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Castagne a rischio? L’allarme dei produttori: “Oltre al virus tornano i parassiti, doppia mazzata” foto

"Si preannuncia una annata disastrosa e una raccolta scarsa"

Osiglia. Da Osiglia, come in altre località valbormidesi, allarme dai produttori di castagne: oltre al problema generale degli effetti devastanti del coronavirus che investono i prodotti e le eccellenze locali, gli alberi sono tornati ad essere colpiti dalla cinipide, conosciuta anche come cimice asiatica che da tempo mette in allarme il settore agricolo.

La diffusione di insetti parassiti che, superati i confini dei loro habitat storici, evitando l’azione limitatrice dei naturali antagonisti, occupano vaste zone di coltivazione di alberi da frutto potrebbe ancora provocare danni enormi, mettendo a rischio i raccolti. Un problema che si verifica soprattutto in primavera.

Il cinipide è un insetto fitofago e attacca i germogli e foglie delle piante nelle quali la sua larva compie il ciclo vitale. Particolarmente dannoso per il castagno e specie affini per cui ne viene considerato l’insetto più nocivo a livello mondiale a causa del veloce deperimento delle piante che attacca.

“I nostri castagneti purtroppo sono di nuovo carichi di quella maledetta cinipide” affermano i coltivatori di castagne. “Sarà un’annata che si prospetta molto scarsa, anche a seguito delle drammatiche conseguenze del coronavirus”.

“Noi piccoli coltivatori chiediamo di non essere dimenticati, abbiamo bisogno di vivere come tutti gli altri settori” aggiungono i produttori, che chiedono di proseguire la lotta contro la “vespa cinese” che ha infestato il territorio provocando grosse criticità nello sviluppo vegetativo e riducendo la produzione dei frutti.

“Auspichiamo che le istituzioni mettano in campo forti azioni per salvaguardare i castagneti del nostro entroterra, dove sono ancora presenti specie autoctone che rappresentano una ricchezza per il territorio. I fondi per sostenere gli interventi di contrasto al cinipide del castagno attraverso il lancio dell’antagonista naturale, il parassitoide Torymus sinensis” non sono sufficienti e serve uno sforzo maggiore per preservare piccoli imprenditori locali e produzioni di eccellenza e qualità”.

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