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Sanzionato per essere andato a prendere al lavoro la moglie infermiera: scatta la gara di solidarietà

Diversi lettori si sono offerti di pagare la sanzione al loro posto, due avvocati hanno offerto assistenza gratuita per il ricorso

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Savona. “Se vi faccio arrivare i soldi, glieli date per pagare la multa? Però vorrei rimanere anonimo”. Il messaggio è arrivato ieri mattina: si sarebbe ben presto rivelato solo il primo di una serie. E’ scattata la “gara di solidarietà” tra i lettori di IVG.it dopo che ieri mattina vi abbiamo raccontato la storia di un uomo sanzionato per essere andato a prendere al lavoro la moglie infermiera.

La vicenda ha fatto il giro del web: la coppia, residente a Savona, lavora per una casa di riposo di Cogoleto. Per evitare alla moglie il viaggio il treno il marito è andato a prenderla in auto: al successivo controllo da parte della polizia di Stato è arrivata la sanzione per mancato rispetto del Dpcm. Secondo gli agenti quel viaggio non era motivato da “assicurata urgenza”: da qui il verbale da 533 euro per violazione delle restrizioni relative al Coronavirus.

La loro storia e la loro amarezza hanno rapidamente dato vita a un circolo virtuoso, con alcuni lettori che hanno contattato la redazione per offrire aiuto economico. Abbiamo girato le proposte alla coppia, che ha deciso di non accettare: “Li ringraziamo con tutto il cuore – scrivono a IVG – la multa la pagheremo in settimana. A noi interessa che questi piccoli soprusi non vengano perpetrati. Comunque un grazie enorme, siamo commossi da tanta generosità e grati a chi ci ha già fatto un grande piacere comprendendo le nostre ragioni”.

“No, il grazie va a loro – è la successiva replica a IVG di uno degli anonimi – che ogni giorno con professionalità ed impegno hanno continuato, mettendo a rischio la loro vita, a prendersi cura delle persone più fragili”.

Tra le proposte arrivate a IVG ci sono anche quelle di due avvocati pronti a offrire assistenza legale gratuita per l’eventuale ricorso. “Riteniamo che il caso da Voi riportato sia meritevole di censura – scrive uno studio – e ci rendiamo disponibili ad assistere pro bono il soggetto sanzionato. In questo difficile periodo crediamo fermamente che ognuno debba fare la sua parte, mettendo a disposizione degli altri le proprie competenze e risorse; vista la particolare situazione dei soggetti coinvolti crediamo sia corretto che né la sanzione pecuniaria, né gli onorari di assistenza tecnica debbano gravare su chi – direttamente o indirettamente – sta dando una mano al nostro Paese e in buona fede possa aver anche commesso qualche leggerezza”.

La polizia stradale, dal canto suo, spiega che non c’era alternativa alla sanzione: “Purtroppo tecnicamente il verbale è corretto, perché la normativa è molto stringente – chiarisce la comandante Erika D’Alessandro – E’ stato contravvenzionato solo il marito che è andata a prenderla, la donna naturalmente no perché aveva esigenze lavorative. La ragione è che non è stata fornita una motivazione valida su perché la donna non avrebbe potuto usare i mezzi pubblici. La generica paura del contagio non si può considerare adeguata: è vero che i treni sono più scomodi, ma sono anche quasi vuoti. Poi posso comprendere che questa situazione possa sfociare in amarezza nei cittadini e in sentimenti di dispiacere. Purtroppo ripeto, però, che la normativa è molto chiara. L’operatore che si trova su strada come fa a non attenersi a quanto richiesto dal legislatore, facendo distinguo che poi possono creare dei ‘casi’? In caso di dubbi o perplessità su cosa è permesso e cosa no l’invito ai cittadini è quello di informarsi in tempo attraverso i nostri canali, proprio per evitare situazioni spiacevoli come questa”.

“Ci hanno detto che per adesso non possiamo fare ricorso, si fanno solo le emergenze – risponde l’infermiera – per questo avevamo deciso con mio marito di pagare la multa. Ma a parte il fatto di pagarla o no, fare ricorso o no, quanto accaduto non mi sembra giusto. Sappiamo che le forze dell’ordine fanno solo il loro lavoro, sappiamo che anche loro sono sotto pressione… noi come operatori sanitari siamo forse più esposti, ma anche loro e tutti coloro come noi che lavorano sono a rischio, piccolo o grande che fosse. Volevamo solo un poco di comprensione, di empatia, di capire che noi non ci muoviamo da casa per andare a fare un giro”.

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