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Pontinvrea, prosegue la protesta dei lavoratori della comunità Demetra

La cooperativa Mimosa di Asti "boccia" le richieste di un contributo economico da parte dei lavoratori per trasferirsi o trovare un altro lavoro

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Pontinvrea. “Nella scorsa settimana si è tenuto presso la Prefettura di Savona un infruttuoso tentativo di conciliazione, previsto per legge, tra la CUBSanità di Savona – che rappresenta alcuni lavoratori/lavoratrici impegnati presso la Comunità Educativa Residenziale Demetra di Pontinvrea – e la Società Cooperativa Sociale Mimosa di Asti, gestore della struttura.
L’oggetto del contendere riguarda la chiusura decisa dalla Cooperativa della comunità ed il trasferimento di tutto il personale nelle altre strutture, gestite dalla stessa, nell’astigiano”. Lo comunica Eraldo Mattarocci, della CUBSanità di Savona.

“Non entriamo nel merito dei motivi della chiusura, legati alla diminuzione degli ospiti – scrive – che quantomeno è indice di una gestione poco oculata visto il bisogno continuo dei comuni committenti di inserire in queste strutture giovani, sia stranieri che italiani, in situazioni di disagio personale o familiare, ma non v’è chi non veda come, per un lavoratore costretto ad un trasferimento a distanza (per alcuni di quasi 130 km), questa condizione rappresenti un fattore particolarmente oneroso, soprattutto nella fase iniziale. Purtroppo, però, le semplici e più che ragionevoli richieste di un contributo economico per i primi mesi finalizzato a trovare una sistemazione congrua, così come quello di un incentivo all’esodo per coloro che, non potendo trasferirsi, dovranno rinunciare al lavoro, hanno trovato risposte negative o risibili”.

“Così come è stata altrettanto cinicamente respinta – prosegue – la richiesta di un impegno alla stabilizzazione di una educatrice, attualmente con contratto a termine, per rendere giustificato l’investimento di spostarsi così lontano, o la resistenza dell’azienda quando, altrettanto semplicemente, si chiedeva che ai lavoratori venisse garantita priorità a fronte di una eventuale riapertura sul territorio savonese”.

“Sembrerebbe superfluo evidenziare che si tratta di richieste economiche minime, legate a un disagio reale e concreto (lavorare e vivere fuori sede significa un dispendio minimo di alcune centinaia di euro al mese per viaggi e stanza in affitto, una maggior lontananza dalla famiglia, un cambio di vita quasi radicale) a cui la cooperativa ha risposto con un banale: ‘Il contratto non le prevede’, come se non fossimo in presenza di una cooperativa, che si presuppone dovrebbe possedere un diverso codice etico di condivisione degli oneri e delle decisioni. Ma, soprattutto, come se non si trattasse di quegli stessi operatori che poche settimane fa, in piena emergenza Covid-19, la stessa cooperativa incensava e ringraziava, a mezzo stampa, definendoli ‘eroi’ e chiamandoli a ‘grandi sacrifici’. E pensare che alcuni tra i dirigenti della Cooperativa si sono anche candidati a governare il comune di Grana. Certo che se lo governeranno come governano la cooperativa…” conclude Mattarocci.

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