IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Coronavirus, “Lega del Cane” e Ordine Veterinari Savona: “Nessun contagio da animale a uomo”

“Cani e gatti non sono fonte di contagio come confermato da fonti scientifiche”

Italia. Coronavirus e animali domestici, un tema molto dibattuto, soprattutto ultimamente, con notizie su presunti animali positivi al Covid-19, che hanno messo in allarme molti animalisti e proprietari di cani e gatti. E sul quale la “Lega Nazionale per la Difesa del Cane” ha provato a fare chiarezza. 

“Si tratta di un concetto che ancora fa fatica ad affermarsi nonostante sia stato ripetuto più volte: cani e gatti non sono fonte di contagio come confermato da fonti scientifiche. Anzi, sono loro che rischiano di essere infettati dagli umani”, hanno spiegato. 

“Leggendo con attenzione alcuni articoli apparsi in questi giorni, si ha la conferma che non c’è nessuna prova che i nostri amici a 4 zampe possano in qualche modo essere responsabili di contagio. Il direttore del Dipartimento sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità, Umberto Agrimi, afferma che ‘gli animali, vivendo in ambienti a forte circolazione virale a causa della malattia dei loro proprietari, potrebbero, in casi rari, contrarre l’infezione. Ma, nei casi osservati, gli animali sono stati incolpevoli ‘vittime’. Non esiste infatti alcuna evidenza che cani o gatti giochino un ruolo nella diffusione epidemica”.

“Allo stesso modo, – hanno proseguito, – la WSAVA (World Small Animal Veterinary Association) dichiara che ‘ci sono ancora molte informazioni mancanti sul SARS-CoV-2. La priorità è controllare il focolaio umano il prima possibile. Siamo tuttavia preoccupati per il benessere animale, a causa di notizie che riportano abbandoni o uccisioni di animali da compagnia soltanto a causa del timore, ad oggi ingiustificato, sul loro possibile ruolo nell’epidemia di COVID-19’”.

“’Ancora una volta bisogna ribadire un concetto che ripetiamo dall’inizio di questa tremenda epidemia e che viene confermato da fonti scientifiche: gli animali non sono fonte di contagio. Anzi, sono loro che rischiano di essere infettati dagli umani’, ricorda Piera Rosati, presidente di LNDC Animal Protection”.

“’Vorrei comunque invitare i giornali a una maggiore responsabilità nella formulazione dei titoli’, ha aggiunto ancora Rosati, ‘perché è un dato di fatto che purtroppo molte persone si fermano a quelli e non approfondiscono leggendo l’intero articolo. Pertanto, alcuni titoli fuorvianti o parziali possono diffondere altro allarmismo di cui al momento non c’è davvero bisogno’”, hanno concluso.

Sulla vicenda è intervenuto anche l‘Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Savona: “Come già specificato sullo stesso sito dell’Istituto Superiore di Sanità, non esistono, ad oggi, evidenze scientifiche convincenti su un significativo ruolo attivo degli animali domestici nella diffusione del SARS-CoV2. Sulla rivista scientifica internazionale Nature è stato inoltre pubblicato in data 1 aprile un breve articolo riportante gli ultimi aggiornamenti in merito a tale questione”.

“Alla luce dei dati attualmente disponibili gli animali da compagnia possono avere un ruolo di trasporto passivo delle particelle virali alla stregua di oggetti inanimati, come ad esempio la suola delle scarpe del proprietario stesso. Il secondo ruolo, che attualmente è oggetto delle notizie allarmistiche in circolazione, è legato la possibilità che gli animali stessi vengano infettati da basse cariche virali se venuti a stretto contatto con un paziente umano positivo. In tal caso, nell’animale soggetto ad infezione naturale, si possono verificare forme asintomatiche o paucisintomatiche”.

“In effetti, nei due cani e nel gatto osservati ad Hong Kong l’infezione si è evoluta in forma asintomatica; il caso descritto in Belgio in un gatto è stato invece caratterizzato da una sintomatologia respiratoria e gastroenterica, con miglioramento spontaneo a partire dal nono giorno dall’esordio dei sintomi, ma, al momento, non ci sono evidenze scientifiche che colleghino la sintomatologia osservata all’infezione da SARS-CoV-2”.

“Sono stati inoltre condotti studi con infezione sperimentale su un ridotto numero di animali domestici inoculati con alte cariche virali. Questi studi confermerebbero una scarsa suscettibilità del cane all’infezione da SARS-CoV-2.
E’ ad ogni modo di cruciale importanza, onde evitare inutili allarmismi, sottolineare che l’infezione sperimentale con alte cariche virali non rispecchia quello che potrebbe verificarsi nel contatto ravvicinato tra paziente umano infetto ed animale nella normale vita domestica, in quanto la carica infettante sarebbe nettamente inferiore”.

“Ad oggi, pertanto, gli animali da compagnia risultano semplicemente ‘vittime’ del contagio da parte di esseri umani infetti, oltretutto, nel caso di infezione naturale, con forme asintomatiche o paucisintomatiche e con possibilità estremamente scarse di rappresentare un rischio effettivo per la salute umana.

“Si raccomanda pertanto, cercando di placare le voci allarmistiche mediante una corretta comunicazione da parte dei medici veterinari con i proprietari stessi degli animali da compagnia, di incoraggiare semplicemente comportamenti di normale prassi igienica come diciamo da settimane, onde evitare che gli animali da compagnia possano fungere da veicolo passivo delle particelle virali (ad esempio evitare il contatto degli animali con altre persone durante le uscite per bisogni fisiologici e lavare con acqua e sapone neutro le zampe degli animali stessi prima del loro rientro in ambito domestico)”.

“Nel caso il proprietario risulti invece positivo all’infezione da  SARS-CoV2, o mostri una sintomatologia respiratoria acuta (anche senza avere effettuato alcun test diagnostico di conferma), il consiglio è quello di ridurre quanto più possibile l’esposizione del proprio animale ad un eventuale contagio, evitando i contatti ravvicinati con l’animale stesso facendo una vera quarantena con tutti i membri del nucleo familiare, mantenendo le normali misure igieniche, ed ovviamente rivolgendosi a familiari o ad associazioni di volontariato per provvedere alle uscite dell’animale per i suoi bisogni fisiologici”, hanno concluso.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere IVG senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.