Mourinho nasce il 26 gennaio 1963 a Setúbal, una cittadina del Portogallo che dista una cinquantina di chilometri da Lisbona. José nasce e cresce in una famiglia in cui il calcio rappresenta molto più di una semplice passione. Il padre Félix (1938-2017) è stato infatti calciatore, di ruolo portiere, con all’attivo persino una presenza nella nazionale portoghese.

Quando José nasce suo padre è il portiere della squadra locale, il Vitória Setúbal, che gioca in Prima Divisione portoghese. Alla fine degli anni ’60 si trasferirà al Belenenses per concludere la sua carriera da giocatore nel 1974. José trascorre un’infanzia agiata e spensierata vissuta nella magione di Aires dello zio materno insieme al padre calciatore, la madre maestra e una sorella maggiore, Teresa. La famiglia materna è molto ricca. Lo zio Mário Ascensão Ledo è proprietario di una fabbrica ittica di successo e presidente della Confindustria di Settore, oltre a far parte dell’establishment dell’allora dittatore António Salazar. Dopo il crollo della dittatura di Salazar la famiglia Mourinho subisce un discreto contraccolpo, in quanto molte delle proprietà le vengono sottratte. Dopo una carriera ventennale divisa tra il Vitória Setúbal e il Belenenses Mourinho senior decide, dopo il ritiro dal calcio giocato, di dedicarsi alla carriera di allenatore. Questo nuovo incarico lo vedrà alla guida tecnica di varie squadre portoghesi, tra le quali, oltre al Rio Ave, proprio le due compagini per le quali aveva giocato durante il suo periodo di attività, Belenenses e Vitória Setúbal.

Nonostante il sogno di diventare calciatore José fin da bambino segue il padre nel suo ruolo di allenatore avendo la possibilità di respirare l’atmosfera dello spogliatoio e ben presto dimostra una spiccata propensione all’analisi tecnico-tattica. Per questo motivo comincia a redigere rapporti estremamente dettagliati sulle caratteristiche tecniche e atletiche dei vari calciatori. Notato da suo padre viene subito spedito a seguire i match degli avversari con il compito di studiare i punti forti e quelli deboli di ogni formazione, finanche ogni singolo giocatore. La successiva analisi degli appunti avrebbe permesso alla squadra di scegliere la tattica più adeguata e prepararsi al meglio per ogni match.

José nel frattempo si dimostra un ottimo studente e un volenteroso calciatore. Di ruolo difensore centrale, frequenta le giovanili nell’União de Leiria e del Belenenses. Nel 1981 approda con il ruolo di riserva al Rio Ave, squadra di prima divisione portoghese allenata in quel periodo proprio dal padre Félix. All’età di 19 anni, nel 1982, si verificherà un avvenimento particolarmente segnante e significante per la vita e la carriera del giovane Mourinho. Ormai da tempo panchinaro fisso nel Rio Ave, gli si offre un giorno l’occasione di debuttare nella massima serie portoghese quando lo stopper della squadra si infortuna proprio alla vigilia della partita contro la capolista Sporting Lisbona. Suo padre Félix è pronto a schierarlo e gli dice di prepararsi, ma José non scenderà mai in campo. Infatti, quando il presidente del Rio Ave minaccia di cacciarli entrambi, Félix è costretto a desistere e a rimandare nuovamente il figlio in panchina. Questa umiliazione cocente e insopportabile influirà molto sulla prematura decisione di Mourinho di dedicarsi all’allenamento.

Dopo la brutta delusione rimediata col Rio Ave si trasferisce nuovamente insieme al padre al Belenenses. Se ne andranno entrambi l’anno successivo. Félix tornerà al suo Vitória Setúbal, mentre José approderà in seconda divisione portoghese, la nostra serie B, al Sesimbra. Dopo un paio di stagioni si trasferirà nel suo ultimo club, il Comércio e Indústria, sempre partecipante alla seconda divisione portoghese.

Dopo sei anni di professionismo e un centinaio di presenze racimolate tra prima e seconda divisione portoghese José Mourinho decide, a soli 24 anni, di ritirarsi dal calcio giocato. Da quel momento inizia una leggenda.

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