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Positiva al coronavirus muore in hotel a Laigueglia, Federcofit: “Nessuno si è tirato indietro, mancavano protocolli d’intervento”

"Abbiamo sempre lavorato tutti spalla a spalla verso un comune obiettivo e così continuiamo a fare ogni giorno"

Laigueglia. Non si è fatta attendere la replica della Federazione Comparto Funebre Italiano (Federcofit) alla vicenda riguardante la donna deceduta per arresto cardiaco in hotel di Laigueglia e che le pompe funebri si sarebbero rifiutate di trasportare in quanto positiva al test per il coronavirus.

Matteo Munari, consigliere della sezione ligure di Federcofit, spiega: “Per molte settimane abbiamo operato senza che fosse disponibile un protocollo d’intervento per casi come questo. In più occasioni la nostra federazione ha sollecitato le Asl della Liguria in questo senso. Solo ieri, a margine del caso avvenuto a Borghetto, io personalmente ho avuto informazioni più dettagliate da parte di un operatore Asl, che mi ha spiegato le migliori modalità operative”.

“Alla luce di questa situazione, dunque, è bene precisare che nessuna agenzia di pompe funebri si è rifiutata di intervenire a Laigueglia. In quel particolare momento, cioè tre settimane fa, nessuno di noi era in condizione di operare in quanto non erano disponibili le procedure né i dispositivi di protezione individuale che ora fanno parte della procedura. Ma ora li abbiamo e li stiamo utilizzando. Ne è un esempio quanto avvenuto ieri a Borghetto: i nostri ragazzi hanno effettuato l’accesso con i Dpi richiesti (anzi, anche di qualità migliore) ed hanno portato via il corpo della persona deceduta, cercando così di risolvere tutti i problemi che stava vivendo la famiglia. E anche i problemi di Asl, che in questo momento, è bene ricordarlo, è davvero oberata di lavoro”.

Insomma, nessuno si è mai tirato indietro: “Se c’è da lavorare, noi lavoriamo – precisa Munari – Certo, qualcuno può non sentirsela ed essendo attività private nessuno può obbligarci in alcuna maniera. Ma nessuno di noi, in questo caso, ha rinunciato. In quel momento, ribadisco, non erano state messe a punto le procedure del caso. Stavamo vivendo un momento di vero caos e tutti abbiamo cercato di fare il meglio che potevamo. Ma abbiamo sempre lavorato tutti spalla a spalla verso un comune obiettivo e così continuiamo a fare ogni giorno”.

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