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Il commovente ricordo di Gigi Simoni, l’allenatore “gentile”

Lo speciale del ct Vaniglia

Ci ha lasciati uno dei più famosi ed amati allenatori di calcio italiani. Simoni (aveva 81 anni) è morto a Pisa, dove viveva oramai da molti anni e dove aveva allenato tra il 1984 e il 1985. Accanto al “mister gentiluomo”, raro esempio di stile e sobrietà, c’erano la moglie Monica Fontani e il figlio Leonardo. Lo scorso 22 giugno era stato ricoverato all’ospedale Cisanello in gravi condizioni dopo aver avuto un grave malore in casa a San Piero a Grado. Negli ultimi giorni il suo stato di salute si era ulteriormente aggravato.

Gigi era nato a Crevalcore, in provincia di Bologna, il 22 gennaio del 1939. Dopo una carriera da calciatore passata tra Mantova, Napoli, Torino, Juventus, Brescia e Genoa, nel 1975 aveva iniziato la sua carriera da allenatore con il Genoa, allenando poi nel corso degli anni decine di altre squadre italiane e una straniera, il CSKA Sofia. Detiene tuttora il primato di promozioni tra i professionisti: otto, di cui sette in Serie A. Simoni è noto soprattutto per aver allenato la prima Inter con Ronaldo, nella stagione 1997/98, in cui vinse la Coppa UEFA e arrivò secondo in campionato dopo grandi polemiche con la Juventus.

L’anno successivo venne esonerato dopo poche partite. Il suo ultimo incarico nel calcio risale alla stagione 2013/14, quando fu scelto prima come direttore tecnico e poi come presidente della Cremonese, uno dei club a cui era rimasto più legato. Il suo nome resterà sempre legato alla prima Inter di Ronaldo, il fenomeno brasiliano. Gigi Simoni detiene inoltre anche il record di promozioni dalla Serie B alla Serie A: ben sette, mentre da giocatore vinse una Coppa Italia nel 1962 con il Napoli.

«È stato un grande protagonista della storia dell’Inter», ha dichiarato l’ex presidente nerazzurro Massimo Moratti rimasto molto addolorato dalla sua scomparsa. «Ha vinto una coppa europea molto importante, gli è stato impedito di vincere un campionato che avrebbe assolutamente meritato (il riferimento è a una partita Juventus-Inter del 1997-98, carica di polemiche). Era un tecnico veramente a modo verso il quale provavo grande stima e affetto.Mai sopra le righe, ci mancherà”.

Anche l’FC Inter lo ha ricordato con un omaggio sul suo sito: «Ci ha lasciati oggi, 22 maggio. Una data non casuale, la data più interista di tutte (il 22 maggio 2010 l’Inter vinse la Champions League a Madrid). Di lui ricordiamo e ci mancherà tutto. Il suo essere signore, innanzitutto. Un modo di vivere, la vita e il calcio, mai sopra le righe. Sulla panchina nerazzurra arrivò nel 1997, assieme al Fenomeno, Ronaldo. Un binomio, quello Simoni-Ronaldo, che resterà per sempre nel cuore di tutti, non solo degli interisti. Il 6 maggio 1998 disegnò il suo capolavoro da allenatore. Imbrigliò una grande Lazio e non le diede scampo. Al Parco dei Principi Zamorano, Zanetti e Ronaldo regalarono all’Inter la terza Coppa Uefa in una notte dolcissima e magica.

Il mondo del calcio perde un bravo allenatore e una persona meravigliosa. Noi lo ricordiamo così, coi suoi capelli bianchi, sulla nostra panchina, mentre con un sorriso si godeva le magie di Ronaldo, circondato dall’orgoglio e dall’affetto dei tifosi dell’Inter”. Di tutti i tifosi, aggiungo io, che ho avuto l’onore e la fortuna di conoscerlo, come  coach e come amico. Dei tanti articoli che gli ho dedicato, mettendo sempre in evidenza il suo naturale amore per i giovani, questo è il più difficile.Lo avevo seguito negli allenamenti nella stagione 87/88 al Genoa e ancora quando era arrivato alla Lucchese dal 2005 al 2007. Ricordo um momento difficilissimo della sua vita extra calcistica. Gigi che si era sposato in prime nozze con la signora con Leda, dalla quale era separato, si era risposato con Monica, diventata fondamentale per la sua vita privata.

Ha avuto quattro figli, Fiamma, Maria Saide, Cecilia e Adriano, che purtroppo era morto a soli 33 anni il 25 ottobre 1999 all’Ospedale Maggiore di Bologna per le conseguenze di un incidente stradale che avvenne il 14 ottobre lungo la via che da San Giovanni in Persiceto porta a Crevalcore. Adriano era in sella ad una motocicletta di grossa cilindrata che si scontrò con una «Polo» condotta da un giovane della zona. L’impatto fu molto violento e sbalzato dal sellino, finì sull’asfalto dopo un volo di molti metri. Per Simoni un dramma esistenziale enorme da cui si riprese solo grazie alla moglie e all’amore per lo sport. Allenava il Piacenza in quel triste periodo e in concomitanza della partitissima con la Fiorentina si fece sostituire da Maurizio Braghin che poi avrei ritrovato a Savona nel 2016.

Non bastasse il dolore immenso per la perdita di un figlio l’11 gennaio 2000 a distanza di pochi mesi dall’evento, finì in modo burrascoso anche il legame fra il tecnico e la società emiliana e con i tifosi per via del suo passato con la rivale acerrima Cremonese.

Come ha fatto Ronaldo su Instagram voglio ricordarlo come un uomo saggio e buono e come un grande mister che non ti ordinava di fare le cose, ma che ti spiegava perché quelle cose erano importanti. Un vero maestro, un direttore di orchestra con quel sorriso stampato in volto, con la sua voce sempre calma e rassicurante, con i suoi consigli preziosi.

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