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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

La vecchia donnaccia ingannatrice

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“La “ragione” nel linguaggio: oh, che vecchia donnaccia ingannatrice! Temo che non ci libereremo di Dio perché crediamo ancora nella grammatica…” scrive il mio caro amico F. W. Nietzsche in “Crepuscolo degli idoli” (La “ragione” nella filosofia; 5). Poco ci interessa, in questa sede, la prospettiva di natura meramente etico-confessionale, problema che riguarda chi osserva un pensiero tanto rivoluzionario solo a livello di conversazione adolescenziale sull’esistenza di Dio. Nemmeno ho intenzione di contestualizzare l’affermazione iniziale in un percorso squisitamente “religioso”, sarebbe ancora una volta limitativo. Inutile, poi, tentare di spiegare il concetto transvalutativo che ispira tutta l’opera di Nietzsche a chi ancora è convinto che il suo pensiero sia nichilista tanto da non saper riconoscere altro in questo aforisma… a questo punto mi sono messo nella condizione di affrontare la nostra riflessione non solo nell’ottica di un pensiero “altro” ma anche di un pensiero “alto”, ebbene, incamminiamoci sul filo teso sopra l’abisso nella speranza che ci assista il genio del grande filosofo e, al riguardo, tanto per complicare ulteriormente la nostra riflessione, suggerisco uno sguardo curioso ad un passo de “La volontà di potenza”: “Si è artista al prezzo di percepire come contenuto, come “la cosa stessa” quello che tutti i non-artisti chiamano “forma”. Con ciò ci si trova naturalmente in un mondo alla rovescia: perché oramai il contenuto diventa qualcosa di assolutamente formale, inclusa la nostra vita”.

Tempo fa stavo leggendo un lucidissimo saggio di Stefan Klein sulla bellezza dell’universo dal titolo “Il tutto e il niente”; nel capitolo settimo ho sottolineato la sua frase “A dire il vero, per la materia oscura non esistiamo nemmeno”. È l’affermazione di un fisico e, nell’ottica più comune, la scienza, nello specifico la fisica, è la conoscenza esatta, non come la filosofia dove ognuno può legittimamente esprimere opinioni… luogo comune non esclusivo dei non addetti ai lavori, purtroppo! Insomma, quello che da sempre definiamo come realtà è oramai solo quantificata dalla scienza come il 15% del tutto, il resto è ciò che ci consente di esistere, è ciò che funge da collante dell’universo, è ciò di cui non abbiamo alcuna percezione, la materia oscura, appunto. Il passaggio successivo è rendere disponibile il nostro pensiero ad un punto di vista diverso da quello convenzionale cercando di osservare la realtà con lo sguardo profondo degli astrofisici contemporanei. Per essere più chiari: è oramai conoscenza diffusa la descrizione dello spazio einsteniano diversa da quella più esperibile nel quotidiano di tradizione euclidea, ma ciò che facciamo è prendere lo spazio piatto di Euclide, quello rassicurante del quotidiano, quello dove la distanza più breve tra due punti è una linea retta, e curvarlo per adattarlo a quello descritto da Einstein: ma non funziona così, se vogliamo davvero comprendere il pensiero del fisico di Ulma dobbiamo completamente modificare la nostra prospettiva… liberarci di Euclide.

Ed eccoci alla formidabile affermazione di Nietzsche: quando parla di Dio non si riferisce all’anziano dalla barba bianca che al principio del tempo ha impastato del fango per poi alitarci sopra, non si riferisce al terribile giustiziere di Sodoma e Gomorra, nemmeno al padre spirituale del Crocifisso ed ancor meno a chi è stato utilizzato come fondamento etico per crociate, santa inquisizione e censure contemporanee. Il Dio nietzscheano è l’urgenza di imprigionare il Kaos in una prospettiva ordinata, “uominizzata” e controllabile da pensieri semplici. La nostra mente è prigioniera di ciò che ritiene essere pensabile, quando prende coscienza dell’immenso che travalica lo schema riduttivo della ragione convenzionale, ecco che si sente inghiottire dall’abisso ed allora non resta che fuggire, oppure negare l’abisso rendendolo formalizzabile… quella vecchia donnaccia della forma che, imprigionando il contenuto, lo rende rappresentabile impedendoci, da lì in avanti, di poterlo osservare. Ecco cos’è la grammatica, uno strumento formale per consentirci di osservare l’abisso senza vederlo, l’istituzionalizzazione della filosofia dello struzzo: non vedo l’abisso poiché lo rendo superficie e quindi l’abisso non esiste. Ovvio che, secondo questo approccio, ciò che esiste è solo la superficie, ciò che non infastidisce le anime semplici, mai dare scandalo alle menti piccole, si rischia di venir confinati ai margini del mondo dell’inganno, quello abitato dagli uomini.

…e pensare che qualcuno ancora sostiene la tesi che la filosofia nietzscheana sia una filosofia del nulla, una carnefice dei valori… ma se i valori sono il volto della superficialità, sono l’espressione del più o meno consapevole inganno collettivo, sono la logica dell’opportunismo spacciato per arguzia, sono il vuoto valoriale travestito da convenzionalità e conformismo comportamentale, sono la delega della responsabilità con l’avallo del “così fan tutti”, sono “Hai avvertito l’assurdo ed il vuoto del sistema intorno a te? Hai scoperto matrix nel tuo quotidiano?… stai sereno (citazione non so quanto involontaria), parliamone!”. Certo, parliamone, ma con parole “altre”, non con quelle utili ad imprigionare ingannevolmente la realtà, non quelle che funzionano ma solo per impedirci di rovesciare le bancarelle fuori dal tempio, non quelle che costruiscono un “velo di Maya” per paura di osservare l’abisso: proviamo ad inventare parole nuove, che sappiano scardinare la prigione della grammatica, che diano voce alla meravigliosa infinita incontrollabile realtà che abita specularmente l’abisso in noi e l’abisso fuori di noi. Non bisogna avere paura del nulla se il nulla si scopre essere ben altro da quello che la parola vigliacca pretende di descrivere.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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