Sanatoria

Regolarizzazione braccianti, gli agricoltori si dividono: per alcuni “è necessario”, per altri “ingiusto”

Ma tutti gli intervistati convergono su un punto: “Impiegare in agricoltura coloro che percepiscono reddito di cittadinanza”

Generica

Albenga. È partita come una proposta e si è trasformata, come spesso accade nel nostro Paese, in una feroce battaglia di stampo politico, che ha portato persino la proponente, il ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova, a minacciare le dimissioni in caso di rifiuto.

Si parla di regolarizzazione di colf, badanti ma, soprattutto, di braccianti agricoli: sarebbero almeno 200mila, stando alle stime del Governo, quelli mancanti all’appello in un settore chiave e a stagione in corso. La sanatoria sarà sicuramente contenuta, a meno di ribaltoni dell’ultima ora, nel cosiddetto Decreto Rilancio ma i contenuti sono ancora in forse, visto lo scontro interno tra le forze di maggioranza e i continui attacchi da parte della minoranza.

Il tema centrale è l’emersione e la conseguente eliminazione del lavoro nero. Come? Stando all’ipotesi che al momento appare più concreta, permettendo ai datori di lavoro, a fronte di uno “scudo penale”, di proporre contratti regolari a chi ha lavorato per loro “in nero”, ma che deve essere stato fotosegnalato dalle forze di polizia in Italia prima dell’8 marzo scorso. Allo straniero, dopo una serie di verifiche, potrebbe essere accordato un permesso di soggiorno valido per la durata del contratto. Ci sono poi i tanti stagionali che hanno perso il lavoro a casa dell’emergenza o a cui è scaduto il contratto e che potrebbero avere un permesso temporaneo per ricerca lavoro. Ma è ancora tutto molto “fumoso”, compreso il numero dei beneficiari, che varia tra i 200 e i 500mila.

In attesa di notizie ufficiali, IVG.it ha comunque provato a tastare il polso di alcuni agricoltori della piana ingauna, che si sono divisi tra favorevoli e contrari, trovando però un punto di convergenza su un tema: l’impiego in agricoltura di coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza.

“Io sono contrario a questo sistema e a questa sanatoria, – ha dichiarato Gerolamo Calleri, titolare dell’azienda “C&G Floricoltura”. – Trovo assurdo che persone che arrivano in Italia in maniera irregolare vengano regolarizzate così: forse si pensa di risolvere un problema, ma se ne creerebbero altri. E si creerebbero anche false speranze per tutti i loro connazionali, che verrebbero ulteriormente spinti a mettersi in viaggio, spendendo un sacco di soldi e rischiando la vita per venire in Italia, dove però non troverebbero nulla. Piuttosto che a regolarizzare bisognerebbe pensare a protocolli di sicurezza che possano permettere, come in passato, l’arrivo di forze intracomunitarie, ad esempio da Polonia o Romania”.

Contraria anche Lionella Pastor, dell’azienda floreale “Pastor”: “Il mio parere è assolutamente negativo. Ho tanti dipendenti stranieri che hanno dovuto seguire un iter burocratico difficile e molto particolareggiato e sono contraria a questa corsia preferenziale. Non approvo nemmeno il reddito di cittadinanza, ma visto che viene erogato a 2 milioni di persone mi domando perché non possano venire loro, insieme al ministro Bellanova, a lavorare nei campi”.

Quindi, un altro attacco forte e non certo velato al Governo: “È un Governo di incapaci e il mio non è certo un pensiero politico: se avessero a cuore il Paese non farebbero quello che stanno facendo, ovvero far morire le imprese. Negli altri Stati hanno già dato aiuti adeguati, mentre qui si parla di regolarizzazioni e le cose funzionano sempre al contrario”, ha concluso.

Favorevole alla regolarizzazione, invece, è Mirco Secco, anche consigliere comunale di Albenga, che ha spiegato: “Non capisco cosa debba fare una persona, più che vivere e lavorare in Italia, per aver diritto alla regolarizzazione e ad un permesso di soggiorno. Si tratta di una forma di giustizia e, una volta regolarizzati, sarà più facile anche rispettare le regole e potranno finalmente vivere e lavorare alla luce del sole. E poi trovo assurdo che in Italia ci sia gente che prende il reddito di cittadinanza e non venga impiegata in settori lavorativi in difficoltà come quello agricolo”.

“Facendo un discorso più ampio, il problema della manodopera è grande e gli uffici di collocamento, nel nostro caso, servono a ben poco. Capita sempre più spesso di ritrovarsi alle 19 senza aver nulla da fare per il giorno dopo e magari di ricevere un grosso ordine, anche da 3 o 4 camion, alle 21 del giorno stesso e per la mattina successiva. E si tratta di lavori che, spesso, terminano in una sola giornata. Come posso trovare manodopera in così breve tempo e per così poco tempo? Una metodologia di lavoro folle ed è folle anche che nessuno abbia mai pensato di regolarizzare questo tipo di lavoro, creando strumenti che siano utilizzabili da chi ne ha necessità”.

E qui spunta una proposta per Albenga, ma non solo: “Le aziende dovrebbero avere a disposizione un libro aziendale, vidimato dall’ispettorato del lavoro e intestato alla propria partita iva. A quel punto io saprei quante persone ho a disposizione per quella giornata, quanto mi costano in termini di retribuzione e tasse e, in caso di controlli, basterebbe fare un appello attraverso il libro in questione. Invece per fare un lavoro del genere devo assumere e licenziare: un dispendio di denaro e sei quasi sempre a rischio di non essere in regola”, ha concluso.

Favorevole alla regolarizzazione, ma con riserva (secco “no” ad una sanatoria “indiscriminata”) è anche Erica Bozzano: “Io ho numerosi dipendenti stranieri e ne capisco l’importanza: se non ci fossero loro saremmo rovinati. Quindi dico sì alla regolarizzazione di tutti coloro che un lavoro lo hanno, ma poi sento parlare dei numeri, addirittura di 500mila persone, e sono convinta che, nonostante il bisogno, si tratti di una cifra sproporzionata. Quello che non voglio è una sanatoria indiscriminata, che porti alla regolarizzazione anche di chi, in realtà, non ne ha alcun merito né diritto. È il mio timore. Concordo, inoltre, sul fatto che prima di qualsiasi regolarizzazione sarebbe doveroso impiegare nelle aziende coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza”.

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