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Inchiesta obitorio Santa Corona, interrogatori di garanzia: Quaranta non risponde al Gip

Gli altri due arrestati, Vincenzo Brancati e Fabio De Giovanni, hanno respinto le accuse

Pietra Ligure. Restano in carcere i tre arrestati per corruzione nell’inchiesta della Procura savonese, condotta dalla Guardia di Finanza di Finale Ligure, che ha portato alle misure di custodia cautelare per due imprenditori di agenzie funebri del ponente savonese e di un addetto all’obitorio del Santa Corona, dipendente della cooperativa Ma.Ris.

Questa mattina si sono svolti gli interrogatori di garanzia, in remoto dal carcere di Marassi, di Carlo Quaranta e Fabio De Giovanni, rispettivamente impresari di Pietra Ligure e Borghetto Santo Spirito, e dell’addetto all’obitorio del nosocomio pietrese Vincenzo Brancati, accusati di uno scambio reciproco di favori per aiutare le “Pompe Funebri Liguri” ad avere informazioni sui decessi che avvenivano sul territorio e che transitavano per l’obitorio.

L’ipotesi di reato è quella di concorso in corruzione di incaricato di pubblico servizio. Tra gli indagati anche il cappellano del Santa Corona don Carmelo Galeone, oltre alla responsabile del servizio per la cooperativa all’obitorio Maria Luisa Cipolliti e al padre dello stesso Quaranta, titolare dell’agenzia pietrese.

Carlo Quaranta, difeso dall’avvocato Marco Bosio e Roberto Zerbini, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del Gip del Tribunale di Savona Fiorenza Giorgi, mentre Fabio De Giovanni, difeso dall’avvocato Stefano De Cesare di Milano, ha voluto chiarire la sua posizione, dichiarandosi estraneo all’accusa di concorso in corruzione. Anche il terzo arrestato Vincenzo Brancati, difeso dagli avvocati Maria Iezzi e Federica Ferro, ha respinto il quadro probatorio a suo carico, spiegando al giudice per le indagini preliminari lo svolgimento dei fatti contestati.

Tutti e tre i difensori hanno fatto richiesta di revoca o modifica della custodia cautelare in carcere: se fosse invece confermato i tre legali sono pronti a ricorrere al Tribunale del Riesame. Per la difesa non sussistono, infatti, le condizioni di reiterazione del reato e dell’inquinamento delle prove.

Tuttavia gli organi inquirenti proseguono spediti nella loro indagine per accertare il presunto scambio di favori: al vaglio la mole di intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre al materiale sequestrato dai finanziari nel blitz di ieri che ha portato ai tre arresti.

Non si escludono nuovi sviluppi nei prossimi giorni, anche in merito al ruolo delle tre persone iscritte nel registro degli indagati.

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