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I Magazine di IVG.it - Nera-Mente

Donne che uccidono le donne: l’omicidio di Nadia Roccia

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice, appassionata di criminologia

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Questa è una storia tutta italiana di crudeltà e violenza efferata, svoltasi ventidue anni fa, a cui, ancora adesso, si fatica a dare una spiegazione.
Siamo nel 1998.Ci troviamo a Castelluccio dei Sauri, in provincia di Foggia.
Qui vivono tre amiche di vecchia data. Nadia Roccia, Anna Maria Botticelli e Filomena Sica. Frequentano tutte e tre il liceo, in scuole diverse, ma si vedono spesso fuori, anche per studiare insieme. Tra Anna Maria e Filomena (soprannominata Mariena), tuttavia, intercorre un rapporto particolarmente morboso. La prima, di bell’aspetto, seducente e sicura di sé, esercita una forte attrazione sull’altra. Inoltre sostiene di essere in contatto con suo padre, venuto a mancare quando quest’ultima aveva solamente otto mesi. Sicuramente un’ottima strategia di manipolazione per esercitare ancora più controllo sulla mente dell’amica.

Mano a mano che il rapporto tra le due si consolida, cresce anche la voglia di “liberarsi” della terza amica, Nadia, ormai vista come un terzo incomodo rispetto a quello che probabilmente era un sentimento omosessuale latente.
Un ulteriore pretesto le due lo trovano in una promessa non mantenuta della Roccia. Le tre, infatti, progettano di trasferirsi negli Stati Uniti alla fine del liceo. Se, inizialmente, Nadia si è mostrata concorde, garantendo di poter ottenere un appoggio da uno zio, in seguito ritratta: lei non sarebbe partita. Sembra che, addirittura, la Roccia canzoni le due amiche per la loro idea di farlo. Questo ovviamente non fa che aumentare la rabbia feroce che sta maturando nella coppia di amiche che, alcuni giorni prima del delitto, cercano di somministrare a Nadia una coca-cola mischiata con del veleno per topi, da lei però rifiutata.
Un sabato pomeriggio, con la scusa di studiare insieme, le due ragazze invitano Nadia nel garage della Botticelli, dove è stato allestito uno studio. In seguito ad un segnale precedentemente concordato, Anna Maria spegne la luce e Maria Filomena, da dietro le spalle di Nadia, le stringe il collo con una sciarpa. La ragazza, divincolandosi, riesce a fuggire, ma viene prontamente raggiunta da Anna Maria che la riempie di calci e pugni, la getta per terra e, insieme alla complice, ricomincia a stringere la sciarpa per alcuni minuti, fino a toglierle la vita.

Successivamente, le due diaboliche amiche inscenano un suicidio: lasciano un biglietto scritto a macchina, precedentemente fatto firmare da Nadia con una scusa, in cui la ragazza confessa di essere omosessuale, segretamente innamorata di Anna Maria, giustificando così il suo triste gesto. Dichiarazione del tutto infondata che le due amiche hanno messo in circolo come voce già da alcuni mesi. Le due assassine sostituiscono la sciarpa con una corda, chiudono la porta a chiave e vanno a chiamare la madre della vittima, asserendo che la ragazza si fosse sentita male in loro assenza.
Arrivati gli inquirenti sul posto, pare evidente che Nadia si sia tolta la vita.

A seguito delle indagini, però, cominciano a venire a galla parecchie anomalie, come la mancanza di appigli per quella corda che viene ritrovata al collo della povera Nadia. Inoltre, la lettera lasciata dalla ragazza suona abbastanza strana: qui dichiara di voler lasciare i suoi soldi alle sue amiche, di modo che possano finalmente fare quel tanto sognato viaggio in America. Giustifica che la lettera sia scritta a macchina per via della sua “pessima grafia”; inoltre, la stessa è scritta con toni piuttosto leggeri in cui non trapelano disperazione o angoscia, considerando che si sta parlando di un suicidio.
Maria Filomena e Anna Maria vengono subito fermate, interrogate e, dopo un po’ di reticenza iniziale, messe alle strette, confessano.
Quello che colpisce gli inquirenti è la mancanza totale di emozioni e la tranquillità che le due dimostrano in tutto il contesto.
Il movente a cui tutti credono da subito è quello dettato dalla gelosia: le tre sono ragazze diciottenni, avvenenti, con un rendimento scolastico molto alto.
In realtà, sotto a questo atroce gesto, pare che ci sia ben altro.

A casa delle due assassine viene, infatti, ritrovata una grande quantità di oggetti esoterici, e in alcune intercettazioni si sentono le due ragazze parlare di Satana. Un’altra storia che ne viene fuori è quanto di più surreale ci si possa aspettare: Anna Maria sostiene di aver visto in sogno il padre di Maria Filomena, che le avrebbe esortate ad uccidere Nadia.
Una perizia psichiatrica valuterà le due pienamente capaci di intendere e di volere. Verranno condannate all’ergastolo in primo grado, successivamente la pena verrà ridotta a ventun anni grazie al patteggiamento. Nel 2013 saranno entrambe scarcerate, per buona condotta di Mariena e per l’aggravarsi della Sclerosi Multipla di cui aveva sempre sofferto la Botticelli: oggi vivono, con una nuova identità, in Toscana ed in Veneto.

Sono passati ventidue anni ed il reale movente che spinse le due ragazze a compiere questo atroce gesto non è mai venuto a galla.
Questa storia, come del resto molte altre, ci insegna però una cosa: non solo gli uomini, di cui tanto ci parla la cronaca nera, ma anche le donne, sanno essere molto cattive.

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice, studentessa ed aspirante criminologa: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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