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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Memoria e ricordo

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“La memoria non trattiene che quanto il cuore le suggerisce” è un’affermazione dell’amico Gershom Freeman … non è passato poi così tanto tempo, eppure sembra così lontano, una delle ultime serate in cui questa maledetta pandemia ancora era lontana e ci si poteva vedere a casa mia conversando davanti ad un buon bicchiere di vino rosso, ma bando alle malinconie, stiamo attenti, proteggiamoci, supereremo il momento e ci servirà ricordarlo per vivere più intensamente i piaceri che abbiamo così a lungo sottostimato dandoli per scontati. Ricordare, memoria: sono le parole chiave della conversazione di quella sera. Stavamo chiacchierando di letteratura e filosofia, come spesso è ovvio che accada tra uno scrittore ed un filosofo, ed io stavo argomentando intorno alle ricerche di Henri Bergson, un pensatore francese vissuto a cavallo tra 800 e 900, un filosofo che aveva la qualità, non così scontata, di amare la condivisione delle proprie scoperte. Scriveva bene, in maniera chiara, mosso dal desiderio sincero di comunicare per la gioia di farlo, forse non è un caso che sia stato insignito del Nobel per la letteratura. Nel corso delle sue numerose conferenze ricorreva spesso ad esemplificazioni perché riteneva, e da insegnante condivido assolutamente, che se in te un concetto è chiaro puoi trovare la via più efficace a comunicarlo soprattutto se riesci ad esplicitarlo attraverso esempi, immagini, allegorie, che devono essere però prossime a chi ti ascolta.

Non è certo possibile affrontare il complesso itinerario della filosofia bergsoniana, ci basti raccogliere l’intrigante suggestione gershomiana, la misteriosa connessione che lega la memoria al cuore e, lungo tale itinerario, è affascinante accogliere gli interrogativi, non del tutto ovvi, che una così sintetica affermazione può suggerire: Che cos’è il ricordo quando non lo ricordiamo? E quando lo ricordiamo esso è ciò che si è inciso in noi nell’atto dell’esperienza o ciò che ci siamo, più o meno consapevolmente, concessi di ricordare? Ed ancora: quello che ricordiamo è una sorta di istantanea di ciò che è accaduto o lo sguardo di chi, nel frattempo, sono divenuto che sta osservando l’istantanea di un qualcosa che non esiste fino a che, presentificandola alla mia coscienza, non lo faccio diventare la mia emozione di ora? Questo dimostra, molto più inequivocabilmente di una spunta verdognola a forma di V in un quadratino del computer, molto di più di una osservazione di immagini nelle quali riconoscere un cartello stradale oppure un motel, che non siamo robot. In un computer, come in un robot, il dato memorizzato rimane sempre se stesso, immutabile e morto come ogni pensiero artificiale. Quando lo andiamo a riesumare per una qualche necessità, esso è lì, proprio come lo abbiamo lasciato, poiché il computer è una macchina, slegata dalla nostra e da qualunque vita, incapace di mutazioni autonome. Utile, specie in questi tempi di clausura, ma nulla a che vedere con un essere umano

Mi ci è voluto un bel sudare a rassicurare mio figlio dell’assoluta infondatezza di un ricordo che era certo rappresentasse un suo vissuto, un ricordo che raccontava con radicata certezza circa un’avventura di bambino in presenza della madre e che, semplicemente, non era mai accaduta: “Come è possibile che ricordi una cosa mai accaduta?” mi interrogava con logica rigorosa. Eppure era proprio così! Il ricordo è la presentificazione allo sguardo della mia coscienza attuale di un qualcosa che ho riesumato dal perenne fluire della memoria. Non basta: la memoria non è semplicemente il topos di ciò di cui ho fatto esperienza, piuttosto è il labirintico percorrere della coscienza inconsapevole degli infiniti sentieri interrotti, ripresi, mai esperiti e forse solo immaginati, senza una regola saputa, dove le coordinate spazio temporali si intrecciano caotiche e selvagge, generando un mondo abissale dal quale, a volte, i nostri guardiani coscienziali “Laissent parfois sortir de confuses paroles” per dirla con Baudelaire. Ma le parole confuse sussurrate dalla memoria, divengono pietre nel nostro dire che le trasforma, le rende presenti, ascoltabili qui ed ora, espressioni di un soggetto consapevole … quanto più reali … quanto meno vere.

Provo a celebrare la grandezza comunicativa di Bergson ricorrendo, con i miei modesti mezzi, ad una allegoria così come tanto genialmente faceva il filosofo francese per comunicare ciò che la parola non poteva esprimere ma che l’ascoltatore già sapeva e tanto desiderava gli fosse detto. Intanto è prerequisito utile al mio esempio l’essere innamorato o, almeno, l’esserlo stato. Se qualcuno vi avesse chiesto, o anche se voi vi foste interrogati, sul momento in cui vi siete innamorati, vi sareste trovati nella difficoltà di individuare l’inizio di un qualcosa in cui vi siete trovati senza esservi mai accorti dell’ingresso in una condizione così importante per la vita di ogni essere umano. Quando ci si accorge di essere innamorati l’evento è già accaduto, e si è inverato nel “non tempo dell’ altrove”. Ora, ripensandolo, tentando di portarlo alla coscienza presente, lo stiamo sradicando da quel magma metatemporale che ci abita per farlo divenire qualcosa di organizzato nelle coordinate logiche del quando e dove, per renderlo pensabile a noi stessi, per renderlo disponibile come risposta al quesito che ha dato il via a questo argomentare. Ma se mai riuscissimo ad individuare un momento, uno sguardo, un profumo nel quale riconoscere un possibile inizio, lo stesso ricordo, per quanto magico possa essere, non potrà mai intridersi dell’essenza di assoluto che è l’inconsapevolezza magica che genera le radici profonde del sentimento che ci si disvela senza che minimamente possa interessarci quando come o perché esso è nato.

Mi tornano alla memoria alcuni versi ungarettiani che cito a memoria e mi scuso se non sono correttissimi ma, per dirla con Skàrmeta (Il postino di Neruda) la poesia è di chi la usa, quindi: “Tra un fiore colto e l’altro donato/l’indescrivibile nulla.” Posso infine recuperare la citazione gershomiana di apertura “La memoria non trattiene che quanto il cuore le suggerisce” e concluderla per chi ha anima per cogliere tanta bellezza “che tu possa non scordarmi mai”.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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