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Tendenze Italia 2020: trend d’investimento e possibili scenari economici

Italiani, popolo di risparmiatori o investitori? Alcuni studi rivelano la marcata propensione della popolazione italiana al risparmio, evidenziando peraltro una scarsa conoscenza dei concetti e dei prodotti finanziari di base. Ma in un’ottica di crescita economica, è richiesta una maggiore fiducia.

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Una recente indagine Consob ha fotografato il comportamento delle famiglie italiane quando si tratta di investire il proprio denaro. Ciò che emerge dai dati relativi all’anno 2018 è un considerevole divario tra quanto accade nel Belpaese rispetto al resto dell’Eurozona. Gli asset previdenziali e assicurativi sono i prodotti finanziari prediletti dagli Italiani. Nei loro portafogli scarseggiano, invece, gli investimenti in azioni, in obbligazioni e in titoli di Stato.

La survey rivela, inoltre, la diffusione contenuta della cultura in materia di competenze digitali e di utilizzo dei servizi Internet, specialmente se rapportata a Paesi come la Germania, la Spagna e la Francia. Il tutto, in un periodo storico in cui l’avvento del FinTech sta completamente rivoluzionando le modalità di fare trading in rete.

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La parola agli analisti: il rapporto tra gli Italiani e gli investimenti

Un’analisi pubblicata dalla società newyorkese di investimento BlackRock ha confermato che il popolo italiano è più orientato al risparmio piuttosto che all’investimento. Questo a fronte di preoccupazioni legate all’aumento del costo della vita e alla precaria salute economica del Paese. Dall’indagine condotta a livello globale si evince infatti che:

  • Il 78% degli Italiani si percepisce come risparmiatore;
  • Il 75% della popolazione italiana ferma il proprio denaro in depositi e risparmi;
  • Il 55% degli Italiani non investe perché teme di non avere denaro a sufficienza;
  • L’esigenza di sviluppare un migliore controllo sui propri risparmi è avvertita dal 44% della popolazione.

Gli Italiani preferiscono investire sull’immobiliare piuttosto che sull’azionario

Per capire meglio come gli Italiani si rapportino alla finanza, ecco i più recenti dati dell’indagine Consob citata in apertura:

  • Di fronte a una prospettiva di investimento a scelta tra le attività immobiliari e quelle finanziarie, il “mattone” risulta essere la soluzione preferita dai più;
  • I prodotti finanziari vengono in genere percepiti come più rischiosi ed estremamente soggetti a rischi connessi alla volatilità, destando la cosiddetta ansia finanziaria;
  • Le scelte economiche e finanziarie della famiglia sono prese principalmente dagli uomini e nel 60% dei casi vengono condivise con il partner;
  • La cultura delle famiglie italiane in ambito finanziario appare essere piuttosto deficitaria (appena il 2% degli intervistati è in grado di rispondere in maniera corretta a domande in merito alla conoscenza di concetti di base come quello dell’inflazione o della diversificazione degli investimenti, mentre soltanto il 4% è capace di spiegare in che cosa consistono i principali prodotti finanziari).

La gestione parsimoniosa, il calo della propensione al consumo e l’attitudine al risparmio, elementi caratterizzanti il comportamento delle famiglie italiane, sono un fattore cruciale che può arrivare a condizionare le possibilità e le potenzialità di crescita del Paese.

Come e in che direzione sta andando l’economia italiana

Debito e Pil – Il Rapporto di previsione sull’economia italiana del Centro Studi di Confindustria fotografa un Paese sostanzialmente immobile. Scongiurato il rialzo dell’Iva e delle accise, che avrebbero mantenuto il Pil fermo a quota 0.0 per tutto il 2020, le previsioni si sono rivelate leggermente più rosee. Il report di Confindustria parla infatti di un Pil in lieve accelerazione (+0,4%), mentre secondo le stime dell’Istat per il 2020 la crescita prevista sarebbe pari al +0,6%, in incremento rispetto allo 0,1% registrato nel 2019. Si tratta dello stesso quadro macroeconomico che si evince dal Documento Programmatico di Bilancio 2020 (DPB) approvato lo scorso ottobre dal Consiglio dei Ministri e inviato alla Commissione Europea. Sempre secondo quanto riportato nella Legge di Bilancio, il deficit tendenziale dovrebbe ridursi passando dall’1,4 all’1,3% del Pil, mentre il deficit programmatico si attesterebbe al 2,2%.

Disoccupazione – Le stime dell’Istat mostrano un tasso di disoccupazione in leggera flessione. Nell’ottica di una potenziale ripresa e accelerazione del mercato del lavoro, l’indicatore passerebbe dal 9,8% del 2019 al 9,7% del 2020, in riduzione di quasi un punto percentuale rispetto al 10,6 registrato nel 2018.

Pressione fiscale – Grazie alla riuscita dell’impresa del Governo di sterilizzare le clausole di salvaguardia che avrebbero previsto un aumento dell’Iva al 25%, la pressione fiscale nel 2020 si attesterà al 42% del Pil (e non al 42,7%), in aumento dello 0,1% rispetto al 2019.

A fianco dello scenario delimitato, vanno considerati i potenziali rischi provenienti dalla guerra sui dazi e dalle turbolenze geopolitiche in atto, che potrebbero ripercuotersi in maniera negativa non solo sull’evoluzione economica in ambito nazionale, ma anche sullo sviluppo del commercio a livello globale.

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