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Riapertura regioni, ecco i tre scenari possibili. Il ministro Boccia: “La mobilità dovrà essere senza distinguo”

Ma arriva l'altolà dalla Fondazione Gimbe: "Lombardia, Liguria e Piemonte non possono riaprire"

Liguria. Dubbi sulla fatidica data del 3 giugno per la riapertura delle regioni. Prosegue, infatti, il dibattito tra Regioni e Governo sull’ok agli spostamenti tanto attesi dal turismo ligure: il governatore Giovanni Toti è pronto ad accogliere a braccia aperte i turisti piemontesi e lombardi, ma il Sud chiede cautela e non si placano le paure e le preoccupazioni.

“Nei prossimi giorni con l’ultimo click che riporterà il Paese a muoversi ci dovrà essere anche quello del buonsenso – ha commentato questa mattina il ministro agli affari regionali Francesco Boccia in audizione in Commissione parlamentare sul Federalismo fiscale – Se tutte le regioni ripartono ripartono senza distinzioni sul profilo dei cittadini di ogni regione, la distinzione tra cittadini di una città rispetto all’altra non è prevista, se siamo sani ci muoviamo”.

Per Boccia: “Cosa diversa è prevedere una fase di quarantena, ma non siamo in quella condizione. E anche in quel caso ci vuole un accordo tra le parti”.

Il ministro in aula ha anche sottolineato che comunque in ogni decisione peseranno le indicazioni degli esperti.

Intanto nella querelle è arrivata questa mattina la doccia fredda della dalla Fondazione Gimbe: “Le analisi post lockdown mostrano la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi e il maggior incremento di nuovo casi, a fronte di una limitata attitudine all’esecuzione di tamponi diagnostici”, con riferimento a Lombardia, Liguria e Piemonte.

Dunque una bocciatura sulla possibile riapertura tra le regioni del Nord-Ovest: “I dati sanitari – si legge in un comunicato diramato in mattinata – dimostrano i pericoli di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale, accettando l’eventuale decisione delle Regioni del sud di attivare la quarantena per chi arriva da aree a maggior contagio”.

Domani il Ministro della Salute, Roberto Speranza valuterà il monitoraggio dei dati del contagio da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, i cui risultati saranno decisivi per formalizzare la decisione sulla ripresa della mobilità interregionale, fissata dal Governo a partire dal 3 giugno.

L’analisi è stata effettuata sul periodo post lockdown compreso tra il 4 e il 27 maggio, i dati analizzati “riflettono quasi interamente le riaperture del 4 maggio, ma non quelle molto più ampie del 18 maggio che potranno essere valutate nel periodo 1-14 giugno”, precisano dalla Fondazione.

Di fronte al contesto sanitario e ai riscontri tecnico-scientifici, ecco i tre scenari possibili: il primo, più rischioso, di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale, accettando l’eventuale decisione delle Regioni del sud di attivare la quarantena per chi arriva da aree a maggior contagio; il secondo, un ragionevole compromesso, di mantenere le limitazioni solo nelle 3 Regioni più a rischio, con l’opzione di consentire la mobilità tra di esse; il terzo, più prudente, di prolungare il blocco totale della mobilità interregionale, fatte salve le debite eccezioni attualmente in vigore”.

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