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Figc Settore Giovanile e Scolastico: “Chiesto al CTS un protocollo apposito”

Lo speciale del ct Vaniglia

La parole d’ordine sembra essere: “ripartenza, anche per i settori giovanili”. Le scuole calcio vogliono infatti riprendere e chiedono a gran voce delucidazioni agli organi preposti.

A tal proposito si è espresso il Presidente del Settore Giovanile e Scolastico della Figc Vito Tisci che ha dichiarato: “Tante scuole calcio mi hanno contattato in questi giorni riguardo a questo argomento. Il DPCM sancisce che a partire dal 25 maggio riaprono i centri sportivi mentre il Ministero dello Sport ha delineato le linee guida da seguire per fare pratica sportiva in questi centri. È doverosa una premessa fondamentale: sono consentiti gli allenamenti individuali evitando assembramenti e indossando guanti e mascherine, non si potrà fare la doccia e all’interno degli spogliatoi deve esserci materiale igienizzante e termoscanner per misurare la temperatura corporea. Infine, le partitelle sono vietate. Per quanto ci riguarda, ci sarà a breve un comunicato per quanto riguarda l’attuazione delle linee guida mentre abbiamo chiesto al CTS un protocollo sanitario ad hoc per le scuole calcio. Capisco che i ragazzini hanno voglia di divertirsi e giocare ma il pallone non potrà essere toccato e le partite sono vietate. Ci auguriamo che questo virus venga debellato al più presto e che la curva dei contagi scenda a zero per allentare le misure restrittive per la pratica calcistica, permettendo dunque alle scuole calcio e a tantissimi ragazzini di tornare a divertirsi con un pallone. Ad oggi però la realtà è questa”.

Entrando più nel vivo dei problemi che riguardano il calcio dei giovani, Tisci ha infine voluto precisare: “Io credo che si tornerà alla normalità solo quando arriverà il vaccino e c’è il serio rischio di dover aspettare ancora a lungo. Senza quello faticheremo a ripartire anche per la prossima stagione. Del resto anche le scuole sono chiuse e non si può prevedere quando verranno riaperte. Il nostro mondo è legato a quello della scuola, è impensabile che un ragazzino possa fare sport se non va a scuola. Io gestisco 700.000 ragazzi, dai 5 ai 16 anni, e sono circa 3.400 le società pure, che fanno solo attività giovanile, poi ci sono quelle dilettantistiche e professionistiche. Con loro si arriva ad un totale di un milione di tesserati. Tutti al momento fermi. E non si potrà ripartire con questi protocolli, ma bensì come già detto con protocolli specifici. D’altronde le spinte verso una graduale ma ravvicinata ripresa sono legittime e comprensibilissime, vista l’importanza del ruolo del calcio non solo in termini sportivi ma anche e sopratutto sociali”.

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