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Coronavirus, l’infettivologo Bassetti: “Altro che scuole, bisognava chiudere gli anziani in casa”

"Le mie rassicurazioni? Oggi è tutto un altro mondo". E attacca: "Italia paese di maleducati, ecco perché stiamo peggio di altri"

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Liguria. “Abbiamo chiuso le scuole, molto semplice. Però forse avremmo dovuto chiudere gli anziani in casa. Bisognava vietare alle persone fragili di uscire, perché queste sono persone che muoiono”. Non usa mezzi termini Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del policlinico San Martino di Genova, il cuore pulsante dell’emergenza coronavirus in Liguria. Dove ogni giorno sono i decessi a fare notizia, anche se ben più numerose sono le persone salvate e guarite grazie a un’équipe di professionisti tra le prime in Italia.

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Il medico genovese, divenuto controverso per la sua iniziale crociata contro l’allarmismo che lo ha portato a scontrarsi pubblicamente con altri scienziati (e non solo), è tornato in diretta su IVG e Genova24 per fare il punto della situazione e rispondere alle domande dei lettori. E anche per replicare, non senza durezza, alle critiche che lo hanno travolto.

“Io non ho più visto in giro un bambino, ma continuo a vedere una gran quantità di persone anziane senza mascherina, che camminano, che fanno la loro vita normale, anche a Genova”, è l’accusa di Bassetti. Il primario aveva criticato la decisione del Governo di chiudere le scuole perché, come ricorda oggi, “il comitato tecnico scientifico aveva detto che non c’erano evidenze così alte” dell’utilità della misura “e mi pare evidente che non avessero torto, dopo quello che è successo. Andava bene chiudere le scuole, ma forse due-tre settimane dopo avremmo fatto bene a dire agli anziani di chiudersi in casa. È facile rispettare la chiusura delle scuole, più difficile far rispettare altre norme. Ed è il motivo per cui molti anziani si sono ammalati”.

Bassetti, però, è lo stesso che lo scorso 24 febbraio – e cioè al quinto giorno di chiusura delle scuole – durante un’altra intervista con IVG e Genova24 assicurava che gli anziani dovevano limitarsi a “fare la loro vita normale”, anche perché, diceva il medico, “nessuno in Italia è mai morto di coronavirus”. Come giustificare allora questo cambio di prospettiva? “Era tutto un altro mondo – sbotta il primario -. Coi numeri che c’erano allora la situazione era totalmente diversa da quella di oggi. Nessuno avrebbe mai pensato che potesse succedere tutto questo, e chi lo diceva aveva tirato la moneta. La situazione è molto cambiata, ed è cambiato anche l’atteggiamento da parte dei medici”.

Nonostante tutto “credo ancora che fare allarmismo non serva – ribadisce Bassetti -. Certo oggi dire che nessuno è morto di coronavirus non sarebbe coerente. Ma qualcuno continua a fare dietrologia, e sono sciacalli ignoranti“. Ed ecco qualche sassolino. “Perché nessuno ha mai detto che questa è una banale influenza. Io ho detto che alla fine assomiglierà molto all’influenza pandemica del 2009, la cosiddetta suina, che fece nel mondo decine di milioni di casi e centinaia di migliaia di morti. Nulla a che vedere con l’influenza stagionale. Dal primo giorno ho detto che avremmo avuto milioni di contagiati e mi hanno guardato come un cretino. Ora il virus è endemico, io credo che avremo fino a 12 milioni di contagiati in Italia. Si tratta di numeri simili a quelli dell’influenza”. 

Un contagio molto più esteso di quello rilevato dai numeri ufficiali. E questo significa un’altra cosa: che dovremo imparare a convivere col virus, almeno finché non arriverà un vaccino. “È ragionevole pensare che non si indebolirà col caldo, un coronavirus addirittura è nato in Arabia Saudita – puntualizza Bassetti -. Ci auguriamo però che la gente stia meno negli ambienti chiusi, il che non vuol dire agglomerarsi all’aperto”.

La previsione dell’infettivologo del San Martino sulla possibile fine delle misure di distanziamento sociale traguarda i prossimi due mesi. “Quando avremo zero nuovi contagi, cioè intorno al 20-30 aprile, dovremo far passare ancora 30 giorni, due volte il tempo di incubazione del virus. Allora potremo tornare ad avere una vita pseudo-normale”.

Si tratterà in ogni caso di una rivoluzione culturale. “Questo è un paese di maleducati dal punto di vista infettivologico”, sentenzia Bassetti. Che aggiunge: “È lo stesso paese che non si lava le mani e non se le è mai lavate, lo stesso paese che ha fatto incetta di mascherine a febbraio mettendo in difficoltà gli operatori sanitari, lo stesso paese dove la gente usa antibiotici senza prescrizione medica e li compra su internet, il paese che pensa che i vaccini facciano morire la gente”.

E questo spiega, secondo il medico, perché siamo diventati l’epicentro della pandemia. “Non ci stupiamo che l’Italia stia peggio di altri. Spero che il coronavirus ci abbia insegnato un po’ di più a cambiare certi atteggiamenti. Se saremo migliori cittadini può darsi che, con la fine dell’estate, si possa tornare a una vita quasi normale, ma solo seguendo le indicazioni di prevenzione”.

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