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Lettere al direttore

Cosa ne sarà del settore culturale?

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Ieri il Presidente della Regione con il consueto suono di trombe e rullare di tamburi ha annunciato la costituzione di una task force per preparare una possibile “ripartenza” della Liguria.

Noi Verdi potremmo essere contente e contenti di ciò anche se vorremmo capire cosa proporranno e cosa uscirà fuori ma vogliamo porre una domanda subito al Presidente Toti, all’assessora Cavo e a tutta la maggioranza di destra: che cosa succederà del settore culturale?

È noto che oggi musei, teatri, cinema, biblioteche, archivi… sono stati duramente colpiti da questa epidemia e rischiano pesantemente di non rialzarsi più.

Ci permettiamo quindi di proporre alcune idee alla task force regionale, sperando che ne vogliano discutere affinché la nuova partenza sia anche lo strumento per considerare la cultura, quale parte fondamento della coscienza civile e della essenza stessa della nostra civiltà.

In tal senso riteniamo che la regione debba agire su almeno tre fronti:
a) investire concretamente nel settore culturale con propri fondi ma anche ponendo una concreta azione politica a sostegno di investimenti pubblici dei comuni e dello stato oltre a quelli delle fondazioni bancarie (e non solo) e dei privati,intesi come mecenati,che investono per il valore sociale e collettivo di ciò che fanno e non per fare diventare il settore culturale e le opere d’arte come elementi decorativi di una operazione privata e pubblicitaria;
b) utilizzare i musei, le biblioteche, gli archivi… come strumenti di conoscenza rivolti in primo luogo alle scuole allo scopo di creare una nuova cittadinanza attiva fondata sul nostro patrimonio culturale e storico;
c) evitare per qualche anno mostre assolutamente inutili e volte ad arricchire solo chi le organizza per favorire politiche di ricerca e sperimentazione pure nel campo culturale dove si potrebbero poi organizzare mostre ed eventi culturali volti a conoscere e ad approfondire ogni aspetto del nostro patrimonio.

A questi temi generali noi Verdi vorremmo aggiungere alcune cose:
a) i musei degli enti locali devono essere adeguati in tempi rapidi ai criteri scientifici di ICOM e, qualora non sia possibile ma anche per economie di spesa, puntare a sistemi museali su territori più ampi con sedi aperte,orari sicuri, direzione scientifica e cura delle collezioni;
b) le biblioteche devono tornare al centro della scena generale insieme alle librerie poiché siamo un paese che legge molto poco ma che deve cominciare a leggere, creando percorsi virtuosi e di collaborazione insieme anche al centro nazionale per la lettura;
c) gli archivi devono essere accessibili e magari organizzare mostre per fare conoscere il proprio patrimonio, lavorando in stretto rapporto come musei e biblioteche con le Università;
d) la cineteca regionale e il centro regionale per il dialetto dovrebbero cominciare a funzionare ma soprattutto favorire la circolazione di opere meno conosciute e cicli di films in modo che fare cinema divenga ancora una attività culturale e non solo un dato di bilancio su cui ogni anno bisogna ragionare e rischiare di chiudere l’attività;
e) l’attività teatrale e musicale potrebbe vedere un contributo regionale al fine di creare un circuito teso a portare gli spettacoli in tutto il territorio ligure come era tanti anni fa per il decentramento culturale;
f) infine crediamo che vadano sostenute le attività di giovani artisti ed artiste tramite programmi di residenze, di sperimentazione, di start up di aziende o attività professionali e infine di luoghi da destinare a questi progetti e qui proponiamo alcune possibili sedi: Hennebique di Genova, l’ex sede delle funivie di Savona e spazi nelle aree liberate dell’Arsenale di La Spezia.

Sono solo alcune modeste idee ma la cultura ha bisogno di aiuto così come la Liguria non vuole vedere morire i propri punti di riferimento culturali.

Danilo Bruno
Europa Verde Liguria

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