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Fase 2, i lavoratori delle banche nel “mirino” per l’accesso al credito: “Super lavoro, insulti e rischio contagi”

La Fisac Cgil di Savona lancia l'allarme sulla situazione negli istituti di credito

Savona. Super lavoro nelle banche e negli istituti di credito savonesi alle prese con le numerose pratiche e procedure per l’erogazione dei finanziamenti e del credito alle imprese stabilita dai decreti governativi per il rilancio dell’economia.

E la Fisac Cgil di Savona lancia l’allarme sul tema della sicurezza di lavoratori e lavoratrici nel settore bancario, ma non solo: “L’emergenza Covid 19 non è finita e come in molte altre aziende, anche nelle banche i dipendenti continuano a veder sfilare una normativa dietro l’altra, che si tratti di un decreto o di un protocollo sottoscritto con le controparti datoriali, ma il comune denominatore è soltanto uno: un rischio di contagio ancora alto a causa di ritardi nella fornitura dei cosiddetti DPI, e lo scarico di responsabilità individuali sempre maggiore a causa delle continue riorganizzazioni”.

“A fine febbraio, così come l’aggravarsi dell’epidemia, era già esploso il problema della mancanza di adeguate protezioni nelle filiali bancarie, obbligatoriamente mantenute aperte in quanto l’attività finanziaria viene considerata servizio essenziale, e da subito ci siamo mobilitati richiamando gli istituti inadempienti e coinvolgendo le autorità competenti. Purtroppo abbiamo assistito a lavoratrici e lavoratori in quarantena che hanno poi avuto decessi in famiglia, con i conseguenti risvolti psicologici, e per chi è rimasto al lavoro i dubbi e le preoccupazioni di essere o meno stati contagiati o portatori del virus”.

“Sono allora poi arrivate, come già detto con molto ritardo, le pulizie straordinarie e qualche sanificazione (ma non per tutti), i cosiddetti DPI (ma non per tutti), i divisori in plexiglass (ma non per tutti) e dopo non poche insistenze anche le guardie (ma non dappertutto) a seguito di assembramenti ed aggressioni soprattutto nei giorni di scadenza” afferma il sindacato.

“Le banche hanno allora deciso di attivare i turni o le chiusure alternate delle filiali; ogni istituto ha scelto strade diverse, sottoscrivendo anche protocolli di intesa a livello nazionale dove si impegnavano a rifornire le protezioni ove mancanti e ringraziando chi sino a quel momento si era esposto con tante belle iniziative – arrivando in alcuni casi a definire eroi i propri dipendenti, scrivendo poesie, concedendo ferie da utilizzare poi in un periodo in cui è impossibile usarle per il benessere psicofisico”.

E adesso a che punto siamo? “Che ci risiamo. A fronte del Decreto Cura Italia, le banche si sono messe a disposizione per concedere i finanziamenti alle imprese e gli anticipi a chi è in cassa integrazione. E così chi già con tutta la buona volontà faticava a mantenere aperti gli sportelli per l’operatività ordinaria in una fase straordinaria, si è ritrovato con una nuova mole di incombenze burocratiche e farraginose, ma con da una parte la presenza ridotta di diendenti nelle filiali, e dall’altra le cosiddette task force in smart working senza formazione né procedure funzionanti”.

“La conseguenza: centralini intasati, maggiori assembramenti nonostante le disposizioni di ricevere su appuntamento (certe agenzie poi, gestendo le tesorerie comunali, non possono nemmeno governare l’utenza con questo metodo), continui reclami verbali e insulti. Insomma, inevitabili tensioni tra chi vuole accedere a un servizio e chi è impossibilitato – non per sua volontà – a fornirlo”.

“La ciliegina sulla torta è arrivata infine con la notizia di questa settimana delle riaperture dal 18 maggio di molte attività produttive e la possibilità per le aziende di credito di modificare l’accesso alle agenzie dalla modalità di appuntamento ad un contingentamento degli accessi nel rispetto del rapporto 1:1 tra clienti e dipendenti al momento disponibili per il servizio alla clientela”.

“Questa ulteriore variazione è molto preoccupante, perchè da una parte si sono già fissati appuntamenti per almeno tutto il mese di maggio, se non oltre; dall’altra, il contingentamento degli accessi, ove non presente guardia all’ingresso, è derogata ai responsabili di filiale o loro preposti i quali sono esposti ai problemi di ordine pubblico già denunciati. Addirittura vengono inviate pagine e pagine di indicazioni su come comportarsi per “mitigare il rischio di aggressione”, senza alzare la voce, non facendosi coinvolgere emotivamente, addirittura si consiglia di non indossare sciarpe o collane per non dare appigli, il che è come dire: “sappiamo benissimo che siete a rischio cari dipendenti, ma invece della guardia cercate di evitare lo scontro frontale…”.

“In particolare nei giorni scorsi abbiamo sollecitato ad intervenire preventivamente le funzioni preposte alla salute e alla sicurezza di Intesa Sanpaolo e Banco BPM, coinvolgendo nuovamente anche le autorità competenti. Intesa Sanpaolo è infatti tra gli istituti che ha deciso di non fornire guardie all’ingresso (se non in una sola filiale a causa però di lavori in corso già attivi da prima dell’emergenza) e allo stesso tempo non montare nemmeno i plexiglass divisori (quindi, doppio rischio: assembramenti selvaggi negli ingressi con area “safe” e rischio contagio, perchè l’invito alla distanza è difficilmente rispettato, soprattutto con i locali open space). Banco Bpm ha fornito di plexiglass alcune postazioni ma, col rientro dei dipendenti prima assenti, ne lascia altre sguarnite, creando così dipendenti di serie A e di serie B costretti a spostarsi continuamente per avere un minimo di sicurezza, ma niente guardie anche qui”.

“Alle nostre segnalazioni non abbiamo ancora ricevuto riscontri concreti, eppure supermercati e piccoli negozi hanno ormai tutti quanti protezioni adeguate: la stessa Camera del Lavoro di Savona, dall’inizio di marzo, ha montato i plexiglass per i propri impiegati e provvede a sanificare le sedi ogni giorno, ma non ha sicuramente lo stesso bilancio dei gruppi bancari sopracitati. E’ evidente che per le aziende la salute e la sicurezza dei dipendenti si tramuta solo in un problema di costi, anche se certi funzionari si definiscono “colleghi tra colleghi” ma lo fanno da casa e, purtroppo, riprendendo anche la recidiva pratica delle pressioni commerciali per portare a casa quei numeri necessari a pagare bonus milionari ma che fanno poi arrivare sanzioni altrettanto milionarie da parte dell antitrust (17,3 mln di euro nel periodo 2015/2017 comminate a Intesa Sanpaolo, Bnl, Ubi Banca, Unicredit)”.

“La provincia ha pagato e sta ancora pagando un importante tributo in termini di malati, ospedalizzati, morti e presenta una curva del contagio non completamente sotto controllo (l’età media della popolazione è una delle più anziane d’Italia con i rischi annessi e connessi). In considerazione di quanto sopra invitiamo ancora i datori di lavoro a intervenire realmente per non esporre i dipendenti completamente disarmati a situazioni estremamente pericolose e facciamo un appello alla clientela a reclamare le loro giuste richieste ai vertici delle aziende stando dalla parte di una categoria già falcidiata dagli esodi e dalle continue ristrutturazioni”.

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