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Coronavirus, Cavagnaro (Asl 2): “Mai dovuto scegliere chi far vivere e chi no, nessuno lasciato indietro”

Il commissario straordinario fa il punto: "Turismo e anziani, risorse che abbiamo pagato con il virus"

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Savona. Paolo Cavagnaro, commissario straordinario (per tutti “il direttore generale di Asl2”) accetta di parlare a 360 gradi della situazione legata al coronavirus in provincia. E lo fa in un momento sì di speranza, ma anche con dati spesso contrastanti e problemi ancora da risolvere.

Direttore Cavagnaro, com’è oggi la fotografia nel Savonese?
“La situazione è migliorata per numero di contagi e ricoveri. Rimane sotto osservazione la terapia intensiva: per ora rispondiamo con le nostre forze, ma sappiamo, in caso di bisogno, di poter contare sulla rete regionale. Abbiamo sofferto molto per l’arrivo di turisti dalla Lombardia prima del 25 febbraio, anche se sappiamo che il turismo è una grande risorsa per la nostra economia e speriamo di poterci contare anche in futuro. Poi bisogna tenere conto che la nostra provincia ha una popolazione molto anziana e quindi più fragile. Gli ultra sessantacinquenni sono oltre il 28 per cento, ma abbiamo numeri record anche nella fasce più vecchie”.

Com’è diviso il carico di impegno per il coronavirus tra i vari ospedali e come si è arrivati a questa organizzazione?
“Come ho detto le prime emergenze si sono avute a Ponente per via del turismo. Abbiamo comunque individuato l’ospedale di Albenga come il più adatto a ospitare i contagiati perché è il più nuovo e quindi architettonicamente più indicato. I lavori di adeguamento sono durati solo uno o due giorni. Abbiamo dovuto chiudere il Punto di Primo Intervento in accordo con la Regione e il sindaco che è un medico e ha compreso la situazione. Abbiamo mantenuto comunque il servizio dialisi con un accesso dedicato. Poi siamo passati a riorganizzare l’ospedale San Paolo riuscendo a mantenere una buona operatività generale anche se si tratta di un edificio più vecchio e quindi più difficile da trasformare. Avremmo infine voluto evitare che all’ospedale Santa Corona, in quanto Dea (Dipartimento di emergenza) di secondo livello, arrivassero pazienti Covid 19, ma non è stato possibile per il diffondersi sempre maggiore del virus e l’arrivo al pronto soccorso di malati contagiati. Ci siamo organizzati con pre-triage e l’allestimento di posti letto Covid 19 in medicina d’urgenza e con percorsi specifici”.

Avete dovuto scegliere tra malati da curare e altri, diciamo così, su cui era meglio non accanirsi nella terapia magari perché molto anziani o perché sarebbe stato comunque inutile? Insomma, tra chi far vivere e chi no?
“Questo equivoco molto grave è nato da un documento, del 2013, degli anestesisti nazionali i quali affermavano che, dovendo fare scelte, pur dolorose, bisognava privilegiare i malati con più possibilità di guarigione. Cose non calzanti con la realtà del momento, e comunque da noi non è mai successo. Abbiamo avuto e abbiamo ancora persone molto anziane in rianimazione”.

Questa mattina IVG ha pubblicato uno studio con dati molto difformi sui malati in Liguria tra governo e Regione. Se ne potrebbe dedurre che quelli della Regione si basano su metodi statistici che portano in qualche modo ad accreditare una situazione meno grave di quanto in effetti sia, senza contare che comunque, in rapporto alla popolazione, la Liguria bene non sta.
“L’Asl 2 cerca di comunicare dati certi, come quelli dei ricoveri e dei decessi. Comunque è inevitabile che sia presto per confrontare le diverse realtà in cui si utilizzano criteri differenti, come ad esempio il numero di tamponi effettuati e le indicazioni per cui vengono eseguiti”.

Anche da noi la situazione nelle Rsa e’ drammatica. Quali sono i casi più gravi? Inoltre è noto che non c’è neppure la possibilità di fare tamponi a tutti.
“Inutile fare una classifica e le strutture che hanno segnalato casi sono seguite, come il Trincheri di Albenga, l’Humanitas di Borghetto, il Natale di Alassio, la Bagnasco di Cengio e quella di Savona, la San Giuseppe di Valleggia. Cerchiamo di seguire ogni posto con attenzione e le strutture hanno seguito i protocolli e le precauzioni sono state adottate; siamo in contatto quotidiano e fiduciosi che la situazione possa essere tenuta sotto controllo. Non entra né esce nessuno, se non il personale e i fornitori con le precauzioni del caso. I tamponi? Parlo da medico: se un anziano ha per esempio tosse e febbre va considerato come positivo. Poi, certo, non è un mistero che i tamponi (che vanno poi processati, non dimentichiamolo) non sempre sono in quantità sufficienti, come in larga parte d’Italia. Comunque abbiamo iniziato a fare i dosaggi sierologici degli anticorpi e in casi selezionati anche i tamponi”.

Le protezioni per categorie come appunto gli operatori delle Rsa sono state e sono sufficienti?
“La situazione oggi è decisamente migliorata, la protezione civile regionale e Alisa forniscono direttamente un magazzino in provincia di Savona dove le strutture sociosanitarie vanno a ritirare i Dpi”.

Quale è al San Paolo la possibilità di cura per malati diversi da quelli affetti dal virus?
“In questo caso non ho dubbi, non abbiamo lasciato indietro nessuno. I malati oncologi sono assistiti a Savona e Pietra Ligure con percorsi protetti. Per gli infarti al San Paolo abbiamo un’emodinamica pulita separata da quella dedicata con 4 posti letto per malati positivi al virus. È’ assicurata l’assistenza per gli ictus, radioterapia è funzionante, in traumatologia si eseguono gli interventi chirurgici che vanno fatti. Non è vero che non si può accedere al pronto soccorso in caso di bisogno, anche se va fatto con criterio, con le modalità e le precauzioni del caso. Se un cittadino pensa di avere davvero bisogno del pronto soccorso del San Paolo, venga senza problemi”.

Si dice, ma potrei direi che è noto, che al San Paolo gli impianti diffondano talvolta batteri deleteri soprattutto per i malati più anziani.
“Il sistema di riscaldamento e condizionamento è basato su vari apparati. Alcuni sono assolutamente sicuri e li abbiamo verificati con attenzione, a cominciare dai filtri. Se ci sono stati problemi in passato, ma questo io non lo so, ora sono stati risolti”.

Che lezione lascia questa esperienza così difficile alla nostra Sanità? Non c’è stato per esempio troppo ricorso al privato?
“Il privato deve essere di qualità, controllato e deve farsi carico non solo delle cose redditizie. Abbiamo imparato a fare gioco di squadra, ad adattarsi con abnegazione a specialità diverse dalla propria. E questo riguarda tutti, dai primari agli infermieri al personale dell’ufficio tecnico, e tutti voglio ringraziare con commozione non di circostanza. Dovremo anche capire di adeguare le nostre strutture soprattutto alle patologie più gravi, e per questo devo dire che ci hanno aiutato molto le due nuove Tac, entrate in funzione prima dell’emergenza. Una è ad esempio indispensabile per gli accertamenti polmonari. Siamo anche orgogliosi delle nostre indagini epidemiologiche, che ci hanno permesso di verificare in modo approfondito i percorsi dei contagiati per scoprire le persone con cui sono venuti a contatto. Un’opera di prevenzione indispensabile”.

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