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Lettere al direttore

Scuola ai tempi del coronavirus, Bianchi (Isforcoop Savona): “Connessi e diversamente uniti”

"In un mondo perfetto ognuno dei nostri ragazzi dovrebbe avere un tablet o un pc e una buona connessione"

Lo stop didattico di fine febbraio dovuto all’emergenza sanitaria non ha fermato solo le scuole, ha anche interrotto o rimandato le partenze dei corsi di avvicinamento al lavoro rivolti a giovani disabili cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo.

Se in un primo momento, lasciare i ragazzi a casa e non sottoporli allo stress della formazione online – un metodo potenzialmente fonte di frustrazione e inadeguatezza – sembrava la scelta migliore, dopo settimane di sospensione è stato evidente che i ragazzi iniziavano a soffrire l’inattività e non erano sufficienti le telefonate lasciate alla libera iniziativa dei docenti.

A quel punto, nonostante tutte le perplessità e la paura di sbagliare, sentite le famiglie e i servizi di competenza, abbiamo deciso di provare la strada della formazione virtuale.

C’era bisogno di recuperare il rapporto strutturato con gli allievi, anche per ristabilire quelle relazioni con l’esterno e quella routine determinanti per la loro crescita personale e lo sviluppo di competenze sociali e lavorative.
Abbiamo quindi creato nuove strategie formative per affrontare questa fase di isolamento sociale preparandoci al contempo alla fine dell’emergenza sanitaria e al contesto socio-lavorativo che sarà inevitabilmente mutato.
Sfruttando gli strumenti di Google (Meet e Classroom) siamo riusciti a programmare: colloqui di gruppo e individuali in videoconferenza; visione di video elaborati dai docenti o disponibili in rete; esercizi di musica, cinema, arte, attività motorie svolte da esperti dei settori; attività d’informatica di base e avanzata; esercitazioni individuali e gruppo; questionari di verifica degli apprendimenti; simulazioni di colloqui di lavoro.
Abbiamo creato aule virtuali collettive che su necessità possono dividersi per attività specifiche in gruppi di quattro o cinque allievi per volta, con la presenza di un docente affiancato da un tutor pronto a intervenire immediatamente in caso di criticità tecniche, e abbiamo anche previsto interazioni e contaminazioni con le famiglie dei ragazzi nella gestione delle lezioni.
I ragazzi sono coinvolti in media sei ore alla settimana per incontri virtuali di due ore ciascuno e al momento stiamo lavorando, come Isforcoop, con un campione di 170 studenti di Genova, Savona e la Spezia; insieme a noi stanno portando avanti la sperimentazione Fondazione Cif su Genova e Elfo su Albenga.
La sperimentazione è iniziata il 23 marzo con una selezione di corsi tenuti nella sede di Savona e la Spezia e, dalla settimana successiva, anche nella sede di Genova.

Il meccanismo è semplice: i ragazzi ricevono un link sul loro cellulare e, cliccandoci sopra, entrano automaticamente in aula.

Tutto questo è stato reso possibile grazie allo straordinario lavoro di tutor, educatori e tecnici di Isforcoop che, in sole due settimane, hanno realizzato un’alternativa alla formazione tradizionale che in tempi normali avrebbe richiesto mesi di progettazione con contrattazioni infinite.

Siamo profondamente orgogliosi e soddisfatti di questo risultato, sia da un punto di vista professionale che umano, e grati per la disponibilità e la collaborazione non solo dei colleghi ma anche dei funzionari e dirigenti di Regione Liguria e Alfa Liguria, che si sono adoperati per trovare soluzioni ragionevoli all’interno delle rigide regole del Fondo Sociale Europeo.

Come responsabile della sede di Savona, ho avuto la possibilità di intrufolarmi in tutte le aule virtuali saltando da un corso all’altro, da quelli integrati con le scuole per i giovanissimi a quelli per i più grandi che dalla scuola istituzionale sono già usciti, per dare il benvenuto ai ragazzi, incoraggiare lo staff educativo e trovare soluzioni agli inevitabili problemi tecnici.
È stata un’esperienza entusiasmante, emozionante e, lo confesso, commovente.

Eravamo terrorizzati da questo inusuale primo giorno di scuola, ci era chiaro come speravamo che reagissero i ragazzi ma non come avrebbero reagito davvero.
I docenti e i tutor temevano di non essere all’altezza, di fare disastri tecnologici, di non riuscire a far passare attraverso lo schermo i contenuti su cui avevano lavorato per settimane da casa, spesso in ferie, anche di sera, in conference call infinite, con la ferrea volontà di farcela, per i ragazzi e per le loro famiglie che da sempre si affidano a noi per la cura e la crescita dei loro figli.

I ragazzi invece no, non avevano alcuna paura.
Loro sono stati la meravigliosa e sensazionale scoperta di questa sperimentazione, erano entusiasti, con una gran voglia di esserci, di avere nuovamente una voce, di ritrovare i loro compagni, gli educatori e i tutor, di poter parlare della solitudine e della fatica per quelle restrizioni spesso difficili da capire, della mancanza dei loro punti fermi: il corso e lo stage.
Perché “Io comunque non esco tanto, non è quello, è che avevo uno scopo nella giornata”.

La chiusura di Isforcoop era stata dolorosa anche per loro, ma grazie a questa soluzione abbiamo potuto dirgli che noi non ci siamo mai fermati e che da adesso, anche se non di persona, possiamo di nuovo parlare, raccontarci le giornate, ridere, imparare, arrabbiarci, abbracciarci con lo sguardo o persino litigare e che, negli orari del corso, basta sfregare il telefonino, come Aladino con la lampada, per far comparire educatori e compagni e ricominciare.

Inoltre, il filtro dello schermo – del pc o del cellulare – anziché essere un ostacolo nell’esprimersi, ha facilitato quei ragazzi che in aula non si esponevano e rimanevano in disparte: forse sentendosi più protetti, in questa modalità si sono sentiti liberi di apparire e avanzare proposte.

Non è filato sempre tutto così liscio, naturalmente. Ci sono stati siparietti meravigliosi di telecamere disattivate, microfoni accesi e spenti più a intermittenza delle lucine di Natale, allievi inquieti che parlavano e camminavano in giro per casa facendo venire il mal di mare a tutti, giga delle sim finiti improvvisamente, telefoni datati che non reggono la tecnologia. Ma siamo riusciti a risolvere ogni cosa, una per volta, spesso anche ridendo tutti insieme.

In un mondo perfetto ognuno dei nostri ragazzi dovrebbe avere un tablet o un pc e una buona connessione per seguire con facilità le lezioni, scaricare video, giocare, informarsi, non solo in questa incredibile e straordinaria situazione ma anche nelle sempre più frequenti allerte meteo o quando per qualche motivo non è possibile uscire di casa.
Ma questo non è un mondo perfetto, lo sappiamo, e il nostro auspicio è che tutti noi sapremo far tesoro di questa incredibile esperienza per fare un salto in avanti nella didattica e nell’innovazione dei metodi formativi.

Concludo con il messaggio di uno dei ragazzi, mandato alla fine della sua prima lezione a distanza.

È successo tutto così in fretta, avevo appena ripreso fiducia in me stesso, grazie ai formatori e ai compagni di corso, e finalmente avevo delle esperienze di lavoro. Poi hanno avvisato me e la mia famiglia e abbiamo ascoltato i telegiornali: la scuola e la nostra formazione si dovevano fermare per la sicurezza di tutti, dovevamo restare a casa.
Purtroppo, anche se capivo il motivo, mi sentivo comunque solo, con le insicurezze e la paura per il futuro, ma poi, così come è arrivata una brutta notizia ne è arrivata una buona: la scuola poteva riprendere! Basta connettersi con una app e finalmente tutti ci sentiamo meno soli e vediamo di nuovo il volto e la voce dei compagni e formatori.
Ora questa situazione mi appare meno difficile e posso di nuovo sperare a ritornare a imparare e avere fiducia in me stesso.

Isabella Bianchi
Responsabile Isforcoop sede di Savona

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