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Coronavirus, Toti chiarisce: “Coltivare l’orto? Solo nel comune di residenza o in quello confinante”

Il presidente: "Resta vietato raggiungere le seconde case"

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Genova. In Liguria si potrà andare a coltivare un orto o un piccolo appezzamento di terreno per uso personale solo nel proprio comune di residenza, o al massimo in un comune confinante. Lo precisa un’ordinanza emessa oggi dal presidente ligure Giovanni Toti che sostituisce i contenuti del decreto regionale varato nella serata di Pasquetta.

Il documento precedente ricomprendeva “nel novero delle attività agricole” anche “la coltivazione di piccoli appezzamenti (poderi, orti, vigneti) o la conduzione di piccoli allevamenti di animali da cortile finalizzati al sostentamento familiare da parte di agricoltori non professionali”. Così la giunta aveva accolto la proposta dei consiglieri regionali Claudio Muzio (Forza Italia) e Andrea Costa (Liguria Popolare).

Un testo che aveva tuttavia lasciato spazio a numerosi dubbi: è consentito muoversi da una parte all’altra della Regione? Come dimostrare la ragione dello spostamento? E soprattutto: come scongiurare il pericolo che qualcuno usi la scusa dell’orto per raggiungere seconde case in campagna?

Problemi che hanno indotto la giunta Toti ad aggiustare il tiro: “Abbiamo specificato che l’attività è consentita solo nel comune di residenza o al massimo nel comune limitrofo. Dev’essere un appezzamento di terra pertinenziale rispetto all’abitazione e non il giardino di una seconda casa, che resta vietata in questo momento”.

L’ordinanza sostituisce del tutto il decreto e contiene ulteriori precisazioni rispetto alle attività edili consentite, quelle per cui basta la comunicazione di inizio dei lavori.

“Più la regione inizia a mettere in moto, gradualmente, quelle produzioni da cui dipende il benessere di molti cittadini – sottolinea il governatore – più occorre monitorare i comportamenti individuali con grandissimo scrupolo, perché altrimenti questi timidi esperimenti potrebbero diventare un boomerang in termini di contagi mentre io auspico che siano un inizio del volano della ripresa della Liguria, nel rispetto dei più stretti standard di sicurezza. In altre parole, il fatto che, d’accordo con le rappresentanze di alcuni settori, abbiamo deciso piccole aperture legate ai comparti edile, balneare o nautico, limitatamente in quest’ultimo caso alla consegna di natanti già costruiti, comporta – aggiunge Toti – che tutti dobbiamo avere un’attenzione ancora maggiore nell’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e nel rispetto delle regole di igiene e distanza sociale”.

In particolare, nel testo, viene specificato che “sono autorizzati nell’ambito del Comune di residenza o immediatamente attiguo il taglio del bosco per legna da ardere, la coltivazione di piccoli appezzamenti (poderi, orti, vigneti) o la conduzione di piccoli allevamenti di animali da cortile finalizzati al sostentamento familiare da parte di agricoltori non professionali, purché svolte con modalità tali da evitare assembramenti di persone, nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale”. L’ordinanza del presidente Toti è stata quindi inviata alle Prefetture, i Comuni, alla Città Metropolitana, alle Province e ad Anci e rimarrà in vigore fino al 3 maggio prossimo (come il Dpcm nazionale).

Il presidente Toti ha annunciato che domani “verrà emessa una nuova ordinanza sulla sanità e in particolare sulla situazione delle Rsa, che sappiamo bene essere un luogo critico per la stessa natura del virus ma che abbiamo monitorato e sorvegliato con grande attenzione fin dall’inizio della crisi, senza mai sottovalutare la situazione”. Inoltre, sempre domani, “ci sarà un incontro con i rappresentanti di Camera di Commercio, IIT, Rina e Università insieme alla nostra task force sanitaria di Alisa per stabilire puntuali protocolli operativi che consentano il monitoraggio e il ritorno al lavoro in condizioni di assoluta sicurezza. Questo sarà il tema delle prossime settimane”, ha concluso Toti.

Vicepresidente e assessore alla Sanità Sonia Viale

“Ringrazio il mondo produttivo che ascolta e si attiene alle indicazioni della task force sanitaria perché non può esserci ripresa – ha affermato – senza un rigoroso controllo delle norme di igiene e contrasto alla diffusione del virus. Proseguiamo in questa direzione con la collaborazione dei cittadini che non devono utilizzare le piccole aperture previste dall’ordinanza come strategemmi per aggirare regole stringenti da applicare con rigore”.

Rsa
“Fin dall’inizio dell’emergenza la nostra attenzione è concentrata anche su questo mondo. Ieri con la task force appositamente costituita in Alisa con il Prof. Palummeri abbiamo avviato una mappatura delle criticità per poter implementare in modo mirato le azioni già messe in campo, tenuto conto che le Rsa più critiche sono circa il 40% del totale mentre il 60% delle strutture è riuscito a contrastare la diffusione del virus. Per quanto riguarda i Dpi, oggi grazie alla protezione civile ne abbiamo distribuito una quantità importante, compresi i camici. Le azioni che verranno licenziate domani con un’apposita ordinanza sono a supporto delle strutture: non sono previste misure di indagine su cosa non abbia funzionato ma misure a supporto e di valutazione su cosa sia possibile migliorare. Inoltre metteremo a disposizione personale adeguatamente formato, che possa intervenire con efficacia e incisività, mentre è stato molto ben accolto il personale volontario, 13 medici e 5 infermieri, inviati dalla Protezione civile. Su impulso della Prefettura di Imperia da domani entreranno in servizio nel territorio della Asl1 altri 9 infermieri provenienti dalle strutture sanitarie della Marina Militare di Taranto, Brindisi e La Spezia”.

La vicepresidente Viale ha poi aggiunto che “i test sierologici avviati su 20mila persone tra ospiti e lavoratori delle Rsa per anziani, verranno estesi anche alle residenze per le persone disabili e per i pazienti psichiatrici. Ad oggi sono già stati effettuati oltre 10mila test. Di una parte di questi sono arrivati i primi risultati: su 2.353 test eseguiti sugli ospiti, l’86% non è venuto a contatto col virus (test negativo). Per quanto riguarda il personale, su 1.682 test di cui abbiamo il risultato, il 91% non è entrato in contatto con il virus (test negativo). È evidente – conclude l’assessore – che il risultato del test è valido in relazione esclusivamente al momento in cui viene eseguito”.

Assessore alla Protezione Civile Giacomo Giampedrone – Mascherine

“Dei 2 milioni di mascherine chirurgiche arrivate ieri a Genova – ha spiegato Giampedrone – oggi le Poste Italiane ne hanno consegnato circa 100mila confezioni (da due mascherine ciascuna) su tutto il territorio ligure con un lavoro capillare che proseguirà fino al 27 aprile. Successivamente la distribuzione proseguirà sempre gratuitamente attraverso edicole e farmacie. Complessivamente abbiamo messo in campo 3 milioni di mascherine chirurgiche: è un segnale positivo di attenzione della Regione e della Protezione civile, consapevoli che diventeranno uno strumento di largo consumo. Se qualcuno, conclusa tutta la fase di distribuzione, non l’avesse ricevute, potrà comunque richiederle alla Protezione civile del proprio Comune”. Per quanto riguarda le 102mila mascherine Ffp2 arrivate ieri a Genova, “stiamo approntando un piano di distribuzione per la sanità – ha spiegato l’assessore alla Protezione civile – e in particolare per i reparti a media e alta intensità di cura. Una parte, circa 1/3 andrà anche al mondo produttivo, con cui oggi abbiamo avuto una riunione insieme al collega Benveduti: dopo aver già consegnato circa 850mila chirurgiche, distribuiremo anche 80-100mila Ffp2 per specifiche lavorazioni. Di queste, Regione ne ha acquistato complessivamente 1 milione e 250mila pezzi: nel prossimo fine settimana dovrebbero arrivare altri carichi che saranno destinati principalmente al mondo sanitario per garantire il fabbisogno di chi opera in prima linea contro il virus. Inoltre siamo in contatto anche con i Vigili del Fuoco e con la Prefettura per le forze dell’ordine. Inoltre a metà settimana è previsto un ulteriore invio di mascherine ai Comuni quali gestori di servizi pubblici essenziali: circa 100mila pezzi di cui 60-70mila chirurgiche e 30-40mila ffp2”, ha concluso Giampedrone.

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