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Coronavirus, il mondo dopo due anni di quarantena (secondo una tredicenne)

Virginia G. cerca di analizzare i risvolti sociologici, fisici e psicologici di 24 mesi di isolamento forzato

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Savona. “Cosa faremmo se la pandemia di Covid-19 durasse senza miglioramenti per due anni?”. E’ questa la domanda che si pone (e a cui cerca anche di rispondere) Virginia G., tredicenne savonese che, nonostante la sua giovane età, in una lettera inviata alla nostra redazione cerca di analizzare i risvolti sociologici, fisici e psicologici di 24 mesi di isolamento forzato.

Resta difficile immaginare che il “lockdown” possa perdurare addirittura per due anni, ma in queste settimane il nostro paese (come il mondo intero, del resto) si è trovato a fare i conti con avvenimenti che definire “da film” è forse riduttivo: assalti ai supermercati per fare scorta di cibo e prodotti; uscite di casa centellinate, solo per comprovate esigenze e solo a patto di indossare mascherine e guanti; strade deserte e negozi chiusi; socialità veicolata unicamente in forma digitale.

In un contesto del genere, anche le eventualità peggiori (come è quella di una chiusura totale protratta addirittura ai primi mesi del 2022) hanno ormai abbandonato il campo dell’irreale per acquisire uno status di “improbabile ma non impossibile”.

Ed ecco allora come potrebbe cambiare il mondo secondo la giovane Virginia.

“Corona Virus” (o più tecnicamente chiamato “Covid-19”) è ormai una parola nominata quotidianamente da tutti noi, è la prima parola che sentiamo quando accendiamo la TV e la prima parola che ci viene in mente quando ci passa per la testa l’idea di una buona grigliata in giardino con gli amici.
Probabilmente il titolo che ho scritto qui sopra può risultare un po’ allarmistico, ma state tranquilli non credo proprio la pandemia possa persistere così a lungo, quindi, nonostante questo virus non sia da sottovalutare, cercate di mantenere la calma, perché l’eccessiva paura non ci aiuterà ad uscire prima da questa condizione.
Noi attualmente viviamo una situazione di quarantena temporanea che sono certa a breve finirà; ma se invece fossimo costretti a non uscire di casa per due anni a causa del virus, cosa succederebbe?
Magari le persone che svolgono lavori non di prima necessità e che non possono continuare a lavorare ugualmente da casa inizierebbero a lavorare digitalmente, ad esempio un parrucchiere potrebbe iniziare a fare video tutorial dove mostra come farsi vari tagli di capelli in autonomia a casa. Verrebbero perfezionate e anche inventate nuove piattaforme digitali e applicazioni probabilmente, ad esempio per permettere agli alunni di fare video-lezioni di miglior qualità. La tecnologia si evolverebbe ancora più in fretta, ma la percentuale di persone con problemi di vista e di persone obese aumenterebbe.
Basterebbero solo due anni per cambiare il modo di lavorare, di passare il tempo e lo stile di vita delle persone. A mio parere cambierebbe anche la criminalità, che diventerebbe solo di tipo digitale, allora aumenterebbero le truffe e i virus informatici.
Forse saremmo più stanchi e distratti perché non più abituati a seguire una routine regolare e questo causerebbe un grave aumento degli incidenti casalinghi.
Penso sarebbe facile per molte persone cadere in depressione, sentirsi soli, stressati e pigri.
Non riuscirei ad immaginare di poter essere felice vivendo una quarantena di due anni, senza poter vedere di persona i miei amici, senza poter uscire per andare a fare una passeggiata o andare in spiaggia, senza poter andare in vacanza o anche solo senza poter camminare mangiando un gelato.
E poi? Quando tutto fosse finito? Cosa faremmo nel momento in cui ci dicessero che potremmo uscire di casa, dopo due anni di quarantena?
Di sicuro sarebbe strano e molte persone sarebbero diffidenti e aspetterebbero ancora un po’ prima di uscire. Ci farebbero male gli occhi, non più abituati alla luce naturale. Saremmo confusi e, forse non andremmo di corsa ad abbracciare i nostri amici, ma li guarderemmo da lontano, oppure se non da lontano da quel metro di distanza che ci è rimasto impresso nella memoria, del quale non potremmo fare a meno perché, se fino ad ora quel metro è stato un limite di sicurezza, dopo due anni sarebbe una barriera invisibile che non riusciremmo ancora a lasciarci alle spalle. Io non immaginerei quell’ipotetico primo giorno fuori casa come una liberazione, perlomeno non subito, ma come un profondo silenzio, circondato da tanti pensieri e ricordi, un silenzio che dovrebbe farci sorridere, ma forse saremmo troppo diversi per riabituarci subito alla normalità.
Io all’inizio della quarantena che stiamo vivendo, non posso negare di non essere stata un po’ felice, perché l’avevo immaginata come una “vacanza” e pensavo che il virus non sarebbe mai stato un problema che mi riguardasse in prima persona, ma poi sentendo dell’aumento dei casi in tutta Italia e rendendomi conto che i contagiati non erano persone tanto lontane e diverse da me e che io sarei potuta essere una di loro, ho capito l’importanza della quarantena e l’importanza del rispetto delle regole e che se tutti ci impegniamo a rispettarle sono sicura che presto ritorneremo al più presto a vivere come prima.

Virginia G.

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