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Istat, in provincia di Savona morti in aumento del 50% nei primi 21 giorni di marzo

Quattro i Comuni presi in esame: Alassio, Andora, Quiliano e Savona. Nel 2019 erano decedute 62 persone; quest'anno 93

Savona. La pandemia di coronavirus, con la quale conviviamo da un mese e mezzo, vede le nostre giornate scandite dai numeri, espressi nel bilancio della Protezione Civile che tra nuovi casi di contagio, decessi e guarigioni aggiorna quotidianamente l’entità della diffusione in Italia.

Il numero complessivo delle morti legate al Covid-19 è divenuto oggetto di discussione quando gli amministratori di alcuni Comuni delle aree più colpite dal virus hanno messo in dubbio i dati ufficiali, facendo intendere che in realtà le persone decedute sono un numero maggiore di quante ne siano state effettivamente conteggiate.

Fino a qualche giorno fa pareva plausibile che il numero di decessi non ufficialmente associati al Covid-19 fosse relativamente sparuto, poi il dubbio che i numeri fossero più elevati si è diffuso. Al punto da portare l’Istat a produrre una statistica sull’andamento della mortalità, con i dati anticipatori del 2020.

Il bilancio demografico completo di fine marzo sarà noto solamente il 25 luglio. L’istituto di statistica, nel frattempo, ha raccolto i dati di 1.084 comuni italiani (sui 7.904 complessivi) relativi al periodo che va dall’1 al 21 marzo 2020. Confrontandoli con lo stesso periodo del 2019, è emerso che sono raddoppiati i decessi, passando da 8.054 a 16.216.

Per quanto riguarda la provincia di Savona, sono 4 i Comuni presi in esame. Un campione comunque significativo, perché nel complesso contano 85.245 abitanti (al 30 novembre), ovvero il 31% dei residenti in provincia. Ebbene, in queste quattro città nel 2019 i morti erano stati 62; nel 2020 se ne sono contati 93: un aumento del 50%.

Ad Alassio, dall’1 al 21 marzo 2019, erano morte 11 persone (3 maschi e 8 femmine), quest’anno ne sono decedute 15 (8 maschi e 7 femmine) con un aumento del 36%.

Ad Andora un anno fa si era registrato un solo decesso (1 maschio), quest’anno sono stati 6 (6 maschi); crescita quindi pari al 500%.

A Quiliano si è passati dai 4 decessi del 2019 (1 maschio e 3 femmine) ai 7 del 2020 (5 maschi e 2 femmine), segnando un più 75%.

A Savona nelle prime tre settimane di marzo 2019 i decessi erano stati 46 (18 maschi e 28 femmine); nel 2020 se ne sono contati 65 (35 maschi e 30 femmine) con una crescita del 41%.

Si nota quindi un’evidente inversione di valori per quanto concerne il genere: mentre solitamente muoiono più donne che uomini (le femmine in Italia sono di più e dall’età media più elevata), in questo periodo i decessi dei maschi sono stati la maggioranza (il 58%). Ed è noto, secondo i report dell’Iss, che la letalità legata al coronavirus è più elevata tra gli uomini; innegabile, quindi, l’impatto del virus.

In questi quattro Comuni nel 2019 erano morte 5 persone di età compresa tra i 65 e i 74 anni (quest’anno ne sono morte 11), 20 persone di età compresa tra i 75 e gli 84 anni (quest’anno ne sono morte 28) e 33 persone di 85 anni e oltre (quest’anno ne sono morte 47). Da ciò si evince che i decessi al di sotto dei 65 anni di età erano stati 4 nel 2019 a fronte dei 7 del 2020. Sono in crescita, pertanto, le morti in ogni classe di età presa in esame.

In sostanza, nonostante il periodo preso in esame, 21 giorni, sia piuttosto breve per definire l’incidenza dell’epidemia sulla mortalità, l’aumento dei decessi appare significativo, al punto da indurre a pensare che alcune morti non attribuite al Covid-19 lo abbiano avuto quale concausa.

A tale proposito, l’Istat effettuerà ulteriori approfondimenti anche in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità per un più efficace monitoraggio dell’impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità complessiva.

Va sottolineato che l’impennata della mortalità si è avuta solamente nel mese di marzo. L’Istat, infatti, per gli stessi comuni, ha pubblicato i dati che vanno dall’1 gennaio al 21 marzo. Ad Alassio, Andora, Quiliano e Savona si sono avuti 286 decessi nel 2020, contro i 305 del 2019, i 314 del 2018, i 327 del 2017, i 274 del 2016, i 337 del 2015.

In sintesi, osservando gli ultimi sei anni, solamente nel 2016 si ebbero meno morti che nel 2020 (peraltro, curiosamente, i due anni sono bisestili e pertanto con il giorno in più già conteggiato). Segno che quest’anno, prima della diffusione del Covid-19, è stato caratterizzato da un indice di mortalità più basso della media e tuttora, nonostante i recenti eventi, presenta un numero di decessi contenuto.

Non bisogna dimenticare che la Liguria è la seconda regione “più anziana” d’Europa. Secondo le statistiche pubblicate oggi da Eurostat (dati 2019), il 28,5% della popolazione ligure ha più di 65 anni, e appartiene quindi alla fascia d’età considerata più a rischio di sviluppare sintomi gravi in caso d’infezione da coronavirus. Una percentuale più alta si registra solamente nella zona di Chemnitz, in Germania (28,9%), a fronte di una media Ue del 20,3%, in aumento dello 0,3% dal 2018 e del 2,9% rispetto a dieci anni fa.

L’Italia si conferma il Paese “più anziano” d’Europa, con il 22,8% della popolazione over 65. Seconda è la Grecia con il 22%, una percentuale di poco superiore a Portogallo e Finlandia (21,8% ciascuna). I tassi più bassi si registrano invece in Irlanda (14,1%) e in Lussemburgo (14,4%).

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