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I Magazine di IVG.it - Nera-Mente

Alexa, unica testimone di un omicidio. E (legittime) domande sulla nostra privacy

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice, appassionata di criminologia

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Le intelligenze artificiali, in questi ultimi anni, stanno entrando sempre di più a far parte delle nostre vite. La domotica, oltre che una scienza affascinante, si sta rivelando molto comoda a livello pratico. Esempio lampante ne è Alexa, l’assistente vocale di Amazon, che sta spopolando anche nelle case di molti italiani, dopo il grande successo riscosso all’estero. Alexa, che fisicamente appare come una cassa stereo non molto grande, dotata talvolta di display, si rivela davvero utile: riconoscendo la voce del proprietario può accendere le luci, regolarle e cambiare colore. Può attivare e disattivare dispositivi a lei collegati come aspirapolveri-robot, televisori, termostati. Può cercare ricette, comunicare il meteo e le ultime notizie, raccontare barzellette, creare liste della spesa, promemoria, e molto altro.
Una cosa, però, non ci si aspettava che potesse fare: testimoniare in tribunale.
Proprio così.

Parliamo del caso della morte di Sylvia Galva, trentaduenne di Hallandale Beach, in Florida, uccisa da un’arma da punta che le si è conficcata nel petto durante una lite con il marito, Adam Crespo, 43 anni. L’uomo si dichiara innocente e definisce quanto accaduto come un incidente. I due, lo scorso luglio, si trovavano nella loro casa e stavano discutendo.
La donna aveva perso la vita dopo che una fiocina, che si trovava ai piedi del letto, le aveva trapassato lo stomaco. Secondo il racconto del compagno, accusato di omicidio di secondo grado (cioè senza premeditazione) , si sarebbe trattato di un tragico incidente, avvenuto per fatalità.

Ed è qui che entra in ballo Alexa, che era presente sulla scena del crimine, la quale, secondo gli inquirenti, potrebbe aver “sentito” e registrato particolari decisivi alla risoluzione del caso, quel giorno. Per questo gli agenti hanno chiesto ad Amazon di fornire loro i dati e gli eventuali spezzoni audio che potrebbero essere stati salvati nei server della compagnia. Stando alle ultime notizie, questi dati sarebbero in fase di analisi, ma né la società, né la Polizia si sbilanciano sul loro contenuto. Sembrerebbe, però, che l’assistente vocale abbia registrato tutto quello che i due si sono detti, compresi i rumori ambientali. Per questo potrebbe essere proprio Alexa, in tribunale, a definire se condannare definitivamente Adam Crespo (intanto uscito di prigione dietro il pagamento di una cauzione di 65mila dollari) oppure scagionarlo.

Ovviamente, a questo punto, i possessori di Alexa cominciano a farsi qualche domanda: fino a che punto sono ascoltati/controllati? La loro privacy è al sicuro?
Sebbene sia stato dichiarato che Alexa, in condizioni normali (cioè quando non viene attivata chiamandola per nome) non registri niente, paradossalmente è anche vero che, rimanendo in stand-by in attesa della nostra chiamata, stia pur sempre “ascoltando”. Questa sorta di ascolto passivo sarebbe l’unico modo, del resto, per arrivare alle intercettazioni ambientali del caso di cronaca in questione, in quanto è difficile che durante la colluttazione (o l’incidente) uno dei due coniugi abbia invocato il nome di Alexa.

Tempo fa, tramite alcuni articoli, era stata messa in circolo una notizia riguardante un mistero inquietante legato proprio all’assistente Amazon, che secondo alcune voci sarebbe stata utilizzata dalla CIA, in accordo con il proprietario del colosso americano, per prendere informazioni sugli utenti che ne fossero in possesso e per svolgere alcune indagini. Per quanto questa teoria sembrasse cospirativa, era stata rafforzata da alcuni video creati da utilizzatori di Alexa, che le ponevano la domanda “lavori per i servizi segreti?” in seguito alla quale l’altoparlante si sarebbe spento.
La notizia era stata poi smentita dal colosso americano e oggi, se rivolgiamo al nostro altoparlante la stessa domanda, ci risponde “No, io lavoro per Amazon”.
Indubbiamente, dando un’occhiata più approfondita all’applicazione di Alexa, ci si può rendere conto che esiste una cronologia di ciò che l’altoparlante ha registrato dalla nostra voce e che è possibile cancellarla. Anche se in realtà, non si sa bene fino a che punto venga eliminata definitivamente.

Al seguente link si trovano alcuni consigli del Garante Protezione Dati Personali per un uso consapevole dei dispositivi intelligenti.
Intanto, restiamo in attesa degli sviluppi sul caso della morte di Sylvia e vediamo quanto Alexa potrà essere decisiva.

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice, studentessa ed aspirante criminologa: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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