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Lettere al direttore

Riprendere la riflessione su Savona

"Ci dobbiamo considerare allo stadio di una sorta di 'concorso di idee' sviluppato specificatamente su di un punto: quello del recupero di identità"

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Nelle settimane precedenti all’esplosione della emergenza sanitaria il gruppo de “Il rosso non è il nero” aveva avviato un’ampia ricognizione sul livello di progettualità necessaria in vista delle elezioni amministrative previste per il Comune di Savona nella primavera del 2021.

Mi rivolgo pertanto ai componenti del gruppo e ad alcuni degli esponenti dei soggetti politici incontrati in quel periodo e con i quali erano stati svolti proficui scambi di esperienze e opinioni: un percorso sul quale è necessario tornare a riflettere in vista di una possibile ripresa d’attività allo scopo di intensificarne i termini, precisando ancor meglio obiettivi politici e programmatici.

La nostra iniziativa era partita da un apprezzamento per alcuni interventi pubblici attraverso i quali si era avviato un primo momento di confronto.

Avevamo precisato subito che questa nostra “ricognizione” non avrebbe dovuto essere considerata, nei confronti di quelle iniziative, su di una linea di concorrenzialità né tanto meno di ricerca di primogenitura o di egemonia.

Ancor oggi ci dobbiamo considerare allo stadio di una sorta di “concorso di idee” sviluppato specificatamente su di un punto: quello del recupero di identità.

Il punto di partenza rimane quello dell’analisi al riguardo dell’identificazione di ciò che è accaduto per ricostruire i passaggi di una trasformazione d’epoca che ha portato una piccola città di provincia a rappresentare la testimonianza di un arretramento storico: di una vera e propria fuoriuscita dalla prospettiva del futuro. Questo va detto con grande chiarezza alle giovani generazioni perché si superi lo smarrimento dell’oggi.

Memoria e identità rappresentano una connessione inscindibile per riuscire a progettare il futuro, avere una visione, non limitarsi all’oggi.

Servirebbe riflettere su quella che è stata una vera privazione; una privazione del domani realizzata su tutti i terreni dal politico, all’economico, dal sociale al culturale.

Vale ancora la pena di riaprire una discussione che ci metta in grado di affrontare la prospettiva del futuro: cultura, attività produttive, infrastrutture, decoro urbano, turismo, presenza dell’innovazione tecnologica: queste le componenti principali sulle quali sviluppare una qualità progettuale pensando anche a quale ruolo le istituzioni sono chiamate ad assolvere.

Una discussione non limitata alla Città, ma proprio per via delle inevitabili connessioni con l’intero comprensorio rispetto alle prospettive di presenze produttive e di adeguamento delle infrastrutture e riprendendo anche lo spirito di iniziative passate che avevano rappresentato il punto di forza per una fase di grande sviluppo non semplicemente economico.

Bisognerebbe avviare la possibilità di una seria presa di coscienza per promuovere una ripresa d’impegno collettivo rivolto al futuro, con i giovani protagonisti.

Queste erano state le nostre argomentazioni di fondo sviluppate nel corso degli incontri cui ho già fatto cenno.

Un quadro di riferimento che si delinea ancor più netto analizzando l’esperienza, assolutamente inedita, che abbiamo vissuto nel corso di questi mesi e che ancora si sta sviluppando.

Alle considerazioni precedenti vanno dunque aggiunti alcuni spunti di riflessione che possono contribuire a formare quel quadro di “Città strategica” cui si era fatto cenno e che, purtroppo, non abbiamo avuto più occasione di poter veder sviluppato almeno sul piano concettuale, se non di declinazione in elementi di effettiva, immediata progettualità.

Prima di tutto dobbiamo tornare a considerare la città come “nicchia ecologica della specie umana”.

Storicamente possiamo dire che la Città ha offerto grandi occasioni di evoluzione nella relazione tra ambiente e rapporti sociali, di fruizione degli strumenti di conoscenza, di avanzamento tecnico e scientifico: nel caso di Savona è stato su questi punti che si è sviluppata l’identità (oggi smarrita) della Savona industriale.

In seguito sono state assunte scelte al riguardo delle quali non è possibile nasconderci dietro a un dito: non è possibile che la nostra Città continui a pensare a sé stessa come ripiegata attorno ad espressioni di consumismo irragionevole che hanno causato, prima di tutto, un deperimento crescente dei nostri beni collettivi soprattutto dal punto di vista dell’utilizzo del suolo urbano.

Abbiamo bisogno di delineare un futuro diverso fondato prima di tutto sulla capacità di puntare su di un innalzamento culturale complessivo con l’individuazione di sedi permanenti di fruizione di cultura strettamente collegate con il tessuto urbano e sociale (questo punto riguarda prima di tutto l’utilizzo di contenitori storici presenti nel centro cittadino), sullo sviluppo di strutture sanitarie pubbliche adeguate alle necessità ( su questo punto era stata lanciata una proposta di costituzione di una Fondazione per l’Ospedale San Paolo), un sistema di infrastrutture di mobilità efficiente e efficace (pensiamo al disastro dell’Aurelia bis).

Si tratta soltanto di alcuni punti che mi è parso opportuno ricordare.

Ma come sarà dipenderà da noi, dalla volontà di cambiamento che si sarà in grado di introdurre nel dibattito politico e culturale, nell’organizzazione di forze determinate e capaci, costruendo assieme la consapevolezza di cosa sia necessario per avviare un percorso di nuova costruzione dell’identità di Savona

Franco Astengo

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