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Infermieri di Asl2 denunciano: “Schede di valutazione sottoscritte a nostra insaputa: abuso e atto irregolare”

La replica di Asl: "Compilazione telefonica a causa di emergenza Covid, e nessun voto così basso da poter fare un ricorso"

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Provincia. “Quello compiuto da Asl non è solo una violazione dei diritti dei lavoratori, ma anche un atto irregolare dal punto di vista amministrativo”. E’ questa la denuncia/segnalazione che alcuni operatori dell’Azienda Sanitaria savonese rivolgono alla dirigenza generale. A far muovere gli infermieri sul piede di guerra sono state le schede di valutazione annuali (e in particolare quella per l’anno 2019) con i quali i responsabili misurano le performance dei lavoratori e, di conseguenza, l’entità degli incentivi (economici) che ciascuno di loro percepisce nei mesi successivi.

LA PREMESSA. Il manuale operativo de “Il sistema di valutazione della performance individuale” del personale del comparto sanitario stabilisce i criteri con cui avviene questa valutazione. Secondo il documento “gli attori del processo di valutazione” sono “il valutato, il valutatore ed il comitato di valutazione”. In particolare, il valutato è “il destinatario della valutazione” e svolge “un ruolo di partecipazione attiva durante tutto il processo di valutazione. Fondamentale è il suo apporto nei colloqui di feedback: nel colloquio iniziale, in cui concorda con il valutatore gli obiettivi da raggiungere; nel colloquio intermedio, in cui si valuta l’andamento della performance individuale […] ma soprattutto nel colloquio finale, che lo vede direttamente coinvolto nell’individuazione di eventuali criticità e possibili aree di miglioramento ulteriore”.

Detto in altri termini, è previsto che il valutatore, cioè il responsabile del settore, compili la scheda di valutazione alla presenza del valutato/lavoratore e insieme discutano degli elementi oggetti di analisi per stabilire insieme l’andamento complessivo della performance. Una volta raggiunto una specie di “accordo” sui vari aspetti della valutazione, il lavoratore deve vidimare la scheda, che diventa così “definitiva”.

Qualora ci fossero delle divergenze, è prevista l’esistenza di un comitato di valutazione, un “organo super partes preposto alla valutazione in sede di ricorso, con il compito di risolvere le controversie relative al giudizio del valutatore. Sentite in contraddittorio le parti interessate, il comitato esprime la valutazione finale”. Il dipendente che non concordasse con una valutazione non positiva può rivolgersi, entro dieci giorni successivi alla chiusura della scheda di valutazione da parte del valutatore, al comitato di valutazione di seconda istanza.

L’ACCUSA. Alcuni infermieri Asl sostengono di essersi ritrovati compilata la scheda di valutazione definitiva, cioè quella che sarebbe dovuta essere redatta in loro presenza, senza che il confronto con il valutatore sia mai avvenuto. Tali schede risulterebbero anche “sottoscritte” e quindi date per accettate dai singoli lavoratori. Altra cosa mai avvenuta, a loro dire. Inoltre, le schede sarebbero state pubblicate sui canali della “amministrazione trasparente”, loro destinazione definitiva, più di dieci giorni dopo la data di redazione, cosa che, di fatto, impedisce ai lavoratori di “fare ricorso” e convocare il comitato di valutazione.

Gli infermieri ritengono “molto grave il fatto che le valutazioni non rispecchino le linee guida di Asl a cui tutti i dipendenti devono attenersi. I lavoratori devono partecipare attivamente al processo di valutazione. Ciò non è avvenuto. Inoltre, aver comunicato l’esito finale della valutazione oltre i termini validi per la presentazione dell’istanza di conciliazione, cioè dieci giorni, viola il diritto di replica del lavoratore”.

Secondo i dipendenti, questo è “un abuso, che viola i diritti dei lavoratori. Senza contare che aver indicato che i singoli lavoratori ‘accettano’ la scheda di valutazione finale quando questo non è assolutamente avvenuto può avere le caratteristiche del falso”.

LA REPLICA DI ASL. Rispetto alla compilazione delle schede, da Asl2 fanno sapere di aver proceduto (in diversi casi) alla compilazione “in collegamento telefonico” con i singoli operatori: “Vista l’emergenza Covid-19, abbiamo ritenuto necessario ridurre al minimo le interazioni non necessarie e, soprattutto, distrarli il meno possibile dal loro lavoro quotidiano”. Per quanto riguarda invece l’eventuale richiesta di intervento del comitato di valutazione, l’Azienda ribadisce: “I ricorsi sono ammessi solo per valutazioni ‘insufficienti’ e nessun dipendente ha ottenuto punteggi così bassi da poter richiedere la mediazione del comitato”.

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