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Lockdown totale per Coronavirus, giovane coppia di Spotorno bloccata in India. I famigliari: “Aiutateci”

Samuela e Kevin, respinti dagli alberghi e sottoposti a rigidi controlli in un Paese che ha adottato regole estreme di quarantena

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Spotorno. Sono partiti per l’India lo scorso 2 marzo e, a scanso di equivoci, lo hanno fatto prendendo tutte le precauzioni, contattando italiani del luogo che gli hanno fornito le garanzie del caso, ma la tranquillità annunciata è durata poco e, svanita la “magia” della vacanza nel giro di una manciata di giorni, per una coppia savonese è iniziato un vero e proprio incubo. 

È la storia di Samuela e Kevin, trentenni di Spotorno, che in questo momento si trovano “prigionieri” nella stanza di una sorta di resort nello stato di Goa, quasi al confine con lo stato di Karnataka. Ma ci sono arrivati dopo vicissitudini incredibili, che mai avrebbero pensato di vivere alla partenza. 

Per fortuna, in questo periodo, non sono rimasti totalmente da soli, ma hanno trovato il conforto, l’amicizia e la compagnia di altre due coppie di italiani, una di Genova ed una di Ivrea. 

“Quando sono partiti, – hanno raccontato i genitori di Samuela ai microfoni di IVG.it, – non era ancora esplosa l’emergenza a livello globale e si sono informati bene prima di mettersi in viaggio. Mai avrebbero e avremmo pensato ad una tale evoluzione della situazione. Per fortuna hanno trovato alcuni compagni di viaggio ma anche per loro ci sono grossi problemi: la signora di Genova, ad esempio, ha problemi di salute, non legati al Coronavirus, ma che la obbligano a reperire farmaci salvavita, con tutte le difficoltà che si possono immaginare per reperirli in questo momento in India”. 

I due giovani spotornesi, infatti, si sono recati subito nella capitale Nuova Delhi e, almeno per quanto riguarda i primi giorni, hanno svolto una normale vacanza, con gite in città e visite nei musei. Avevano in programma anche una sorta di tour del Paese ma anche in India, come nel resto del Mondo, la situazione è precipitata in un attimo per via dell’emergenza Coronavirus. 

Ora, infatti, l’India è in totale lockdown, della durata di ben 21 giorni, iniziato nella notte tra il 24 e il 25 marzo. Anche a Goa, dove si trovano gli spotornesi, hanno chiuso tutto, dai ristoranti ai negozi, compresi anche quelli che vendono cibo. Inoltre c’è stato il blocco pressoché totale dei trasporti pubblici e le forze dell’ordine locali non vanno certo per il sottile nell’imporre il rispetto delle regole della quarantena: hanno fatto scalpore, in particolare, i video rilanciati da numerosi media, che hanno visto, non senza timore, anche i famigliari della giovane di Spotorno, e che immortalano poliziotti in giro per le strade armati di bastoni. 

“Spaventati dalla grande densità di persone nella capitale, con un conseguente maggiore rischio di eventuale contagio, – hanno proseguito i famigliari nel racconto, – sono saliti su un treno, che ha impiegato circa 40 ore per percorrere 800 chilometri costringendoli a dormire ben due notti a bordo prima di arrivare nell’apparentemente più tranquillo stato di Goa”. 

“Ma trattandosi di italiani, per loro è stato tutto difficile a cominciare dagli alberghi, alcuni dei quali li hanno letteralmente respinti mentre altri, prima di consentirgli l’accesso, hanno preteso che fossero controllati dalle forze dell’ordine locali”.

Hanno provato a rientrare anticipatamente in Italia, ma non ci sono riusciti. Avevano un volo prenotato con una compagnia indiana, che all’ultimo lo ha annullato. A quel punto hanno comprato un altro biglietto aereo, con la compagnia Alitalia, con scalo a Roma e arrivo poi a Malpensa, ma la compagnia gli ha annunciato anche l’annullamento di quel volo fissato il 3 aprile. Ora la situazione è difficile, per non dire impossibile, perché i pochissimi voli vengono presi d’assalto subito e i posti si esauriscono rapidamente. Inoltre hanno prezzi esorbitanti, a partire da mille euro a persona”.

Hanno trovato rifugio presso il resort Big Fish di fronte alla spiaggia di Palolem. Mentre per la coppia di Genova e quella di Ivrea non ci sono stati problemi e sono stati alloggiati all’interno, Samuela e Kevin sono stati fatti accomodare in un bungalow esterno alla struttura, con possibilità di accedere all’interno solo per consumare i pasti”. 

“Ma quella struttura ha chiuso e loro sono stati mandati via. In questo momento si trovano comunque vicini al mare, ma un po’ più nell’entroterra, vicino al confine con lo stato di Karnataka. Stanno tutto il giorno in stanza e gli servono i pasti direttamente in camera, ma solo pranzo e cena, non la colazione ad esempio che cercano di recuperare in qualche modo ma con tutte le difficoltà di un paese in quarantena e con regole durissime”. 

E fino a poche ore fa la situazione sembrava davvero disperata perché né dal Governo indiano né da altre autorità erano giunte rassicurazioni, che sono però arrivate nella mattinata odierna attraverso una chiamata ai due giovani da parte dell’Ambasciata Italiana in India. 

L’ambasciatore ha chiesto lo stato di salute dei giovani, se avessero o meno bisogno di medicine o altre beni di prima necessità e persino se avessero subito violenza da parte di qualcuno. Quindi, ha garantito il proprio interessamento e quello della Farnesina. Inoltre, come confermato dai famigliari, “anche due senatori, uno ligure ed uno lombardo, hanno preso a cuore la situazione e si stanno muovendo in prima persona per far sì che ci sia il lieto fine”. 

“Samuela è sempre solare. Si trova là, in quella situazione, eppure è lei a confortare noi, a dirci di stare tranquilli, che stanno bene e di non preoccuparci. Ma come possiamo fare? Facciamo appello a chiunque abbia potere per intervenire e farli rimpatriare. Per via della quarantena probabilmente non potremo abbracciarli, ma l’importante sarà sapere che sono tornati, sono a casa e stanno bene”, hanno concluso i genitori della giovane. 

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