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Fase 2, quali mascherine usare per proteggerci dal coronavirus? Risponde l’esperto del San Martino

Chirurgiche, FFP2, FFP3, con o senza valvola, monouso o di stoffa: ecco qual è la scelta migliore per affrontare al meglio la fase 2

Regione. Da lunedì bisognerà per forza averne una per salire sull’autobus. Ma anche per entrare in un negozio, per andare alle poste, per fare la spesa al supermercato. E quanto sembrano lontani i tempi in cui veniva preso in giro chi la indossava. Proprio lei, la mascherina, sarà un accessorio che continuerà a farci compagnia finché il coronavirus non sarà più un problema.

Ma quali mascherine bisogna usare per proteggersi? È utile spendere qualche euro in più per acquistare un modello più efficace? È vero che esistono mascherine “altruiste” e mascherine “egoiste“? E se vediamo qualcuno che indossa quest’ultimo tipo, dobbiamo starne alla larga? Per chiarire tutti i dubbi abbiamo interpellato ancora una volta Salvatore Giuffrida, direttore amministrativo dell’ospedale San Martino di Genova, che insieme al responsabile della prevenzione Dimitri Sossai ha gestito l’emergenza dpi nelle prime fasi della pandemia e che ci aveva già aiutato a compilare questo vademecum (se non l’avete ancora fatto, leggetelo).

Premessa: il Dpcm del 26 aprile, quello che disciplina l’ingresso nella fase 2, non fornisce indicazioni molto precise. “Possono essere utilizzate mascherine di comunità – si legge – ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso“. Per quanto riguarda l’accesso ai mezzi pubblici, si dice che “i passeggeri dovranno indossare necessariamente una mascherina, anche di stoffa, per la protezione del naso e della bocca”.

“La scelta migliore che possiamo fare è acquistare mascherine chirurgiche certificate secondo gli standard europei. Basta controllare che riportino il marchio CE – spiega Giuffrida -. Possono essere a due, tre o quattro veli. In ogni caso sono presidi medici in grado di filtrare le particelle di saliva, il cosiddetto droplet, che trasportano il virus da una persona all’altra. Servono a proteggere gli altri da noi, nel caso in cui fossimo contagiosi. Ma se tutti le indossiamo, siamo tutti protetti”.

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Sono di questo tipo, ad esempio, le mascherine gratuite consegnate per posta dalla Regione Liguria, che si potranno ritirare anche in farmacia a partire da mercoledì 6 maggio con la tessera sanitaria, una confezione a testa. Ma le chirurgiche si trovano in vendita ormai in diversi esercizi commerciali, e per effetto di un’ordinanza del commissario all’emergenza Domenico Arcuri il loro prezzo unitario non potrà superare i 50 centesimi. Considerato che una mascherina può durare anche diversi giorni, a patto di usarla correttamente, non si tratta di una spesa eccessiva.

Ma mettiamo che vogliamo sentirci ancora più sicuri. Può essere utile acquistare una mascherina FFP2 o FFP3, in grado di proteggere chi la indossa dal virus? “Non ha senso, anzitutto perché costano molto di più – taglia corto Giuffrida – e poi, se tutti andassimo a comprarle, finiremmo per toglierle di nuovo al personale sanitario che è quello che ne ha davvero bisogno”.

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Su queste mascherine, non a caso definite “egoiste“, si è diffuso il dubbio che siano pericolose, in particolare quelle dotate di valvola, perché in grado di proteggere dall’esterno verso l’interno, ma non viceversa. Tanto che alcuni chiedono addirittura che siano bandite dai mezzi pubblici. “Le FFP2 e FFP3 hanno capacità di filtraggio tanto in ingresso quanto in uscita, almeno quanto una mascherina chirurgica – precisa Giuffrida -. Questo perché il virus non viaggia nell’aria, ma nelle goccioline di saliva”.

Ma attenzione: se la mascherina è dotata di valvola per il passaggio dell’aria, potrebbe essere fonte di contagio per coloro che si trovano intorno a chi la indossa. “Dipende se la valvola è coperta dal materiale filtrante o meno – spiega Dimitri Sossai, responsabile del servizio di prevenzione per l’ospedale San Martino di Genova – nel caso in cui non lo fosse, la mascherina FFP2 o FFP3 non protegge in uscita“.

Meglio non fidarsi, invece, delle mascherine di stoffa che sono prive di certificazione. Il semplice tessuto non è in grado di filtrare le microparticelle infette, a differenza delle chirurgiche che sono fatte apposta. Quindi, anche se la legge non impone nulla al riguardo, faremmo bene ad abbandonare l’idea dell’auto-produzione, che non è “meglio di niente” proprio perché, in termini medici, equivale a “niente”.

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