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Fase 2, viaggio di IVG.it nella zona industriale di Finale Ligure: conti in rosso, problemi con le banche e incertezze sul futuro fotogallery

Le difficoltà di aziende artigiane, della distribuzione, nei macchinari e nel comparto edile

Finale Ligure. Gioia di ripartire, ma anche tanta preoccupazione sul futuro, sui conti in rosso, sulle misure di sicurezza sanitaria necessarie, sugli aiuti e i contributi che non arrivano, sulle difficoltà nelle procedure con le banche per l’accesso al credito e ai finanziamenti.

zona industriale finale

Questo è stato il viaggio di IVG.it nella zona industriale finalese a Perti, a pochi giorni dall’inizio della Fase 2 con le prime riaperture.

Aziende artigiane, della distribuzione, nei macchinari e nel comparto edile, pronte a ricominciare, ma anche alle prese con criticità di varia natura. L’incertezza sul futuro la fa da padrone, come per tutti e come per tanti settori produttivi.

Ecco le parole dell’azienda “Gallo”, da anni protagonista della distribuzione alimentare: “Avevamo circa 600 clienti da rifornire tra bar, ristoranti, alberghi e bagni marini, ora se non fosse stato per le macellerie avremmo già chiuso i battenti… Noi siamo rimasti nei giorni di emergenza, ma ci siamo dovuti reinventare con le consegne a domicilio, è stata una vera rivoluzione ma abbiamo garantito uno stipendio a quasi tutti i nostri dipendenti”.

“Sicuramente il fatturato, basato in primis sulle forniture nel comparto turistico, è stato e sarà drasticamente ridotto, parliamo di un calo superiore al 60%. Per questo auspichiamo forti e importanti misure dalle istituzioni, anche perché le conseguenze di questa crisi si faranno sentire nei prossimi mesi”.

Quanto alla sicurezza sanitaria: “Ci siamo subito attivati, con mascherine e guanti per i nostri dipendenti, garantendo l’opportuno distanziamento sociale, attuando un piano di sanificazione dei nostri spazi e locali aziendali, un altro investimento…” conclude il titolare.

La Parodi Giulio Sas, altra storica azienda locale, specializzata nella vendita, distribuzione e riparazione delle macchine agricole, ha subito un duro colpo a seguito dell’emergenza coronavirus e della quarantena, contando che la maggior parte del fatturato arriva proprio dai mesi primaverili.
“Un dramma, anche perché dal 4 maggio siamo aperti all’ingrosso, ma ancora chiusi al dettaglio considerando che il nostro codice Ateco non è ricompreso tra le riaperture consentite: aspettiamo quindi di ripartire al 100%” afferma il titolare.

“Sul fronte delle misure di sicurezza sanitaria siamo pronti, abbiamo un tecnico per le indicazioni del caso, anche questa settimana abbiamo ordinato altro materiale”.

“Sono stati mesi davvero duri e i contraccolpi si faranno sentire per tutto l’anno almeno, sperando che la situazione torni davvero alla normalità”.

“A livello di perdite è ancora difficile quantificare, perdendo il periodo migliore come la primavera siamo intorno al 70% in meno, ma gli effetti saranno visibili nei prossimi mesi, contando che siamo in un territorio che vive di turismo e senza quello sarà davvero dura…”.

zona industriale finale

Ecco la voce di Alessandro Rosciano, amministratore delegato della Faggion Marmi, azienda artigiana che danni lavora nel settore dei marmi, dell’edilizia, dell’arte funeraria e nella fornitura di pietre e materiali: “Siamo ripartiti bene, non speravo così… La voglia è tanta, non siamo stati fermi durante la chiusura e in remoto abbiamo lavorato sui nostri progetti aziendali del 2020 che speriamo di portare avanti con successo nonostante l’emergenza di quest’anno e la conseguente crisi”.

“Avevamo parecchi ordini e lavorazioni rimaste ferme che abbiamo ripreso e che stiamo riprendendo, siamo fiduciosi, la nostra clientela ci chiama e chiede…”.

“Il calo per la chiusura obbligata? Una prima stima è una 30-40% in meno, tuttavia solo a fine anno si potranno fare i conti esatti e valutare gli effetti di questa situazione”.

“Come azienda abbiamo intrapreso tutti gli accorgimenti di sicurezza sanitaria, tanto per i nostri dipendenti quanto per l’accesso al nostro stabilimento-laboratorio, speriamo al più presto che queste mascherine, questi provvedimenti non servano più e si ritorni davvero alla piena normalità” conclude.

Infine l’azienda Lovisolo, specializzata in infissi e serramenti, a stretto contatto con il comparto edile e con i cantieri: “Un periodo a dir poco difficile, non abbiamo incassato nulla, ora con i primi giorni di riapertura i nostri clienti ci chiedono di terminare alcuni lavori rimasti in sospeso, ma attendiamo ancora materiali dai fornitori, quindi una ripartenza complicata, come ci aspettavamo…” sottolinea il titolare.

“Indubbiamente a fine anno, rispetto al fatturato dell’anno scorso, la perdita sarà intorno al 40%, se non ci saranno altri contraccolpi e progressivamente si ritornerà alla situazione precedente all’emergenza sanitaria, altrimenti anche peggio…”.

“Per quanto riguarda le misure sanitarie ci siamo attrezzati sui nostri spazi e punti di contatto con la clientela, abbiamo inserito della cartellonistica, abbiamo gel igienizzante, guanti e obbligo di mascherina, oltre allo distanziamento sociale richiesto”.

“Non c’è dubbio che ora le difficoltà maggiori sono con le banche e con l’accesso ai finanziamenti. Gli istituti di credito hanno troppa mole di pratiche e ottenere le risorse necessarie per assicurare una ripresa solida è complicato. E’ chiaro che servirebbe meno burocrazia e una maggiore semplificazione” conclude.

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