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Buoni spesa: Albenga record, li chiede una famiglia su 5. Savona pronta a “sforare”, Alassio pensa ai senzatetto

A Pietra Ligure accessibili a chi ha in banca al massimo 2.500 euro, a Finale limite a 5.000. Cairo è selettiva, a Varazze solo 100 domande

E’ Albenga la località della provincia di Savona in cui sono stati chiesti il maggior numero di “buoni spesa”, l’iniziativa del Governo per sostenere le famiglie in difficoltà a causa delle misure d’emergenza legate alla pandemia di Covid-19. Nella città ingauna, infatti, complici i limiti non troppo restrittivi (ISEE o retribuzione annua inferiori a 50 mila euro), sono pervenute addirittura duemila domande circa: in una città di 24 mila abitanti, significa l’8,33% dei residenti. E stimando in modo approssimativo 2,4 componenti per nucleo familiare (dato nazionale Istat 2017), vuol dire una famiglia su cinque.

“Per ora gli uffici stanno elaborando le richieste intervenute – spiega il sindaco Riccardo Tomatis – Purtroppo non siamo riusciti a rimanere nelle 24 ore perché sono arrivate davvero tantissime domande. Dobbiamo capire se dallo stanziamento di 163 mila euro avanzeranno dei fondi e poi, sulla base delle richieste che continuano ad arrivare, valuteremo se stanziare ulteriori cifre. E valuteremo se farlo con l’attuale formula o se, invece, lanciare una iniziativa differente, con alcune modifiche rispetto a quella attuale per rendere spendibili i buoni anche presso negozi convenzionati col Comune. Pensiamo inoltre di dirottare altre iniziative di solidarietà private su questo tipo di sostegno”.

Domande molto numerose in proporzione anche nella vicina Alassio. “Sono pervenute oltre 400 domande – racconta il vicesindaco reggente Angelo Galtieri – Sono al vaglio dell’ufficio che le sta liquidando secondo un criterio di urgenza. Sicuramente il fondo stabilito dal Governo sarà insufficiente, il Comune sta cercando ulteriori risorse per coprire le domande a cui non riusciremmo a rispondere con il primo stanziamento. Entro fine settimana speriamo di poter riuscire già a liquidare i primi buoni. E cercheremo di dare una risposta a tutti, anche a persone come ad esempio i senzatetto che teoricamente non essendo residenti non rientrerebbero tra i beneficiari: nel caso lo faremo contribuendo direttamente al Tavolo del Cuore, gestito in maniera egregia dall’istituto Salesiano, bypassando le difficoltà burocratiche”.

Una strada diversa da quella intrapresa da Cairo Montenotte, che invece stabilirà una scala di priorità. “Siamo partiti dal concetto che questo è un provvedimento che riguarda in maniera specifica chi è in difficoltà a causa dell’emergenza Coronavirus – spiega il sindaco Paolo Lambertini – Abbiamo quindi ragionato in quest’ottica, partendo dall’aiutare tutti i negozi chiusi per legge da un mese. A questi (150 circa), si sommano le 150 domande pervenuteci: tra queste individueremo chi ha appunto difficoltà specifiche legate alla situazione attuale e chi invece ha difficoltà ‘generiche’ precedenti all’epidemia. Questi ultimi saranno eventualmente aiutati in una seconda fase, se le risorse lo permetteranno: penso che in un momento come questo si debbano stabilire delle priorità. I buoni sono da circa 200 euro, spendibili in una quindicina di negozi aderenti. Per ora le risorse sono sufficienti; è chiaro che se l’emergenza andrà avanti sarà ovviamente necessario integrare il fondo”.

Se Cairo si dimostra più inflessibile, Savona invece è pronta a un “cambio di rotta” rispetto agli ultimi anni anteponendo l’aspetto sociale alle ragioni di bilancio: “Ieri mattina erano state formalizzate 300 richieste, ma so che in giornata ne sono arrivate moltissime, tra quelle arrivate ai servizi sociali, alla Caritas o alla Croce Rossa. Stiamo aspettando di capire quale sarà il volume definitivo e se sarà necessario integrare il fondo stabilito dal Governo. Nel caso non avremo la minima esitazione nel farlo, nonostante il piano di riequilibrio finanziario: in un momento come questo penso che l’aspetto sociale prevalga su quello ‘ragioneristico’, e siamo pronti a utilizzare anche le cifre ‘risparmiate’ in questi anni. Ho visto che altri Comuni hanno attuato strategie diverse facendo graduatorie: non condivido, quando uno ha fame non esiste graduatoria“.

A Finale Ligure le domande sono consentite a chi ha in banca complessivamente meno di 5.000 euro: “Abbiamo pensato in questo modo di aiutare i lavoratori stagionali che si trovano in difficoltà specifica per il Coronavirus – spiega il sindaco Ugo Frascherelli – i pochi risparmi e l’assenza di certezze sul lavoro nei prossimi mesi li catapultano sotto la soglia di povertà. Al momento sono giunte un centinaio di domande circa, in via di elaborazione. Riusciremo a rispondere ad alcune entro fine settimana. Abbiamo poi deciso di corrispondere una parte dei fondi a Caritas che rifornisce pacchi spesa, mentre una parte verranno distribuiti da Protezione Civile che provvederà ad acquistare beni non deperibili. Al momento però non abbiamo problemi legati ai generi alimentari, anche grazie alla ‘spesa sospesa’ ci sono disponibilità. Dovremo attivarci se la situazione, come temo, si protrarrà nei prossimi mesi”.

A Pietra Ligure il limite di disponibilità sul conto per accedere ai buoni spesa è ancora più basso: 2.500 euro. “La fascia a cui ci rivolgiamo è molto più ampia a quella che normalmente si rivolge ai servizi sociali – spiega il sindaco Luigi De Vincenzi – il fine è proprio quello di soddisfare richieste di persone che hanno perso il lavoro a causa dell’emergenza. Chiaramente andremo a consumo di tutte le risorse, anzi ci siamo impegnati a integrare qualcosa in più dal bilancio comunale”.

Chi al momento sembra sentire meno l’emergenza è invece Varazze: “Le domande sono un centinaio circa – chiarisce il primo cittadino Alessandro Bozzano – 46 sono già state evase e le altre lo saranno a breve. Per ora non c’è necessità di integrare il fondo, anzi in caso di avanzi cercheremo di fare un ‘secondo giro’ di buoni. Inoltre siamo partiti con una serie di iniziative collaterali, patrocinate dal Comune, nelle quali abbiamo raccolto di versi generi alimentari che stiamo distribuendo con Caritas e San Vincenzo. E poi c’è l’iniziativa ‘Spesa Sospesa’ della Coop che sta a sua volta raccogliendo generi alimentari”.

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