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Provincia, la lettera del presidente Massimo Bona: “Ricordiamoci degli infermieri a emergenza finita”

"Siamo un po’ stanchi e arrabbiati, non fa piacere veder morire i propri pazienti grazie alla miopia e alla trascuratezze delle scelte di altri"

Provincia. “Andrà tutto bene. Ma aiutateci a far si che sia proprio così”. E’ questo l’appello alla collaborazione che giunge da Massimo Bona, presidente dell’ordine delle professioni infermieristiche di Savona.

In una lettera aperta, Bona espone i problemi con i quali gli infermieri (così come i medici e tutti gli altri operatori sanitari) stanno facendo i conti in questo periodo. E invita tutti a dare il proprio piccolo ma fondamentale contributo per arginare il contagio da coronavirus.

Ecco di seguito il testo della lettera.

Ricordiamoci degli Infermieri ad emergenza finita….. perché gli Infermieri non si dimenticheranno!! In questi terribili giorni si è scritto tanto, parlato tanto, forse troppo e spesso anche a sproposito di Infermieri: improvvisamente, diventati super eroi, angeli, insostituibili pilastri del nostro Sistema Sanitario sempre più minato da questa terribile prova.

Forse dovremmo essere più consapevoli che siamo di fronte a donne e uomini normali, come tanti, che hanno scelto però una professione molto particolare densa di responsabilità, ma spesso svilita e socialmente poco considerata.

Queste donne, questi uomini sono lì, oggi, al loro posto, in questa grave emergenza sanitaria che ci sta attraversando peggio che un uragano, e stanno dando il massimo, credo oltre l’umano sopportabile, in termini di carico di lavoro, di rischio personale, di stress psicologico per loro e per le loro famiglie. 

Infermieri e Medici stanno pagando il prezzo più alto in questo grave momento anche se tutti gli operatori sanitari sono coinvolti in questo immenso sforzo: come dimenticarsi infatti della preziosa opera dei “VOLONTARI” del Soccorso, senza i quali sarebbe stato impossibile gestire il complesso trasporto dei pazienti verso le strutture di diagnosi e cura.

E’ non diciamo per cortesia che questi sono i rischi del mestiere perché allora il concetto di prevenzione, così caro alla legge istitutiva del nostro SSN, sembra diventare un puro eufemismo.

C’è stata leggerezza, mancanza di responsabilità, incompetenza, per non parlare d’altro che probabilmente sconfina in modo pesante nel codice penale, che ha fatto si che un SSN universalistico, invidiato da molti, considerato tra i migliori al mondo, si trovasse inadeguato di fronte ad una situazione di emergenza come l’attuale.

La professione infermieristica da decenni sostiene il SSN, nonostante tutte le discutibili politiche che hanno tagliato, in modo lineare e irresponsabile, su più fronti, quello che un paese che si ritiene civile e rispettoso dei propri cittadini, dovrebbe salvaguardare: LA SALUTE, contravvenendo a quanto i padri costituenti avevano ben messo in evidenza nel 1947: ” La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Abbiamo tradito la nostra Costituzione anche nel diritto alla salute e ce ne rendiamo conto ora, in questa guerra contro un nemico potente, che poteva essere ridimensionato e sconfitto con minori danni avendo a disposizione risorse umane e logistiche adeguate.

Siamo diventati negli anni un paese con un rapporto Infermieri – pazienti tra i più bassi del mondo, dove i medici e soprattutto i medici specialisti sembrano essere una razza in via di estinzione, con un’architettura ospedaliera estremamente obsoleta o inadeguata.

Tutti questi fattori non hanno fanno altro che aumentare rischi e complicanze per le persone con problemi di salute, tutti questi fattori farebbero entrare in crisi qualunque sistema sanitario in caso di emergenza… !!

Siamo un paese dove parlare di prevenzione ed educazione alla salute sembra essere pura utopia, dove le persone, per avere contezza di quel che sta succedendo, devono mettere la mano nella piaga (….come S.Tommaso) e forse non basta neppure altrimenti non si spiegano le spiagge affollate, le fughe verso sud, le grigliate di gruppo ed altro ancora che si fa fatica a comprendere.

Ma non dobbiamo farne una colpa al cittadino medio, la responsabilità non è del singolo ma di una miopia politica che in questo paese per decenni e decenni ha sottovalutato il bisogno di salute dei propri cittadini.

Stiamo invecchiando, viviamo di più, abbiamo bisogno di assistenza al nostro domicilio, ma le politiche sanitarie se sulla carta formulano obiettivi rivolti alla presa in carico extraospedaliera delle persone con problemi di salute cronici, nel concreto poi rimangono sostanzialmente ospedalocentriche.

Così abbiamo strutture di Pronto Soccorso prese d’assalto da accessi impropri (le persone non sanno dove andare e vanno in Pronto soccorso) e Strutture di degenza intasate da pazienti con patologie croniche che nella stragrande maggioranza dei casi potrebbero essere assistite meglio al proprio domicilio con maggiore “compliance” di pazienti e famiglie, minor tasso di infezioni nosocomiali e, dicono gli economisti da tempo, con minor dispendio economico!!!

Eccoci dunque alla resa dei conti… un paese con SSN di buon livello che si fa coglier impreparato in termini di operatori sanitari disponibili, di mezzi di protezione individuale per tutelare chi sul campo sta combattendo l’epidemia, di presidi di emergenza e di posti letto che li supportino.

Avendo lavorato, pur per breve periodo della mia vita in una struttura di rianimazione, ho portato con me nel tempo un concetto banale quanto fondamentale: ”l’emergenza è molto spesso imprevedibile, è subdola, arriva inaspettatamente e quindi bisogna restare in attesa pronti ad agire con uomini e mezzi anche quando tutto sembra relativamente tranquillo”.

Ecco, fino alla metà dello scorso febbraio, tutto sembrava relativamente tranquillo, poi la situazione nel giro di pochi giorni è precipitata sulle spalle degli operatori sanitari che con pochi mezzi a disposizione si sono trovati a gestire una catastrofe.

Posti letto di terapia intensiva insufficienti, mezzi di protezione individuale non idonei o inesistenti, comunicazione mediatica caotica, popolazione impreparata e con comportamenti disordinati, segni inequivocabili di scarsa attenzione verso prevedibili scenari di emergenza sanitaria.

Non si spiega altrimenti per quale motivo un paese con una normativa così rigorosa verso la prevenzione dei rischi in ambito lavorativo (L.81/2008), rimanga improvvisamente sguarnito dei più elementari sistemi di protezione individuale, utilizzabili non solo in ambito sanitario ma, nelle specifiche tipologie, anche in molti altri contesti lavorativi: a quanto pare, visto il poco ricavo nella produzione, non si è più ritenuto conveniente produrli in Italia!!

Gli Infermieri a questo punto non ci stanno più, rappresentano la componente strategica e numericamente più pesante del nostro SSN, stanno prestando la loro opera in modo encomiabile, con fatica, rischi enormi e ….purtroppo…. vittime.

Gli Infermieri sono stanchi, non solo per il carico gravoso che, insieme a tutti gli altri operatori hanno sulle spalle, sono stanchi di non essere ascoltati, sono stanchi di essere in numero insufficiente, sono stanchi di non avere mezzi e strutture idonei per garantire qualità nelle cure ai propri assistiti, mantenendo ritmi di lavoro adeguati e necessari per una professione usurante sia fisicamente che psicologicamente: e non addentriamoci, almeno per ora, in considerazioni di tipo economico…. che è meglio!!

Quindi non chiamateci eroi, non lo siamo !! Siamo semplicemente donne e uomini, con le loro paure e i loro limiti.

Siamo soprattutto professionisti competenti, adesso forse un po’ stanchi e arrabbiati, ai quali non fa piacere veder morire i propri pazienti grazie alla miopia e alla trascuratezze delle scelte di altri, non li consola rifugiarsi nel “VE L’AVEVAMO DETTO!!”.

Vogliamo essere ascoltati, partecipare alle scelte allocative delle risorse, governare i processi laddove siano evidenti le capacità di poterlo fare. Questa tragedia finirà, come già molti hanno detto non saremo più gli stessi dopo, per tante ragioni, personali o condivise.

Di una cosa vi è però certezza che Infermieri, Medici, tutti gli Operatori Sanitari non saranno più gli stessi, presenteranno il conto a chi ha lasciato che, quasi disarmati, fossero costretti a combattere una guerra impari….. e il conto dovrà essere necessariamente alto, a vantaggio dei professionisti coinvolti e dei cittadini che necessitano della loro competenza.

Tutto il nostro SSN dovrà essere fortemente rivalutato, soprattutto in termini economici, perché in salute non si spende si “INVESTE” e un oculato investimento passato avrebbe certamente determinato una forte ricaduta positiva nell’attuale situazione.

Adesso andiamo avanti con quanta forza possibile ma, dagli Infermieri, ancora una preghiera per tutti ormai ripetuta all’infinito…… ”State a casa per quanto possibile, uscite solo per necessità improrogabili, mantenete la distanza di sicurezza nei rapporti sociali, lavatevi spesso e bene le mani e soprattutto non recatevi spontaneamente in ospedale o dal medico curante ma utilizzate i numeri telefonici di emergenza”.

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