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Coronavirus, Bona (Ordine Infermieri Savona): “Colleghi esemplari. In prima linea anche a costo della vita”

"Sono necessari dispositivi di protezione individuale adeguati, che ci permettano di non correre rischi e di non farli correre ai nostri pazienti"

Provincia. Una cerimonia sentita, di fronte all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, per ringraziare tutto il personale sanitario del nosocomio pietrese ma, più in generale, tutti i medici e infermieri che, ormai da mesi, senza sosta, affrontano l’emergenza sanitaria da Coronavirus.

Massimo Bona presidente infermieri Savona

E, nell’occasione, IVG.it ha voluto fare il punto, proprio di fronte all’ospedale di Pietra, con il presidente dell’Ordine Professioni Infermieristiche della Provincia di Savona, Massimo Bona. 

“È stato un mese e mezzo in cui nessuna forza è stata risparmiata e penso sopratutto a tutte le persone che oggi sono qui, alle quali viene tributato questo doveroso omaggio. Colleghi che, tutti i giorni, sono di fronte a questa enorme tragedia, che stanno gestendo in maniera esemplare”, ha esordito Bona. 

“Mai come ora si parla di infermieri e personale sanitario tutto, ma effettivamente la centralità del ruolo si vede in queste prove che la natura ci fa affrontare. Appare evidente, allora, l’importanza di avere un servizio sanitario che funzioni, con operatori competenti e servizi per i cittadini in grado di gestire anche cose imprevedibili come questa”.

Quindi, un punto proprio su tutti coloro che, appartenenti proprio al nostro sistema sanitario nazionale, hanno perso la vita. 

“Il bilancio a Savona potremmo definirlo positivo, ma solo se paragonato ad altre Regioni e realtà d’Italia. A livello nazionale contiamo circa 120 medici e una trentina di infermieri deceduti. La speranza è che in Liguria e nella nostra provincia i numeri restino sotto la media, ma per riuscirci sono quantomai necessari i dispositivi di protezione individuale adeguati che ci permettano di non correre rischi e di non farli correre ai nostri pazienti”, ha proseguito. 

“La tragedia che gli operatori sanitari stanno vivendo, rimettendoci anche la vita, è una cosa drammaticamente nuova per la nostra società. Prima si verificava solo in contesti drammatici come le guerre oppure in Paesi più soggetti ad aver a che fare con gravi patologie: penso, ad esempio, all’Africa con Ebola. Noi non eravamo abituati e questo avrà anche conseguenze psicologiche devastanti sugli operatori, che dovremo gestire nel tempo”.

“La nostra Federazione Nazionale, inoltre, ha istituto una raccolta fondi per andare a intervenire nei confronti delle famiglie di medici e infermieri che hanno perso il proprio caro oppure che non possono vederlo per evitare un possibile rischio di contagio”.  

“Quel che è certo è che non è ancora finito nulla. Ora nostro modo di vivere deve radicalmente cambiare, in funzione di proteggere le categorie più a rischio, in primis gli anziani: basta vedere il numero rilevante dei decessi nelle rsa. Percentuali elevate, purtroppo, malgrado la grande capacità di assistenza che arriva dagli operatori inseriti in quelle strutture. Bisogna puntare sul futuro per dare anche a queste fasce fragili la maggior sicurezza possibile”, ha concluso Bona. 

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