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Buoni pasto al posto della mensa, Usb Vigili del Fuoco attacca: “Un pericolo per la salute dei pompieri”

"Autorizzato l'uso della cucina per scaldarsi il pasto, di fatto cene conviviali"

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Savona. “La storia che vi vogliamo raccontare è quella di un dirigente che in piena emergenza COVID-19, in un contesto politico e sociale unico nel suo genere, decide di mettere in atto azioni dannose contro i lavoratori proponendo una modifica alla mensa, quella stessa mensa che lo stesso ha sottoscritto ed avallato”. Inizia così il comunicato stampa della Unione Sindacale di Base dei vigili del fuoco savonesi: nel mirino la decisione del comandante di sostituire il servizio mensa del distaccamento del Porto con i buoni pasto.

“Nella condizione in cui ci troviamo – scrivono i sindacalisti – l’eliminazione o la sospensione dei diritti sta diventando una consuetudine che le amministrazioni stanno attuando per applicare riordini consapevoli delle difficoltà che oggi hanno i lavoratori nel tutelare i propri diritti; a pensare che questo dirigente si occupa della mensa e poco tutela la salute nel contesto del lavoro al tempo COVID. La nostra organizzazione si è sempre battuta per mantenere il diritto alla mensa e non svenderla attraverso i buono pasto per una categoria come quella dei vigili del fuoco che svolge attività lavorative particolari ed al di fuori dal comune”.

“Nel comando di Savona – proseguono – la nuova dirigenza, in piena emergenza COVID19, dove l’attenzione di tutti è concentrata sull’evoluzione della pandemia, decide di applicare i buoni pasto ed eliminare il diritto alla mensa con la conseguenza di un aumento del livello di rischio contagio per i vigili del fuoco, tutto questo attraverso un sondaggio via mail tra i lavoratori ignari di quello che gli accadrà nel prossimo futuro ledendo il diritto di informarsi attraverso delle assemblee. USB ha reagito da subito attraverso una diffida del 10 aprile 2020 nei confronti della dirigenza anche perchè il contratto per la mensa è ancora in essere e perchè questo non è il momento per discutere sulle modalità di fruizione del pasto laddove non viene neppure garantito il rispetto delle disposizioni minime per evitare il contagio”.

“USB ha contestato, quindi, la scelta poco opportuna del dirigente – effettuata con ordine di servizio del 6 aprile 2020 – di introdurre il nuovo metodo di erogazione del servizio nella modalità sostitutiva dei buoni pasto soprattutto laddove viene specificato che ‘è comunque assicurata permanentemente la possibilità di riscaldare individualmente cibo da asporto e la disponibilità della cucina in condizioni di emergenza’. Letteralmente lo stesso dirigente ha autorizzato (in base a sua personale indagine tra i lavoratori) che al posto della mensa il lavoratore usi i buoni pasto e possa servirsi della cucina liberamente per riscaldarsi il pasto: dunque lo stesso ha autorizzato cene conviviali in cui ciascuno utilizza il proprio cibo da asporto insieme agli altri, oppure il cibo portato da casa o pizze eventualmente senza peraltro dare indicazioni sulle modalità di fruire della cucina in tempo COVID. L’importante è avere i buoni pasto poi la salute possiamo metterla in secondo piano: noi vigili del fuoco infatti operiamo in tutta sicurezza anche alimentare, garantiti dalla presenza del buono pasto, secondo il dirigente”.

“La risposta alla diffida non si è fatta attendere – raccontano poi i sindacalisti – il dirigente ha incolpato l’USB (attraverso una chat) della contestazione effettuata ed ha invitato le organizzazioni sindacali a chiedere ai propri iscritti che nel caso in cui non fosse accettato l’uso del buono pasto il comando provvederà a ‘chiudere tutto, impedire a chiunque di portare cibo da casa, vietare cene conviviali, barbecue e forni da pizza’. Ebbene il dirigente secondo quello che ha scritto nella chat ai sindacati (neppure interpellati nel referendum lanciato per le adesioni ai buoni mensa che ha portato all’ordine di servizio contestato) farà esattamente il contrario di quanto indicato nel suo ordine di servizio: chiudere tutto. Se non c’è evidentemente capacità di coerenza nell’operare c’è sicuramente un atteggiamento quantomeno ‘estorsivo’ del tipo: se non ottengo quello che voglio ti tolgo tutto”.

“Questi comportamenti della dirigenza fanno pensare che l’abitudine ad una continua concertazione da parte delle organizzazioni sindacali con l’amministrazione e con caratteristiche dispotiche, abbiano portato all’annullamento di un confronto aperto, trasparente e responsabile volto al miglioramento della vita delle persone e quindi dei lavoratori. Prepariamoci ad affrontare azioni ‘indigeribili’ nei confronti di questa categoria che continua a subire le soppressioni di ogni genere” conclude l’USB.

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