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Ripresa del calcio: Governo, Coni e Figc alla ricerca di una soluzione che accontenti tutti

Lo speciale del ct Vaniglia

Non è un segreto che Ministro dello Sport Spadafora abbia fatto capire che a maggio si può ripartire. L’importante è che il rischio sia portato vicino allo zero. Non la pensa però così il numero uno del Coni Malagò: “Si dovrebbe fare un percorso netto. In questa maniera si mette a rischio anche la prossima stagione. Sarebbe significativo per lo sport partire il primo settembre”.

La risposta del presidente della Figc Gravina (ennesimo parere discordante) non si è fatta attendere: “Le conseguenze di una chiusura anticipata sono sotto gli occhi di tutti. Si rischierebbe una paralisi a causa dei ricorsi”. Il piano per ripartire è semplice: visite mediche approfondite, sanificazione dei centri sportivi, allenamenti dal 4 maggio e campionato al nuovo via dal 30.

Tornare in campo si potrà, forse, ma non è ancora stabilito quando. Nella luce in fondo alla quarantena che l’Italia attende, il calcio è tra quei ‘comparti produttivi’ che conta di ripartire presto e aspetta un segnale dal governo. Segnale ancora rinviato dal nuovo Dpcm, che prolunga anche per eventi sportivi ed allenamenti la quarantena fino al 3 maggio. E in questo caso, visto che pallavolo e basket hanno già dichiarato chiuse le loro stagioni, è soprattutto il calcio ad essere interessato.

La linea da seguire con lo sport deve aver fatto discutere, se come ha rivelato Malagò la proroga dello stop aveva due ipotesi: 27 aprile o 3 maggio. Certo, la prima data non avrebbe avuto direttamente il significato di una ripartenza il 28, ma di fatto il calcio è stato, dopo i contatti del mattino tra Gravina e Spadafora, in attesa.

In ogni caso, la scelta del calcio di provare a chiudere la stagione ha provocato un botta e risposta Malagò-Gravina: “Prendo atto che il calcio ha scelto una strada diversa”, dice il presidente Coni. “Tutti si fermano e il calcio no? Il calcio ha la sua specificità, per dimensione e impatto economico. Siamo in linea con quanto chiedono Fifa e Uefa”, la replica del presidente della Federcalcio.

Da parte sua, il numero 1 del governo mondiale del calcio, Gianni Infantino, avverte per l’ennesima volta: “Non si deve tornare a giocare finché rischierà anche un solo calciatore”. La deadline, ancorché generosa, è puramente indicativa visti i rischi di ripresa dell’epidemia anche a curva di crescita definitivamente scesa. Proprio per questo l’idea di tornare in campo divide anche il calcio al suo interno: pro sono Uefa, Federcalcio, Eca, Agnelli, Lotito; contro Ferrero, Brescia, una parte sostanziosa del sindacato calciatori, medici come il professor Castellacci. Per la prossima settimana la commissione medica della Federcalcio completerà il protocollo di sicurezza per il ritorno in campo.

Si seguirà, più che l’esempio del Bayern (allenamenti a gruppi di cinque, spogliatoi per due giocatori per volta o addirittura doccia a casa) la linea guida della Fmsi: tamponi per tutti, controlli di immunità per i negativi, e non solo i calciatori ovviamente. Dai massaggiatori ‘anziani’ ai dirigenti al seguito, per non parlare degli arbitri.

Tra i dubbiosi, anche Malagò. “Pallavolo e basket hanno dichiarato chiuse le loro stagioni, è un dato di fatto che il calcio ha seguito una strada diversa – ha sottolineato il presidente Coni – Per la ripresa del campionato, in teoria ci sono i tempi ma deve andare tutto bene. La certezza di finire però non te la da nessuno: ci sono una serie di problematiche che vanno riviste e poi soprattutto ci si deve augurare che non si incappi in un nuovo problema e nel tal caso ti ritroveresti ad aver pregiudicato la stagione successiva e di fatto anche fermare di nuovo la stagione che è appena ricominciata. Sono moltissime le variabili che incidono in tutto questo”.

E ai dubbi di Malagò risponde in serata il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina: “Tutti si fermano e il calcio no? Non entro nel merito delle scelte che hanno adottato le altre discipline – dice all’Ansa Gravina, al quale è stato chiesto cosa pensasse di quanto dichiarato dal presidente del Coni il calcio ha una sua specificità, per dimensione, per partecipazione e per impatto economico. Le conseguenze di un’anticipata chiusura dell’attività sono sotto gli occhi di tutti – prosegue Gravina – provocherebbe un notevole danno sociale, prima ancora che economico, perché rischieremmo la paralisi a causa dei ricorsi di chi si dovesse sentire leso dei propri diritti. Vogliamo concludere quello che abbiamo iniziato nel rispetto della salute di tutti i protagonisti, per questo siamo a lavoro col Governo e con la nostra Commissione medica per stilare tutti protocolli necessari affinché lo si faccia in piena sicurezza”.

“Il ministro Spadafora – la conclusione di Gravina – conosce la nostra idea di concludere le competizioni, in linea con le indicazioni degli organismi internazionali calcistici, ma c’è un bene primario da difendere che è la tutela della salute”. Il nuovo Dpcm ha prolungato anche per eventi sportivi ed allenamenti la quarantena fino al 3 maggio. Per la prossima settimana la commissione medica della Federcalcio completerà il protocollo di sicurezza per il ritorno in campo. Si seguiranno, più che l’esempio del Bayern (allenamenti a gruppi di cinque, spogliatoi per due giocatori per volta o addirittura doccia a casa), le linee guida della Fmsi: tamponi per tutti, controlli di immunità per i negativi e, ovviamente, non solo i calciatori: dai massaggiatori ai dirigenti al seguito, fino agli arbitri.

I recenti botta e risposta a distanza riteniamo non siano produttivi. Meglio che le parti si incontrino ad un tavolo di regia e si confrontino per il bene del nostro sport in generale e del calcio in particolare.

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