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Dieci anni fa la scomparsa di Roberto Baldassarre, il piemontese modesto che rese grande la cultura ad Alassio

Simbolo vivo di una stagione magica e forse irripetibile, fu per Alassio nel campo della cultura ciò che Berrino è stato per l'arte

Alassio. Sono passati dieci anni dalla scomparsa di Roberto Baldassarre e il 2010 ha segnato un’evidente, inevitabile cesura nella vita culturale di Alassio di cui Roberto è stato promotore demiurgico e capace, nello stesso tempo, di restare in ombra, senza mai montarsi la testa. Quando ottenne su mia proposta dal Presidente Ciampi la nomina a commendatore della Repubblica rimase stupito, contento ma anche un po’ dispiaciuto. Non esibì mai quel riconoscimento con una modestia tutta piemontese (era nato a Torino nel 1942), direi simile all’esageruma nen di Norberto Bobbio che ricordai ad Alassio su suo invito nell’Auditorium della Biblioteca che oggi è a lui intitolato su proposta di Romano Strizioli e mia.

Ricordo la solennità dei suoi funerali ad Alassio con un corteo lunghissimo di persone che bloccò la via Aurelia prima di riempire la Collegiata di Sant’Ambrogio dove mons. De Canis celebrò la liturgia. Baldassarre era un cattolico convinto, aperto a tutti. Aveva acquisito una grande esperienza culturale, anche se una volta mi disse che “lui era solo un ragioniere”, anche se molti lo chiamavano dottore.

E’ stato il protagonista della nuova biblioteca sul Mare, della Pinacoteca Carlo Levi, del Premio letterario “Un autore per l’Europa” che con lui ha preso quota. Sindaci e assessori gli hanno dato la più ampia fiducia e ricordo il grande rapporto con il dirigente della Cultura del Comune di Alassio Alfredo Silvestri che si può considerare il suo legittimo erede e che incontravo spesso in ospedale quando con Romano Strizioli andavamo a trovarlo nei lunghi mesi di malattia.

Baldassarre è stato per Alassio nel campo della cultura ciò che Mario Berrino è stato nel campo del turismo e dell’arte. Il Centro “Pannunzio” è nato anche in Liguria per la sinergia che si era creata con Roberto a cui è dedicata la sezione di Alassio del Centro. Lui stesso ebbe, alla memoria, il Premio “Pannunzio”, un riconoscimento riservato a pochi intellettuali italiani di alto livello da Spadolini a Bobbio, da Abbagnano a Ronchey, da Montanelli a Dacia Maraini. Sono migliaia i nomi di persone di cultura e di artisti invitati ad Alassio da Baldassarre: molte firme sul celebre muretto di Alassio sono legate ad eventi promossi da lui.

Non so se ci sia la sua firma sul Muretto perché la sua ritrosia era molto forte ed accettò con esitazione persino l’ambito “Alassino d’oro”. Se la sua firma non ci fosse, sarebbe bello ricordarlo sul Muretto e formulo la proposta a Luisella Berrino, un simbolo vivo di una stagione magica e forse irripetibile per Alassio.

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