IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Coronavirus, a Carcare prime opportunità per le attività produttive ma allarme per gli enti locali

In via di deliberazione spazi gratuiti per i pubblici esercizi e mercato anche la domenica

Carcare. Suolo pubblico gratuito per agevolare i distanziamenti a tutti i pubblici esercizi, nonché alle attività commerciali che ne faranno richiesta, possibilità di mercati domenicali estivi agli ambulanti fissi del mercoledì, anticipo di vendite promozionali autorizzate e uno studio professionale e mirato per il turismo. Queste, in sintesi, le prime azioni messe in campo dall’Amministrazione comunale di Carcare in vista della “fase 2” della pandemia da covid-19.

In attesa di conoscere quali saranno le manovre finanziarie del Governo per sostenere l’economia e, pertanto, anche i Comuni, facendo sì che ci siano aiuti concreti alle aziende locali in materia di sgravi fiscali, la settimana prossima la giunta guidata dal sindaco Christian De Vecchi delibererà alcune opportunità (a cui ne seguiranno altre) per riavviare il commercio e l’artigianato carcaresi, nonché il volontariato con la possibilità di avere a disposizione tutte le sale comunali a costo zero per eventuali incontri organizzativi o promozionali.

“Pur consapevoli dell’incertezza che ad oggi sussiste ancora sul futuro di commercio e turismo, a partire dai prossimi giorni convocheremo tutti gli operatori carcaresi dei settori per iniziare a ragionare sulle riaperture imminenti – spiega l’assessore alle attività produttive, Enrica Bertone – Innanzitutto i bar e i ristoranti, tra i più penalizzati del lockdown, potranno avere, in aggiunta ai canonici dehors soggetti a Cosap, spazio gratuito su suolo pubblico per distribuire al meglio tavolini e sedie, in modo da rispettare le distanze e garantire più sicurezza agli avventori. Per quanto riguarda il mercato, abbiamo operatori che da anni lavorano sulla nostra “piazza” e che, da settimane, sono fermi”.

“Daremo quindi la possibilità di recuperare qualche giornata nelle domeniche estive, creando quindi anche un po’ di movimento, seppur sempre in sicurezza, per il paese e per le altre attività. Dopo un confronto con il Civ e le associazioni abbiamo deciso all’unanimità di cancellare le manifestazioni legate alla festa patronale di giugno, quindi dopo anni i tradizionali fuochi d’artificio di San Giovanni non ci saranno. In questo momento crediamo non ci sia nulla da festeggiare, e che i soldi pubblici vadano utilizzati con molto senso di responsabilità”.

“Al vaglio, inoltre, un piano turistico che sarà realizzato con le strutture ricettive e le agenzie di viaggio. In questo momento anche le vacanze di molti italiani cambieranno, soprattutto il modo e la lunghezza dei periodi di svago. Non solo a Carcare ma in tutta la Val Bormida abbiamo spazi aperti, natura e cultura, nonché ottima cucina. È giunto il momento, dopo tanti proclami, di mettere in atto strategie concrete per fare apprezzare queste perle a tutti coloro che per vari motivi non potranno più o non vorranno andare in luoghi troppo frequentati, ma cercheranno relax e tranquillità in un’entroterra ancora da scoprire”.

E sulla situazione carcarese ecco l’intervento del sindaco Christian De Vecchi: “Il blocco della mobilità dei cittadini italiani, imposto dai Decreti Ministeriali, in seguito alla diffusione pandemica del coronavirus, se da un lato sembra abbia giovato alla soluzione del problema sanitario dall’altro ha generato un’evidente crisi economica. Le difficoltà iniziano ad essere evidenti in una pluralità di settori economici tra loro complementari, la crisi di uno determina ovviamente quelle dell’intera filiera ad esso collegata, sono direttamente coinvolti non solo i settori privati ma il segnale di allarme inizia ad arrivare anche da quelli pubblici.

Dal sindaco del Comune di Carcare, nell’entroterra savonese arriva un primo segnale di insofferenza: “Ho la netta sensazione che, l’asse dei risarcimenti, dei danni economici derivanti dal blocco all’economia italiana dipesa dai Decreti Ministeriali, in seguito alla diffusione pandemica del coronavirus, trovi parzialmente la sfortunata vittima del meccanismo di “ristoro” della congiuntura economica negativa, negli enti locali, di fatto parafulmini di tutte le responsabilità, non a loro imputabili.”

“Per ora, per tutti, una mano sulla coscienza se la devono mettere i Comuni, e i loro amministratori, rischiando il default del loro ente, per risanare i danni economici di una crisi sanitaria non da loro ovviamente voluta. I sindaci, le giunte, quindi i comuni, sono l’ultimo anello della “catena alimentare” politica, ma al contempo il primo baluardo della democrazia a contatto diretto con i loro cittadini e le loro aziende in sofferenza per il perdurare della crisi imposta.”

“Paradossale che venga chiesto ai comuni, ai sindaci e alle giunte, di spostare il pagamento delle tasse comunali, sulle quali oggi si costruiscono il bilancio preventivo e consuntivo, ma non si chieda altrettanto ai gestori delle reti elettriche o ai fornitori del gas o ai fornitori delle materie prime o alle banche garanti dei mutui o delle anticipazioni di cassa contratte da cittadini o aziende!”

“Cosa sta accadendo, c’è una corsa tra gli amministratori locali degli 8300 comuni Italiani, a mostrare il lato sensibile delle proprie amministrazioni, ovvero, per forza di cose i sindaci si “addannano” a capire quale tributo locale spostare o abbassare per aiutare i propri concittadini, ma nessuno si “addanna” per aiutare i comuni, a stare lontano dai rischi che potrebbero correre quando mancherà l’entrata corrente, necessaria per coprire le spese correnti del proprio bilancio. Di fatto è una partita di giro dove nessuno aiuta qualcuno. Il rischio è grosso, portare ad una crisi sistemica degli enti locali come unità amministrativa del territorio”.

“Gli amministratori locali, sono obbligati elettoralmente a non tirarsi indietro da questa “partita” di solidarietà ma se non verranno introdotti, da parte del governo nazionale, provvedimenti economici paracadute o ammortizzatori fiscali specifici, rischiamo l’estinzione dei nostri gonfaloni comunali. Un suggerimento “dal basso”, Solo per fare un esempio, in ogni comune d’Italia, l’IMU sugli immobili ad uso produttivo (gruppo catastale D) per legge prevede che lo 0,76% dell’aliquota fissata dal Comune (max possibile 1,06%) sia riservata allo Stato, quindi molto distante dai principi del federalismo fiscale” conclude.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere IVG senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.