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La scuola ai tempi del Coronavirus tra Whatsapp e videolezioni: il racconto di una professoressa savonese

"Gli alunni lavorano tantissimo. Qualcuno però preferisce defilarsi"

Savona. Vivere la scuola in tempi di emergenza coronavirus – come ci raccontano diverse testimonianze – non è facile, sia dal punto di vista di un maturando e di uno studente universitario, ma anche di un insegnante.

“Essere insegnanti in questo momento è sicuramente difficile per vari motivi. Da una parte vi è il senso di responsabilità nei confronti degli alunni che in qualche modo devono essere ‘accompagnati’, guidati nello studio e rassicurati. Fare lezione, inviare materiali e correggere elaborati da una parte è positivo per i docenti, perché ci si illude di essere ‘al lavoro’, dall’altra è triste, perché il nostro lavoro si basa sulla relazione umana, (sulla battuta, sul sorriso, anche sull’arrabbiatura), per cui lavorare a distanza è comunque troppo diverso e in un certo senso ‘triste’. Per questo le comunicazioni sui gruppi Whatsapp sono ricercate sia dagli alunni sia dai docenti. Un emoticon, un augurio, un brano musicale o letterario possono essere un modo per stare insieme. Ne abbiamo bisogno tutti…”.

Così ha voluto raccontarci la propria esperienza Chiara (nome di fantasia), un insegnante dell’istituto artistico di Savona, alle prese con la didattica a distanza, metodo non ancora collaudato a livello nazionale, ma necessario in questo periodo di emergenza coronavirus: “Al momento gli insegnanti sono iperattivi: canali Whatsapp, audiolezioni, video, piattaforme, mail, chi più ne ha più ne metta. Per esempio i ragazzi svolgono gli elaborati e li inviano ai docenti via mail, da parte loro gli insegnanti correggono in modo più analitico possibile e inviano il file di correzione (il più dettagliato possibile) agli alunni. Per chi non ha mail, va bene Whatsapp” spiega la professoressa savonese.

In tutto questo, tuttavia, i docenti sono obbligati a servirsi della didattica a distanza per “proseguire” le lezioni? “Da parte del ministero c’è la raccomandazione a garantire la continuità educativa in tutti i modi possibili – ci spiega Chiara – Non è obbligatoria la video lezione, però il docente non deve limitarsi a affidare compiti e lezioni. Tutte le proposte, compresi compiti e lezioni, vanno spiegati con l’uso di file cartacei, audio video, ecc. La scelta del mezzo è a discrezione dell’insegnante. Il ministero ha chiesto di fare attenzione a non sovraccaricare gli alunni e la rete con i video per ovvie ragioni. Ci siamo attivati subito, ancor prima del ministero. C’è stato da parte di molti docenti una corsa a fare qualcosa. Adesso si cerca di razionalizzare i tempi e la mole di lavoro”.

Come ci racconta la professoressa: “Gli alunni lavorano tantissimo. Qualcuno però preferisce defilarsi e non risponde ai vari appelli, via registro, telefonici gruppo social. Alcuni hanno difficoltà a connettersi perché magari abitano in una zona poco servita dalla rete”.

Per concludere, Chiara ci tiene a dire che “in ottica futura bisognerà attrezzarci in modo più sistematico a questo tipo di didattica. Occorrono corsi di aggiornamento, aule virtuali pronte, agili ed efficienti per tutti. Dev’esserci una rete capace di supportare tutti in caso di emergenza. Fra gli strumenti da dare agli alunni occorre prevedere il tablet”.

 

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