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Savona, 5 morti alla Rsa Bagnasco. Rambaudi: “Chi sbaglia paghi, ma niente caccia alle streghe”

L'amministratrice: "Paziente zero infettato perché costretto a terapie esterne. Ma in inverno sempre molti decessi, nel 2019 più che nel 2020"

Savona. Sono salite a cinque le persone morte per il coronavirus nella Rsa Bagnasco di salita Schienacoste (di fronte all’ex Astor) a Savona. L’ultimo decesso e’ di oggi, al San Paolo.

Spiega Lorena Rambaudi, amministratore unico di Opere Sociali Servizi, braccio operativo delle Opere Sociali: “Abbiamo anche sette ricoverati in ospedale. Uno è negativo, per gli altri aspettiamo l’esito dei tamponi ma hanno sintomi compatibili con il virus”. Opere sociali servizi gestisce la Bagnasco e, al Santuario, il Noceti e altre due strutture, per un totale di 260 persone.

Ancora Rambaudi: “Abbiamo eseguito il test del sangue a ospiti e personale in tutte le strutture, e stiamo aspettando i risultati. Il ‘paziente zero’ della Bagnasco si è probabilmente infettato perché era costretto a terapie esterne: è cominciato tutto da lì. Comunque nelle nostre strutture abbiamo da tempo adottato tutte le precauzioni, ancora prima che ci fossero indicate, dotandoci dei necessari strumenti di prevenzione con una catena di solidarietà in tutto il gruppo. Non è il caso di cercare responsabilità, ma se qualcosa non ha funzionato non lo si deve certamente a noi, che siamo le prime vittime di questa situazione”.

Conclude Rambaudi: “Sento parlare altrove di inchieste, gravi accuse e cose del genere. Certamente se qualcuno ha sbagliato è giusto che venga messo sotto osservazione, ma non vorrei che fosse partita una specie di caccia alle streghe verso le Rsa. Anche il nostro personale, come negli ospedali, si sta prodigando con grande senso di responsabilità”.

Infine Rambaudi fornisce alcuni dati statistici, per rimarcare che in questo tipo di strutture nel periodo influenzale e nei mesi caldi il numero dei decessi è sempre alto: “Nel primo trimestre 2019 su 260 pazienti ci sono stati 41 decessi, nel 2020 33. Ovviamente ad aprile la situazione si è poi aggravata”.

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