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La Sampdoria piange la scomparsa di Filippo Mantovani

Lo speciale del ct Vaniglia

Un grave lutto ha colpito il mondo blucerchiato. È mancato infatti nella sua casa di Sestri Levante il suo ex dirigente Filippo Mantovani, 54 anni appena compiuti, figlio di Paolo e fratello di Francesca, Enrico e Ludovica. Gli è stato fatale un attacco cardiaco; a dicembre gli era stato impiantato un pacemaker.

Dopo molti anni trascorsi all’estero, dalla scorsa primavera viveva nella località del Tigullio, dove gestiva un ristorante in via XXV Aprile. Filippo era il più schivo dei quattro figli di Paolo Mantovani (l’indimenticabile presidente dello scudetto della Sampdoria). Un timido, capace di slanci improvvisi se il cuore gli diceva che si poteva fidare. Molto genovese, dopotutto, nella ritrosia innata ad apparire.

Decisamente diverso dai fratelli; dalla comunicativa Francesca, la primogenita e “cocca” del papà; dalla più piccola del nido, Ludovica, estroversa e cordiale con tutti; era diverso Filippo persino dal fratello Enrico, riservato ma mai scontroso. Un ragazzo semplice, probabilmente fragile. Era fatto così: semplice e diretto, genuino e spontaneo.

Dopo che la famiglia aveva ceduto la Sampdoria ai Garrone, Filippo si era allontanato dall’Italia, aveva raggiunto la sorella Ludovica a Barcellona, dove la più giovane dei Mantovani aveva inaugurato una start up nel mondo della vela. Aveva continuato ad occuparsi di calcio come agente, in contatto con i mercati dell’Argentina e del Brasile. Aveva scoperto il gioco del paddle, un simil tennis che ora ha preso piede anche in Italia. Filippo lo aveva previsto. Era rientrato in Italia circa un anno e mezzo fa e aveva aperto un bar ristorante nel centro di Sestri Levante. Si preparava a riaprirlo dopo la serrata invernale, in attesa ovviamente della fine del lockdown. Ora Filippo dopo la cremazione Filippo riposerà accanto a papà, nel cimitero di Bogliasco.

Appassionatissimo di calcio e della sua Sampdoria, Filippo aveva affiancato il fratello Enrico quando costui era subentrato alla guida della Sampdoria al padre, scomparso nell’ottobre 1993, a 63 anni di età. Papà Paolo aveva chiesto ai quattro figli di giurare che dopo la sua morte si sarebbero disfatti della società ma Enrico, unico fra i quattro figli del grande presidente, si era rifiutato di farlo. Difatti ne raccolse l’eredità.

Filippo era diventato suo consulente per le questioni sportive. Aveva fiuto, coglieva il talento ancora in boccio e ci puntava, sicuro di non sbagliare. Accadde con due futuri campioni, transitati come meteore nella Sampdoria, per approdare a lidi più ambiziosi: Juan Sebastian Veron e Clarence Seedorf. Semisconosciuti in Italia, sbarcarono a Genova nell’estate del 1996. Dopo aver seguito la società con passione con l’acuirsi della contestazione dopo la caduta in B del 1999 e il successivo passaggio del club alla famiglia Garrone-Mondini, Filippo si era poi defilato per come già riportato trasferirsi a Barcellona, dove aveva continuato a seguire il calcio per pura passione.

Quindi, il ritorno in Italia e la prematura scomparsa.”Era l’unico della famiglia che sapeva giocare a pallone, seguiva il calcio ovunque, era appassionatissimo. Non mi sento di aggiungere altro, se non che ho perso mio fratello” ha detto Enrico Mantovani, subito raggiunto dalle chiamate di affetto e di vicinanza di tutti i protagonisti di quella Sampdoria, da Vialli a Mancini a Lombardo a Pagliuca e tutti gli altri.

Ci uniamo ai tanti sportivi, partecipando sentitamente al dolore della famiglia Mantovani, a cui porgiamo le più sentite e affettuose condoglianze. Nell’ambiente Samp ha lasciato un grande vuoto.

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