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Volo Spagna-Italia, l’odissea di Anthony: “Abbandonati di notte a Milano con l’emergenza Coronavirus”

Ha impiegato circa 22 ore per tornare a casa: “Nessun controllo. Abito coi miei nonni, ora ho paura per loro”

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Albenga. Un volo aereo e due treni, con una notte all’addiaccio, dormendo letteralmente per strada, in Lombardia, epicentro del contagio da Coronavirus in Italia, per fare rientro a casa dopo oltre 22 ore. 

Peccato, però, che il volo non partisse dall’altro capo del Mondo, bensì dalla Spagna e, precisamente da Las Palmas (Gran Canaria). Quindi, l’arrivo a Milano ma, a quanto pare, “senza alcun controllo o misura di prevenzione per evitare la possibile infezione da Covid-19”. 

È questa, in sintesi, l’odissea vissuta da un albenganese residente ad Alassio, Anthony Zanatta, 30 anni. Il giovane si trovava in Spagna non in vacanza, ma per lavoro ed è stato rimpatriato con un volo speciale riservato agli italiani. Ma i protocolli adottati, stando a quanto riferito dal giovane ingauno, sono statu tutt’altro che improntati alla sicurezza. 

“Siamo partiti il 26 marzo da Las Palmas, alle 14.10, diretti a Milano Malpensa con scalo a Fuerte Ventura, a bordo di un volo speciale per il rimpatrio degli Italiani con la compagnia Neos, che ognuno si è pagato di tasca propria, tra l’altro al doppio del prezzo abituale di quella tratta, ovvero 350 euro”, ha raccontato il trentenne ai microfoni di IVG.it.

“Mentre all’interno degli aeroporti, sia in Spagna che in Italia, ci hanno fatto rispettare rigorosamente la distanza di sicurezza, ci hanno poi ammassati, nel vero senso della parola, tutti sull’aereo, uno attaccato all’altro. So solo che ci hanno fatto firmare una sorta di autocertificazione obbligatoria per potersi imbarcare, ma consegnata sul posto, con richiesta di firmala in fretta, pertanto senza possibilità di leggerla. Ancora adesso non so che cosa ho firmato”. 

Odissea Spagna Italia Coronavirus

“Siamo atterrati a Malpensa alle 20.35 dove, in fila, ci sono venuti a sgridare nuovamente per farci mantenere le distanze, dopo un viaggio appunto praticamente uno in braccio all’altro. E a quel punto, trattandosi di un volo speciale, ho chiesto informazioni su come e dove poter passare la notte al caldo, dovendo poi aspettare le 6.25 del giorno dopo per il primo treno per rientrare a casa”.

“E tutto questo, ci tengo a precisarlo, senza nessuna preoccupazione sul nostro stato di salute visto che non ci è stata mai nemmeno misurata la febbre. Alcuni poliziotti mi hanno detto che si poteva tranquillamente stare sulle panchine dentro l’aeroporto che, però, di lì a poco avrebbe chiuso per la notte. A quel punto, insieme ad altri italiani, abbiamo deciso di prendere un treno, l’ultimo, in direzione della stazione di Milano centrale”.

“Una volta arrivati, abbiamo nuovamente chiesto informazioni su come poter fare, ma la polizia ci ha risposto in modo piuttosto seccato dicendo di ‘non saperlo’. A quel punto ci siamo messi in un punto abbastanza riparato vicino ai binari del treno, ma intorno all’una anche la stazione ha chiuso e siamo stati invitati ad uscire, lasciandoci di fatto in mezzo alla strada e in assembramento essendo in parecchi, senza contare l’alto numero di clochard ed extracomunitari presenti, tutti ovviamente senza alcuna protezione individuale”. 

Odissea Spagna Italia Coronavirus

“Ironia della sorta, proprio lì a fianco alla stazione erano presenti 4 camionette dell’esercito con motori accesi, ma non ci hanno chiesto né le condizioni di salute né tantomeno cosa ci facessimo lì noi e tutte le altre persone, insieme, in Lombardia, fulcro del contagio da Coronavirus a livello nazionale”.

“Solo alle 4,30 siamo riusciti ad avvicinarci ad una fonte di calore, ovvero le lampade riscaldanti che avevano i ragazzi che lavoravano in stazione per le ferrovie. Alle 5,30, poi, ci hanno fatto rientrare in stazione, oramai praticamente congelati. Solo alle 6,25, poi, sono riuscito a prendere il treno in direzione Genova dove, dopo un’altra ora e mezza di attesa, ho preso un altro treno per fare finalmente ritorno ad Alassio dove sono arrivato ben 22 ore dopo la partenza e dopo una vera e propria odissea”.

“Sono tornato in Italia per stare con la mia famiglia. Ma dopo un viaggio del genere ho toccato qualsiasi cosa, sono venuto in contatto con un sacco di persone. Potrei essere stato contagiato eppure nessuno ci ha nemmeno impartito alcuna disposizione. All’arrivo io stesso ho chiamato il numero verde segnalando la vicenda e richiedendo di essere messo in quarantena per evitare qualsiasi problema ad altre persone. Ma io vivo con i miei nonni, ora ho paura per me, ma soprattutto per loro”, ha concluso il giovane ingauno. 

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