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Mascherine, infermiera del Santa Corona raggirata da truffatori seriali: “Ho perso quasi uno stipendio…”

Indagini dei carabinieri per scoprire i responsabli: "Una cosa del genere in questo momento non ha parole..."

Pietra Ligure. Nonostante i turni infiniti per l’emergenza sanitaria una infermiera del pronto soccorso del Santa Corona di Pietra Ligure, con 29 anni di servizio alle spalle, ha voluto lo stesso aiutare colleghi e personale ospedaliero per avere una scorta di dispositivi di protezione individuale in caso di necessità, considerata la difficile situazione.

Tutto nasce da un annuncio su Facebook inserito da una sua collega che chiedeva aiuto per avere ulteriori mascherine e materiali di sicurezza sanitaria. Al post arrivano i primi commenti e poi un annuncio di vendita che parlava di un set di mascherine pronte per essere consegnate il giorno seguente all’ordinativo, 300 mascherine FFP3 a 2 euro l’una.

A quel punto l’infermiera non si è fatta pregare e in via privata ha preso contatti con la persona dell’annuncio: quest’ultima, però, le ha girato il contatto del figlio e tramite Whatsapp è iniziata una discussione su consegna e modalità di pagamento. L’infermiera pensava ad un Paypal, invece le è stato indicato un conto Iban, risultato esistente presso una filiale della BNL della provincia di Frosinone; inoltre, a garanzia, la persona in questione ha girato via wapp il proprio documento di identità, dal quale risultava la sua effettiva residenza nella provincia laziale.

“Lo ammetto, sono stata sprovveduta ed ingenua… Ma mai pensavo ad una truffa del genere, proprio in questa situazione così drammatica” racconta ad IVG.it l’infermiera del Santa Corona.

Ecco così che la donna effettua il bonifico di 600 euro al conto stabilito. Da lì iniziano i guai, in quanto la persona contatta continuamente la dipendente ospedaliera per rimarcare che il bonifico non era arrivato e che quindi non poteva provvedere alla consegna delle mascherine. Ma non solo: insiste affinchè l’infermiera esegua un bonifico in modalità “urgente” di altri 600 euro in modo che il denaro sia accredito subito e quindi procedere con l’invio dei dispositivi, con la promessa di restituire il primo bonifico versato.

“Ho fatto anche questo bonifico pensando di accelerare la cosa e avere finalmente le sospirate mascherine, invece…”.

Altro particolare: il conto corrente non risultata intestato alla persona con la quale l’infermiera aveva avviato la trattativa, ma ad un’altra donna, forse la sorella o la compagna (già conosciuta alle forze dell’ordine per reati di truffa).

E poi il passo successivo: il truffatore, per restituire i primi 600 euro versati, ha chiesto gli estremi del bancomat dell’infermiera, facendo scattare in lei un primo campanello d’allarme su una possibile fregatura, che in effetti si è rivelata tale nel momento in cui la consegna delle mascherine non si è mai concretizzata.

“Ho provato a chiamare il numero varie volte, ma mi buttavano già o mi dicevano che avevo sbagliato persona… Rispondevano sempre persone diverse. Così ho immediatamente fatto denuncia ai carabinieri“.

“Per carità, ammetto di avere le mie colpe e di esserci cascata, ma fare una truffa del genere ad una infermiera in un momento come questo lascia a dir poco amareggiati, senza contare che ci ho rimesso quasi uno stipendio pieno per cercare di aiutare colleghi e personale sanitario”.

“Da quello che ho capito si tratta di truffatori seriali, ora spero nel corso delle indagini e poter stanare questi malfattori senza scrupoli” conclude l’infermiera del Santa Corona.

Commenti

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  1. Scritto da angelof

    E’ davvero sconcertante che possano accadere cose del genere in questo momento e verso queste persone che rischiano ogni giorno la vita per noi!
    Purtroppo ho potuto constatare di persona che questo tipo di reati vengono cosiderati reati minori ed a volte non degni di essere perseguiti dalla magistratura e dalle forse dell’ordine, che lasciano passare il tempo per poi chiudere le pratiche senza esito.
    Questo comportamento da un senso di impunità che li incentiva a proseguire nella loro opera.
    Io personalmente credo che per chi subisce una truffa del genere e sopratutto quella di questo articolo, sia una ferita indelebile alla persona, alla stessa stregua di una pugnalata e dovrebbe essere considerato un reato di prima categoria!
    Posso solo dare la mia solidarietà all’infermiera che con tale spirito di civile solidarietà nei confronti dei suoi colleghi, ha subito questa truffa.

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