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Personal assistant e volontaria, l’ingauna Giulia: “Strade vuote e fosse comuni. New York al tempo del Coronavirus”

Originaria di Albenga, vive a NY da 9 anni. Lavora nel mondo del fashion e porta aiuto ai senzatetto

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Albenga. “Migliaia di persone apparentemente svanite nel nulla. Strade prima gremite ora appaiono deserte, popolate unicamente dal via vai incessante delle ambulanze, che si dirigono in ospedali sovraffollati. C’è un silenzio assordante, rotto solo dal suono delle sirene e, alle 19 di ogni giorno, da lunghi e scroscianti applausi dai balconi, rivolti a tutti gli operatori sanitari. È questa la mia New York al tempo del Coronavirus”.

Giulia, un'ingenua a New York ai tempi del Coronavirus

Le informazioni sono precise, disegnano un quadro drammatico, e la voce di Giulia Odasso, 29enne di Albenga, è rotta da comprensibile emozione in larga parte del suo racconto. Da 9 anni ormai si è trasferita a New York, dove lavora come personal assistant nel campo del fashion, con collaborazioni televisive e con importanti magazine del settore.

Si sente comprensibilmente newyorkese a tutti gli effetti e ha voluto raccontare, ai microfoni di IVG.it, la rapida metamorfosi che ha compiuto la “sua” città, meta di sognatori da tutto il Mondo, ma sprofondata in un terribile incubo dovuto al Coronavirus, che negli USA ha già ucciso oltre 20mila persone.

Giulia, un'ingenua a New York ai tempi del Coronavirus

“Le prime notizie dall’Italia sono arrivate un paio di mesi fa, da familiari e amici. Solo dopo un po’ ho cominciato a capire la gravità di quanto stesse accadendo e ne ho parlato con il mio fidanzato e le mie amiche. È stato terribile: nessuno mi credeva, sembrava di urlare in mezzo alla folla, ma senza essere considerata da nessuno. ‘Siamo l’America, non l’Italia. Qui non può accadere nulla di simile’, mi dicevano. Poi, la situazione è precipitata in un attimo”, ha raccontato la 29enne.

“In questo momento mi trovo a Soho, una delle zone maggiormente colpite. Ma ho preso la decisione di stare qui, a casa del mio capo, per continuare a lavorare e non perdere il lavoro. Sono personal assistant e producevo anche maschere artistiche. Ora seguo le mie clienti via Skype perché bisogna andare avanti e sopravvivere, anche se non è facile”.

“La paura è tanta e fa davvero male vedere New York così: ci sono fosse comuni, e fa paura solo a dirlo, e ospedali militari. Stanno allestendo anche una nave militare, che però non è ancora pronta, e gli ospedali sono sovraffollati, a tappo. Qui il sistema sanitario è delicato. Le code ai supermercati sono infinite, minimo una o due ore. Le strade sono deserte. L’atmosfera è surreale e ti toglie letteralmente il respiro”. 

Giulia, un'ingenua a New York ai tempi del Coronavirus

Oltre a lavorare nel mondo del fashion, Giulia è anche volontaria: ogni mese, insieme all’associazione “One Lace – Un filo che lega tutti”, porta aiuto e conforto ad alcuni dei tantissimi senzatetto che popolano la “Grande Mela”.

“Ieri, per la prima volta, sono uscita di casa dopo ben 23 giorni per incontrare i ragazzi dell’associazione con cui presto volontariato ormai da tempo. Aiutiamo a turno un gruppo di senzatetto, che qui vivono in condizioni davvero difficili, sulla trentaquattresima strada. Prepariamo da mangiare e, a nostre spese, compriamo vestiti, coperte e cioccolata calda di inverno, ma anche prodotti igienici. Questa volta abbiamo acquisto anche diverse confezioni di mascherine e guanti”.

“Con i miei compagni abbiamo parlato un po’ e la situazione è davvero drammatica. Nelle fosse comuni vengono seppelliti coloro i cui corpi non vengono riconosciuti da nessuno entro 13 giorni dalla morte: sono proprio i senzatetto e abbiamo temuto che tra loro ci fossero anche persone del nostro gruppo. Quando mi hanno inviato un sms per dirmi che li avevano trovati mi sono commossa e ho pianto, anche per via di tutta questa tensione”.

“Seguo anche le notizie dall’Italia, che ricevo dalla mia famiglia, e so che non è semplice per niente e per nessuno, ma bisogna tenere duro. Sono giornate buie, ma andrà meglio, giorno dopo giorno. Come ha detto il governatore Cuomo: ‘Noi siamo New York e ce le faremo senza dubbio’”, ha concluso la 29enne albenganese.

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